Il primo luglio l’Ansa ha pubblicato la notizia del pranzo a base di carne d’orso della Lega Nord per la festa estiva del partito. Oggi ne viene data smentita. Purtroppo non possiamo attribuirne il merito a un tempestivo rinsavimento degli organizzatori della manifestazione. La “brillante” idea di importare la carne d’orso dalla Slovenia, Paese dell’Unione Europea in cui la caccia è ammessa per ragioni di sovraffollamento, è “tristemente” fallita a causa dell’assenza delle opportune certificazioni che interessano le carni d’importazione.
In questo modo si spegne la provocazione leghista lanciata dal deputato del Carroccio Maurizio Fugatti, segretario della Lega Nord Trentino, il quale, in risposta al progetto Life Ursus che prevede un ripopolamento dei plantigradi nelle montagne trentine, ha affermato «gli orsi noi preferiamo consumarli in questo modo». L’onorevole ha poi continuato aggiungendo che “i cittadini hanno tutto il diritto di riconquistare il loro territorio e di girare liberi senza mettere a rischio la propria incolumità”. Secondo la Lega, infatti, la popolazione trentina sarebbe stanca delle continue scorribande di questi animali e quindi totalmente contraria ad una loro reintroduzione nel territorio italiano grazie agli esemplari provenienti dalla Slovenia. Meglio importarli già pronti per l’uso.
Peccato che questo comportamento non sia in linea, oltre che con le normative vigenti, anche con lo spirito che deve animare i Paesi membri dell’Unione Europea alla tutela e salvaguardia delle specie, come l’orso bruno, a rischio di estinzione. Se il monito al rispetto di questi animali, che prima dei trentini popolavano l’Adamello, non parte dai rappresentanti delle istituzioni, da chi allora? Se il malcontento, talvolta comprensibile, non viene placato ma addirittura fomentato, a cosa si andrà incontro?
La confisca da parte dei Nas delle carni importate, non ha reso di certo possibile ai leghisti gustarsi la grigliata d’orso, ma ha fatto sì che la manifestazione non perdesse di buon gusto. Non solo per non aver banchettato con un animale per la cui sopravvivenza in Italia si lotta da anni, ma per averlo sostituito con squisitezze come polenta, tosella e salsicce, piatti tipici locali, che rimandano a un concetto più ampio condiviso da tutti e tra i capisaldi del programma politico leghista, la conservazione e la tutela del patrimonio locale, peccato abbiano deciso che l’orso non ne faccia parte.
04/07/2011
Maria Luisa Angiero
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