Le fiumane di giovani e l’educazione ambientale

La crescente adesione mondiale alle manifestazioni per il clima, la partecipazione in aumento degli adulti accanto ai giovani, la nascita di nuovi movimenti che si intrecciano con FFF, una attenzione meno episodica e rituale da parte dei mass media fanno sperare che questa volta non ci sia il riflusso e che le cose comincino a cambiare davvero. Merito anche di mezzo secolo di educazione ambientale, di impegno di tanti scienziati e di battaglie ambientaliste. I figli e nipoti cui volgiamo garantire un futuro sono anche figli e nipoti del generoso impegno di chi ha lavorato e lavora per cambiare tutto un paradigma.
(Nelle foto, inviate da membri della Rete WEEC Italia, momenti delle manifestazioni italiane)

Cagliari. Un momento della manifestazione del 27 settembre 2019. Foto Rete WEEC Italia

Le immagini da tutta Italia e dal mondo, cominciate a fluire lo scorso 20 settembre e culminate con il grandioso successo planetario della giornata mondiale del 27, le abbiamo tutti in mente e nel cuore. Per l’Italia, un segnale che qualcosa forse sta cambiando è l’arrivo dei temi sollevati da Fridays for future anche nei talk show e nei programmi di inchiesta, finora blindate ridotte dei soliti blabla, in cui un economista ecologico o un sociologo dell’ambiente non arrivava nemmeno per sbaglio. I TG e i giornali un po’ li avevano già conquistati, anche se alcuni quotidiani continuano, con pessimo gioco di parole, a chiamare “gretini” la bella gioventù di FFF e un po’ di imbecilli “Napalm51” a prendersela con Greta Thunberg sui social.

Alessandria. Un momento della manifestazione del 27 settembre 2019. Foto Rete WEEC Italia

Confermare l’impressione, e la speranza, che questa volta non ci sia il riflusso cui sono condannati i movimenti e che le cose comincino a cambiare davvero, oltre alla crescente adesione mondiale alle manifestazioni per il clima, c’è la partecipazione in aumento degli adulti accanto ai giovani, la nascita di nuovi movimenti che si intrecciano con FFF, le evidenti difficoltà dei governanti, costretti (non tutti) ad annunciare misure un po’ più corpose per la decarbonizzazione e per la protezione dell’ambiente.

Un tributo a coloro grazie ai quali siamo arrivati fin qui

Modena. Un momento della manifestazione del 27 settembre 2019. Foto Rete WEEC Italia

Di tutto questo possiamo andare orgogliosi noi educatori ambientali.
Da un lato organizzazioni ambientaliste hanno ben seminato con campagne e azioni dimostrative. Il WWF nasce nel 1961, dieci anni dopo dal porto di Vancouver inizia la sua navigazione per il mondo Greenpeace.
Altri seguiranno. Dall’altro, l’educazione ambientale, di cui si parlava già da qualche anno, trova legittimazione istituzionale nella Dichiarazione della Conferenza di Stoccolma (1972) e formalizzazione nella conferenza di Tbilisi (1977).
Le organizzazioni ambientaliste sono state in genere attive e protagoniste anche nell’educazione ambientale e ad esse si sono aggiunti insegnanti senza tessera, parchi naturali, amministrazioni locali, cooperative, chiese e molti docenti universitari che con l’insegnamento e la ricerca hanno formato generazioni di educatori e fatto progredire l’educazione ambientale sul piano metodologico e delle sue basi pedagogiche, culturali e etiche.
Entrambi, organizzazioni e educatori, hanno potuto attingere agli studi di scienziati impegnati, attivi in molte discipline, dalla fisica dell’atmosfera alla biologia alla sociologia all’economia alla chimica ecc.. Come dimenticare il contributo di un Enzo Tiezzi o di un Giorgio Nebbia? E il geniale Aurelio Peccei e la sua capacità di smontare il mito della crescita illimitata in un pianeta finito?

L’educazione ambientale al tempo di Greta

Ora molti parlano di ambiente e di sostenibilità, chi per davvero, chi per “greenwashing”. Molti, non tutti. Il negazionismo rimane diffuso più di quanto non si creda, alimentato dalle lobby, incoraggiato dalle spallucce di un Trump e dalle fanfaronate di un Bolsonaro, sostenuto da una ignoranza che la conversione di parte dei mass media (e un auspicato profondo rimaneggiamento di programmi scolastici e libri di testo) non potrà sanare prima di lunghi anni (specie in una Italia dove analfabetismo di ritorno e analfabetismo funzionale predominano).
Se molti scendono in strada, molti restano alla finestra nonostante il ritmato “Scendi giù scendi giù / Manifesta pure tu” dei cortei; molti neppure si affacciano.
Insieme agli appelli delle massime autorità mondiali, alle prime inversioni di marcia delle politiche e alle masse di chi manifesta contro il riscaldamento globale, per la giustizia climatica, sociale e ambientale, crescono ancora (a causa dei diabolici meccanismi del modello economico dominante) le emissioni di gas serra, la plastica, i consumi di carne, gli stili di vita usa-e-getta, la produzione di vestiti destinati a vita breve e a diventare rifiuti, dopo aver inquinato prima in tutto il loro ciclo di vita, le disuguaglianze economiche, le ingiustizie sociali.
Resteranno anche in futuro resistenze psicologiche, bassi interessi di bottega, egoismi di specie, divisioni, gabbie ideologiche, paure, odi, pregiudizi, tutti ostacoli a sentirsi inquilini precari e temporanei di Madre Terra e parte di una unica planetaria “comunità di destino”.
L’educazione ambientale, insomma, da un lato rivendica con soddisfazione il frutto di decenni di sensibilizzazione, per cambiare coscienze, dare consapevolezza, cambiare atteggiamenti e quindi comportamenti, diffondere conoscenza e soprattutto costruire competenze di cittadinanza attiva e responsabile e per il cambiamento.

Missione 2049

Torino. Un momento della manifestazione del 27 settembre 2019. Foto Rete WEEC Italia

Dall’altro, non può limitarsi a vedere, soddisfatta, sfilare milioni di giovani. Il suo compito non è finito qui, per certi versi comincia qui una nuova fase, un compito difficile da assolvere, una missione che abbiamo chiamato “Missione 2049”.
Sia perché la strada da fare è ancora lunga e tortuosa, sia perché la realtà intorno a noi cambia esponenzialmente ogni giorno. E l’educazione ambientale è proprio questo: una educazione “tout court”, a capire la complessità del mondo come modificato dall’azione umana, un mondo un po’ diverso ogni mattina, e a dare a tutti gli esseri umani ragioni di fratellanza/sorellanza tra loro e il pianeta e gli strumenti per stare diritti e non farsi trascinare come comparse dal fiume fangoso della storia.

Parliamone ;-)