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L’empatia artificiale quale surrogato pericoloso di quella reale

| Clemente Porreca

Tempo di lettura: 3 minuti

L’empatia artificiale quale surrogato pericoloso di quella reale
L’attrazione verso gli AI companions sta crescendo. Al di là della promessa di compagnia, ci sono però rischi potenzialmente importanti, tra cui la gestione dell’ansia, unita all’assenza di regole. Analizzare il problema aiuta a comprendere e a razionalizzare i bisogni umani che queste tecnologie tentano di affrontare.

Nathanael, il protagonista di L’uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann, si innamora perdutamente di Olimpia, una bambola meccanica, scambiandola per una donna reale, abbandonando così la sua fidanzata Clara, questa invece concretissima. Il sentimento che prova Nathanael non scaturisce da un vero incontro ma da una proiezione: Olimpia non parla davvero, non pensa, non sceglie, si limita a rispondere con gesti e parole lapidarie, adattive. L’illusione svanisce miseramente quando Olimpia viene smontata, rivelando in questo modo la sua reale natura, con conseguente cedimento psicologico di Nathanael. Questo perché a crollare non è solo l’inganno esterno ma la sua capacità di distinguere il reale dall’immaginario.

Scritto nel 1815 anticipa di quasi un secolo tematiche proprie della psicoanalisi di Freud che proprio ispirandosi a questo racconto elaborerà i concetti di doppio e di perturbante (unheimlich), dove l’ambiguità tra ciò che è vivo e quasi vivo, ciò che è meccanico e quasi umano, genera orrore. L’automa Olimpia è un simbolo forte se messo in relazione a temi come l’illusione, l’alienazione e il confine tra umano e artificiale. Nathanael ha un profondo, quasi disperato, bisogno psicologico di credere che Olimpia sia una donna reale a causa del suo trauma irrisolto e della sua crescente incapacità di gestire la realtà emotiva e razionale del mondo che lo circonda. Un automa non può rifiutarlo o giudicarlo, a differenza di Clara, che mette in discussione la sua sanità mentale.

Questioni oggi centrali

Forse oggi più che mai il racconto anticipa questioni psicologiche e tecnologiche centrali nella società contemporanea quali la confusione tra vero e falso, soprattutto con l’avvento dell’intelligenza artificiale, e la ricerca ossessiva della relazione perfetta, spesso optando per interazioni mediate dalla tecnologia perché meno complesse o rischiose di quelle reali.

Sempre più utenti non cercano solo risposte, bensì compagnia, ascolto, conforto emotivo. Per far fronte a questa esigenza sono nati gli AI companion, sistemi progettati non tanto per “fare cose”, quanto per “essere qualcuno con cui parlare”. In un periodo storico caratterizzato da ansia, solitudine, relazioni spesso mediate da schermi, questi strumenti sono capaci di intercettare bisogni e di offrire, anche se temporaneamente, effimere soluzioni quali l’appartenenza, il riconoscimento e, soprattutto, l’ascolto. Piattaforme quali Replika o CharacterAI, solo per citare le più utilizzate, permettono all’utente di interagire con avatar digitali che, a seconda dell’occorrenza, sono in grado di ricoprire i ruoli più svariati di amico, fidanzato, confidente o, addirittura, confessore. Anche le interazioni rispondono alle aspettative, infatti si presentano come empatiche ed amichevoli, senza parlare di alcuni companion presenti sui social progettati esplicitamente per flirtare o catalizzare l’attenzione su relazioni affettive.

Addestrati su modelli linguistici di grandi dimensioni sono in grado, adottando un registro comunicativo rassicurante ed attento all’interlocutore, di generare risposte plausibili e coerenti. Caratteristica questa che, se da un lato  li accomuna alla consultazione di un oracolo di antica memoria, dall’altro se ne discosta profondamente.

Interpellare un oracolo non era affatto un’azione normale, o un atto banale, si ricorreva ad esso solo in contesti davvero importanti, sia per se stessi che per la comunità in cui si viveva (matrimonio, guerra), e necessitava di un rituale appropriato come intraprendere un percorso non solo fisico, perché in alcuni casi i luoghi sacri erano distanti diversi chilometri, ma all’interno di se stessi. Anche la richiesta doveva essere formulata seguendo determinati canoni ed occorreva una particolare predisposizione d’animo incline all’accettazione della risposta.

Se il chatbot risponde subito, non giudica, si adatta ai gusti dell’utente, l’oracolo non offriva soluzioni ed istruzioni precise, parlava in modo oscuro, ambiguo, le sue parole erano simboliche, richiedevano interpretazioni, spingeva l’interlocutore alla riflessione, all’assunzione di responsabilità, ad addossarsi le conseguenze delle proprie azioni e delle proprie decisioni. Coloro che si recavano a Delfi in fin dei conti erano alla ricerca di conferme, rassicurazioni ed il luogo, il rituale e la figura della sacerdotessa creavano un contesto autorevole di ascolto. La Pizia era una presenza simbolica, non era una macchina delle risposte, non si sostituiva all’individuo, non decideva al suo posto ma lo accompagnava nel percorso, offrendogli parole che davano senso a quell’esperienza.

Nell’antichità consultare un oracolo rappresentava un’esperienza rara e distaccata, i companion digitali sono sempre disponibili e sempre dalla propria parte. Mentre in alcuni casi possono offrire supporto e compagnia, in altri sono i depositari di una delega emotiva che, per dirla con Fromm, rischia di rappresentare una “fuga dalla libertà” e dalla responsabilità delle proprie decisioni.

Il dialogo con l’AI progressivamente sostituisce il confronto con gli altri ma, soprattutto, con se stessi. Il rischio maggiore è quello di imitare Narciso innamorato del proprio riflesso, non riuscendo a riconoscerlo come tale. Oppure fare come Pigmalione che, deluso dalle donne, decide di scolpire una statua talmente bella e perfetta da innamorarsene. Ma è difficile che questa volta Afrodite accorra in aiuto, impietosita, per renderla reale.

Scrive per noi

Clemente Porreca
Clemente Porreca
Porreca Clemente, docente a tempo indeterminato presso l'I.I.S."Albert Einstein" di Torino. Laurea in filosofia ed insegnante nei corsi PNRR DM 65/23 e DM 66/23 su varie tematiche quali: applicativi informatici per l'inclusione, fake news, intelligenza artificiale, sicurezza in rete e cyberbullismo. Formatore ed esaminatore ICDL, DigComp, DigComp Edu