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L’università contribuisca a cambiare il mondo, in meglio

| MARIO SALOMONE

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L’università contribuisca a cambiare il mondo, in meglio
Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, nel libro “Libera università” analizza colpe e deviazioni del sistema accademico, ma ne rivendica anche l’autonomia e il ruolo di sede di pensiero critico. Gli atenei devono essere luoghi di non-consenso, plurali e diversi, intenti a far saltare le barriere tra discipline.

(Nell’immagine di apertura, Frammenti dell’arca di Giovanni da Legnano di Pier Paolo dalle Masegne, Bologna, Museo Civico Medievale.)
Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Pisa, è un volto e una firma noti per presenze televisive e editoriali, sempre schierato per la pace e il disarmo e in difesa dei valori sociali e democratici della Costituzione italiana. È, insomma, uno dei pochi intellettuali impegnati in un’epoca che esala sentore di autocensura e conformismo.
Da Einaudi è uscito ora Libera università (pp. 117, euro 13), una documentata ricognizione dei tentativi di “disciplinamento” del mondo accademico a suon di tagli di finanziamenti e pressioni varie, dagli Stati uniti all’Ungheria di Orban, passando per l’Italia, dove troviamo anche l’anomalia del proliferare di università telematiche private, fabbriche “for profit” di lauree a basso prezzo.

Una funzione intellettuale

Montanari non nasconde né sottovaluta le responsabilità degli atenei: i “gravi tradimenti perpetrati all’interno dello stesso mondo accademico”, l’acquiescenza al potere, il gravissimo problema della corruzione della “università baronale”. Ripercorrendo la storia dell’università dal 1088, fondazione a Bologna della prima università del mondo occidentale (l’Alma Mater Studiorum), l’autore individua la svolta nella nascita degli Stati, interessati al controllo degli studi superiori e a farne strumento di formazione professionale più che di pensiero libero e critico. Da allora la contraddizione si è insediata nelle strutture dell’istruzione di terzo livello, ma senza perdere la missione di assolvere a una funzione intellettuale: “alimentare e rinnovare la cultura”, motore intellettuale del cambiamento.
Tomaso Montanari cita Umberto Eco e Le Goff, Hannah Arendt e Virginia Woolf, Luigi Einaudi e Concetto Marchesi (che lamentava l’assenza di una “leva dell’intelligenza” in contrapposizione alla leva militare), Rabindranath Tagore e Alessandro Galante Garrone e moltissimi altri.

L’apprendimento può creare il paradiso

Storici, filosofi, poeti, costituzionalisti che hanno difeso l’università non certo come un paradiso, ma (parole di Bell Hooks) “l’apprendimento è il luogo in cui è possibile creare il paradiso”. La comunità degli studi – ribadisce con forza Tomaso Montanari – per quanto imperfetta (“Non è libera e giusta come dovrebbe, e non forma alla libertà e al pensiero critico quanto vorrei”) e con moltissime cose da cambiare, deve essere una “comunità del non-consenso”, capace di occuparsi del mondo per contribuire a cambiarlo in meglio. Plurale e diversa, conclude, “intenta a fare saltare i confini tra le discipline”, “recalcitrante a ogni disciplinamento”. Un messaggio senz’altro da accogliere e da rilanciare.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.