Verso una cittadinanza planetaria: progettualità interculturale, agenda 2030 e sfide nella crisi di Gaza

La progettualità interculturale, in sintonia con l’Agenda 2030 dell’ONU, promuove la cittadinanza planetaria attraverso l’educazione e l’apertura mentale. Tuttavia, nell’attuale genocidio a Gaza, il rifiuto delle risoluzioni dell’ONU e l’assenza di dialogo interculturale evidenziano la prevalenza di valori disvalori fascisti veicolati da globalizzazione e neoliberismo, compromettendo la coesistenza pacifica e generando migrazioni respinte dalla fortezza Europa. L’educazione alla pace interculturale e il pensiero inter-trans-culturale emergono come antidoti necessari per affrontare l’uniformità, l’odio per la differenza e la violenza strutturale

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Nomadi e sedentari, un viaggio affascinante attraverso i millenni

Nomadi. I popoli in cammino che hanno plasmato le nostre civiltà
Anthony Sattin
Antropologia e preistoria
Neri Pozza Vicenza
2023 (orig. 2022)
Pag. 425 euro 28

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La storia del grano, dalla nascita all’epoca della globalizzazione

Frammenti di storia delle civiltà del grano e del pane nel Mediterraneo e altri saggi sul cibo all’epoca della globalizzazione

Gianfranco Nappi
Prefazione di Piero Bevilacqua
Storia
Infiniti Mondi Napoli 
2023
Pag. 159 euro 15

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Un’urgenza: la scienza unificata. Gli effetti sociali dell’Antropocene richiedono un sapere unitario

La comunità umana è non soltanto una “comunità di destino”, ma soprattutto una “comunità di pericolo”. La società moderna vive una crisi complessa e l’Anrropocne è anche un Thanatocene. Sul volume di Edgar Morin Risvegliamoci!.

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La globalizzazione oggi

Un fenomeno contradittorio, che “divide mentre unisce” (Bauman), non ha reso il mondo più pacifico. Il risultato della globalizzazione è ad alto potenziale polemogeno, perché i fattori dominanti delle relazioni internazionali sono economici, radicati in alcuni grandi complessi statali.

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Alla ricerca dell’ordine mondiale. Alcune riletture

La guerra è un complesso di azioni criminali, in cui l’essere umano è ridotto a mezzo, come esito, anche nella via civile, di una economia orientata al profitto. Dunque, lo sviluppo dei rapporti economici e commerciali non porta la pace e, infatti, tra XVI e XXI secolo è aumentato il militarismo. Il quadro sempre più instabile minaccia anche la biosfera. Occorrerebbe un’autorità mondiale capace di conciliare gli interessi di tutti, controllata, “dal basso”, da cittadini formati alle competenze necessarie per giudicare l’operato delle classi politiche: competenze umanistiche e competenze scientifiche.

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Edgar Morin: sapere e formazione

Le possibilità di intervento sul cambiamento climatico dipendono da un sapere effettivamente unitario che integri scienze naturali e scienze umane, ma i nostri attuali sistemi di formazione – la scuola, l’università – non rispettano il carattere sistemico del nostro essere-nel-mondo. Edgar Morin, figura di statura mondiale, ha sistematizzato incisivamente questa esigenza in un saggio tuttora attuale, in cui invoca un sapere che permetta di vedere “le interazioni, le retroazioni e le interferenze”.

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Economia di pace o economia di guerra?

Scenari post-conflitto: l’aggressione russa all’Ucraina e la compatta reazione dell’Unione europea e degli Usa può prefigurare l’inizio di una nuova guerra fredda tra due blocchi: quello euro-statunitense e uno russo-cinese. A danno dell’ambiente e dei paesi del sud del mondo. Salvo che una “economia di guerra” diventi il primo passo verso una riforma delle istituzioni di Welfare in Europa (direttamente interessata dai flussi migratori). Talora, soltanto le situazioni di eccezione o emergenziali fanno riscoprire la solidarietà sociale che gli orientamenti meramente produttivistici concorrono a mettere in ombra.

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Nel vortice

Un excursus tra testi che ci aiutano a capire la crisi attuale e le tre globalizzazioni: aprire gli occhi e di guardare: la globalizzazione della devastazione ambientale, la globalizzazione della pandemia, la globalizzazione della precarietà. Una razionalità sostenibile sarà in grado di arrestare il vortice in cui il mondo tardo-moderno è venuto a trovarsi, dallo “stato di minorità di cui egli stesso è colpevole”, per citare il Kant del 1784?

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Non eravamo preparati…

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Non avremmo mai pensato che dal quel fine settimana pauroso di fine febbraio dell’anno “bisesto” iniziasse un’apocalisse globale, un’apocalisse individuale e un’apocalisse universale. Previsioni e allarmi tempestivi sono stati ignorati e la pandemia ha colto governi e opinione pubblica impreparata. Considerazioni su reale e virtuale nell’era della globalizzazione. Come cambierà la nostra modalità della socializzazione?

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Corona virus: una piccola luce nel buio

Un piccolo essere si è mosso sulle gambe degli uomini ed è arrivato da noi, portando malattia e, in qualche caso, morte. Ma c’è anche una piccola luce di fronte agli sconfinati orizzonti del sapere possibili.

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Parliamo di democrazia: non ci può essere se la disuguaglianza cresce

Democrazia sotto esame, con l’aiuto di pensatori di oggi e del passato. Nel mondo globalizzato non si globalizzano i diritti, lo spirito critico declina e l’aumento delle disuguaglianze vanifica la possibilità di una vera democrazia. La democrazia moderna va ripensata ed è compito della scuola creare il cittadino democratico.

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Periplo. Merci e natura attraverso gli oceani, oggi come duemila anni fa

Il racconto di un anonimo mercante greco-egiziano di duemila anni fa, che commerciava, avanti e indietro, fra Egitto, Somalia, Arabia e India, disegna una mappa di porti, di rotte, di rapporti economici e di risorse preziose valida ancor oggi (magari le merci sono cambiate, ma il meccanismo dei rapporti è sempre uguale) e ci insegna a essere curiosi (proprio come i mercanti antichi e medievali) dei popoli e paesi e delle lingue e culture di chi oggi ci vende camicette, carbone e computer – e adesso anche aglio! -, come dei tanti cittadini stranieri che sono intorno a noi, figli delle terre bagnate dagli oceani e attraversate dai deserti d’Africa e Asia, dai quali avremmo tanto da imparare.

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Ma questo “sovranismo” esattamente cos’è? Il concetto di sovranità tra Stato e Governo

“Quanto riesce lo Stato a essere strumento dei bisogni della società?” E “Quanto corrisponde alla società reale la società virtuale mediata da Internet?”. Queste le domande da porsi per capire il concetto di sovranità (“fare le leggi che avranno vigore per tutti i cittadini di un determinato territorio”), che non è sinonimo di “sovranismo” (“riaffermare la sovranità nel tempo della globalizzazione avanzante”). Lo Stato non è nient’altro che il complesso di strumenti giuridici di regolazione della società attraverso l’azione dei governi. E la società siamo noi.

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