La Befana esiste e passa anche d’estate
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Ma non mancano apparizioni di Babbo Natale. Lo strano fenomeno delle apparizioni della simpatica vecchietta a cavallo di una scopa – confermato anche da Obama – riguarda solo poche situazioni e pare legato a una data di nascita.

La data, ovviamente, è il 6 gennaio, festa dell’Epifania. In quel giorno la Befana lascia qualcosa in una calza, poca roba, perché il grosso è già arrivato da Santa Lucia, da Babbo Natale o da Gesù Bambino.
Qualche caramella, un pugno di cri-cri. Ai discoli il carbone (con il beneficio del dubbio: vero – ora si trova solo nelle centrali termoelettriche – o finto, e quindi dolce e sgranocchiabile?).

E tutti a cercare nei cassetti le calze più lunghe e più grandi da appendere o da mettere in fondo al letto, per indurre la Befana a riempirla un po’ di più.
D’estate, la Befana riappare e lascia qualcosa a chi è nato il giorno della sua festa. Questo è proprio il nostro caso, fondati il 6 gennaio del 1982, giorno festivo che ci permise di riunirci (il deposito di atto costitutivo e statuto avvenne l’8, alla riapertura degli uffici).
La data segnò il nostro destino, accompagnato da altri segnali: per un po’ fummo ospitati in via della Misericordia, per un certo periodo la nostra buca delle lettere fu in strada della Magra (nostro slogan di allora: “Aiutateci con le vostre donazioni a farla più grassa”).
Approdammo poi in via San Francesco d’Assisi: il Poverello!
Insomma, non abbiamo mai nuotato nell’oro. E successivi cambi di indirizzo non hanno modificato la situazione.
Ora aspettiamo di sapere (il bonifico arriva in estate) cosa ci lascerà la Befana nella calza del cinque per mille, che è la ragione del suo passaggio estivo. Quest’anno avremo il frutto delle scelte dello scorso anno, nel 2022 il risultato della campagna di quest’anno. Se scriverete il nostro codice fiscale (02793420015) nell’apposito spazio della destinazione del cinque per mille alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), l’anno prossimo la calza sarà un po’ più ricca.
Curiosità: come funziona e quanto dà il 5 per mille. E noi? Proviamo ad aggiungere uno zero
Intanto, una prima avvertenza: scegliere di destinare il 5×1000 non costa nulla, non aumenta l’importo dovuto. Serve solo a ripartire il fondo che lo Stato stabilisce ogni anno: il cinque per mille è la quota massima sull’IRPEF incassato, in realtà si tratta di 510 milioni per l’anno 2020, di 20 milioni per l’anno 2021 e di 525 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2022, ripartiti tra centinaia di migliaia di beneficiari.
Per un pugno di enti e organizzazioni è un generoso Babbo Natale fuori stagione.
Record assoluto delle scelte (ultimi dati disponibili: 2019) la fondazione AIRC (ricerca sul cancro): 66.605.378,93 euro. Lascia indietro di oltre 55 milioni di euro il secondo classificato, la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro (11.366.402,60 euro). Vi sono paradossalmente anche centinaia di onlus a zero (non le ha scelte nemmeno il presidente) e altre centinaia con una o due scelte (qui almeno il/la presidente e sua moglie/marito hanno fatto il loro dovere).
E noi? Beh, nel rispetto della nostra storia e della sobrietà dei doni della Befana, abbiamo percepito 955,23 euro. Proviamo ad aggiungere uno zero.
Scrivete 02793420015 nella sezione “SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF” della dichiarazione dei redditi.
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