Noam A. Chomsky: le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano
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I dieci modi in cui il potere convince i cittadini a permettergli di opprimerli. Le strutture istituzionali devono giustificare razionalmente la loro esistenza: se esse sono nocive ai cittadini, non sono legittime, e, se non lo sono, è legittimo contestarle.
Tre posture
Ci sono almeno tre possibili atteggiamenti di fronte all’unica (come scriveva Giorgio Sola in Incontro con la scienza politica nel 2006) legge scoperta dalla scienza della politica occidentale, cioè che le minoranze organizzate governano e dominano sempre le maggioranze disorganizzate (constatazione sulla quale concordano Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Roberto Michels):
– l’atteggiamento apologetico,
– l’atteggiamento rassegnato,
– l’atteggiamento critico–utopico.
Atteggiamenti radicati in “posture” diverse di fronte alla realtà dei rapporti sociali e politici. “Posture” riconducibili a differenti visioni dell’essere umano nel suo rapporto con il mondo. Differenti visioni che possiamo ricondurre a due “opzioni”: l’opzione anti-umanistica (in una serie di gradazioni che vanno dal “machiavellismo” di Mosca, Pareto e Michels alla teoria della politica come “lotta per la potenza” sviluppata da Friedrich W. Nietzsche) tipica delle due prime “posture” e l’opzione umanistica (in una serie di gradazioni che vanno dalla morale teorizzata da Immanuel Kant, al socialismo scientifico di Karl Marx e Friedrich Engels, al liberalismo sociale di John Stuart Mill, all’utopismo di Herbert Marcuse e alla Pianificazione internazionale per la libertà di Otto Neurath).
Gerarchie di fatto trasformate in gerarchie di diritto
Atteggiamento apologetico: la gerarchia di fatto è trasformata in gerarchia di diritto, il “così è” è trasformato in “così dev’essere”.
Atteggiamento rassegnato: anche se si riconosce che le gerarchie sociali e politiche sono un mero dato di fatto, al di qua del diritto e del torto, si sostiene che non c’è niente da fare, data la “natura umana”, che le “cose del mondo” vanno inevitabilmente in questo modo.
Atteggiamento critico–utopico: se le cose stanno come indicato dall’atteggiamento apologetico e dall’atteggiamento rassegnato, esse possono essere cambiate attraverso l’impegno politico collettivo; non esiste alcuna “legge immutabile” che ci obblighi a prendere il “mondo” così com’esso è e a rinunciare a cambiarlo.
Quest’ultimo atteggiamento è l’atteggiamento di Noam Avram Chomsky, da sempre e non soltanto nel volume di cui parleremo ora (Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano, a cura di Peter Hutchison, Kelly Nyks e Jared P. Scott, tr. it. di Valentina Nicolì, Milano, Ponte alle Grazie, 2022).
Non ci nascondiamo i problemi in cui questo atteggiamento si imbatte a proposito dell’impegno politico collettivo; una lunga catena di studi ce li presenta in modo chiaro, da Psicologia delle folle di Gustave Le Bon, a Psicologia delle masse e analisi dell’Io di Sigmund Freud, a La folla solitaria di David Riesman, alla Tecnica della propaganda politica di Sergeji Čakotin.
Di per sé il “collettivo” tende a configurarsi come “orda primordiale” che enuclea da sé il Führerprinzip strutturando modelli di “democrazia totalitaria” (su cui si veda Jakob Talmon, Le origini della democrazia totalitaria); questa tendenza, storicamente evidente, soprattutto nella storia politica del “secolo breve”, può essere contrastata soltanto se la folla o massa viene “articolata” in una molteplicità di individui che utilizzano la razionalità dialogica e le tecniche argomentative quali basi per l’interazione sociale e per l’azione politica. Questa articolazione è, precisamente, il fondamento degli scritti politici di Chomsky.
Noam Avram Chomsky
Noam Avram Chomsky nasce il 7 dicembre 1928 a Filadelfia da famiglia ebraica di origini ucraine (per parte del padre, Zev Chomsky) e bielorusse (per parte della madre, Elizaveta Simonovskaia).
Studia linguistica e consegue il Bachelor of Arts nel 1949 all’Università della Pennsylvania. Svolge attività di ricerca in ambito linguistico all’Università di Harvard a Cambridge, presso Boston. Nel 1955 inizia la carriera come Assistant Professor al Massachussets Institute of Technology.
Nel 1957, con il volume Syntactic Structures inizia le ricerche sulle basi innate del linguaggio naturale, influenzando in modo decisivo la linguistica generale e la filosofia del linguaggio del Novecento.
Assai importante, com’è noto, è stato il suo impegno politico come “socialista libertario” e la sua critica delle strutture di potere politico-militare e la “fabbrica del consenso di massa”, fin dal tempo della guerra del Vietnam, dispiegatasi con indagini dettagliate che vanno sino alla guerra russo-ucraina. American Power and the new Mandarins (1969), Human Rights and American Foreign Policy (1978), Manufacturing Consent: the political Economy of Mass-Media (1988) ne hanno fatto una delle voci alternative più ascoltate dalla guerra del Vietnam a oggi.
Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano
Il volume è suddiviso in dieci capitoli corrispondenti alle dieci “leggi” che si desumono dal funzionamento reale del sistema di potere statunitense:
- Ridurre la democrazia;
- Plasmare l’ideologia;
- Ridisegnare l’economia;
- Scaricare i costi;
- Aggredire la solidarietà;
- Controllare i controllori;
- L’ingegneria delle elezioni;
- Tenere a bada la plebaglia;
- Fabbricare il consenso;
- Marginalizzare il popolo.
Nell’Introduzione leggiamo che la mobilità sociale è più ridotta negli Usa di quanto non lo sia in Europa, ma la mobilità sociale è il nucleo fondante del “sogno americano”. Un sogno che va, comunque, tenuto in vita in funzione critico–utopica, nonostante il livello di disuguaglianza delle opportunità generato “dall’esorbitante ricchezza posseduta da una ristrettissima fascia della popolazione, ossia dall’1%” (p. 8). “Nasci povero, lavori sodo, diventi ricco… tutto questo, oggi, negli Usa, non esiste più” continua Chomsky. Che cosa ha ucciso il “sogno americano”? La concentrazione del potere e della ricchezza.
Proteggere la minoranza degli opulenti dalla maggioranza
- Ridurre la democrazia. Nella storia americana è sempre esistito un attrito tra le spinte dal basso verso una maggiore democrazia e le spinto dall’alto per il controllo e il dominio delle élites. Fin dal tempo di James Madison, il principale estensore della Costituzione americana, riteneva che il sistema americano dovesse essere progettato “in modo tale che il potere restasse nelle mani dei ricchi” (p. 12). Si trattava, secondo Madison, di “proteggere la minoranza degli opulenti dalla maggioranza”. Una prospettiva non diversa da quella del liberalismo classico europeo (Benjamin Constant, Alexis De Tocqueville): posto che quella statunitense era una società coloniale-insediativa, la forma più feroce di imperialismo costruita decimando gli indigeni, schiavizzando in massa un segmento della società e, poi, sfruttando il lavoro.
- Plasmare l’ideologia. Di fronte ai rischi dell’eccesso di democrazia occorreva indottrinare i giovani, quando, nei primi anni Sessanta dello scorso secolo, cominciarono a svilupparsi consistenti spinte dal basso. Con la crescita del sistema scolastico privato, le scuole paritarie hanno drenato fondi pubblici verso istituzioni private; è iniziata, così una vera lotta contro le istituzioni pubbliche e contro ogni voce critica (considerata “anti-americana”).
I molti trucchi della finanza
- Ridisegnare l’economia. Si amplia il raggio di azione degli enti finanziari, delle banche, delle società di investimento delle campagne assicurative. La direzione e le posizioni di vertice sono sempre più in mano a persone che hanno studiato nelle Business School, che hanno imparato i molti trucchi della finanza. Quindi, ora, l’economia è in mano alla finanza; la General Electric, attualmente, è, soprattutto, un istituto finanziario: “la metà dei suoi profitti proviene da complessi spostamenti di denaro.”
Inoltre, si è deciso di svuotare la capacità produttiva del Paese e di spostare la produzione in luoghi in cui la manodopera è a basso costo, gli standard di salute e sicurezza sono pessimi e non esistono vincoli ambientali: luoghi come il Messico settentrionale, la Cina, il Vietnam. Così, la disoccupazione, negli Usa aumenta: si fanno più profitti sfruttando la manodopera. A bassissimo costo in paesi con vincoli ambientali “meno stringenti”. Si aumenta, nel Paese, la precarietà; e aumentando l’incertezza del lavoro è più agevole controllare i lavoratori.
Finanziarizzazione e delocalizzazione generano la concentrazione della ricchezza e del potere che tolgono terreno alla democrazia effettiva.
- Scaricare i costi. Se l’unico obiettivo economico è l’insieme degli utili a breve termine per le istituzioni finanziarie, essi vanno realizzati ovunque nel mondo vi siano condizioni idonee di investimento. Da un lato si riducono, da parte del potere politico, le tasse sui ricchi, dall’altro si comprimono i salari e si scaricano i costi della produzione di profitto sulla società.
Estirpare la solidarietà
- Aggredire la solidarietà. Persino uno tra i primi teorici del capitalismo, Adam Smith, nella sua Teoria dei sentimenti morali (1759) ha affermato che la simpatia è una caratteristica basilare dell’essere umano. Ma il sistema americano attuale, che continua a professarsi seguace delle idee di Smith, tenta di estirparla, a esempio, con l’attacco alla previdenza sociale (che non è amata dai padroni) e con l’attacco alla scuola pubblica. In oltre la metà degli stati, oggi, il grosso dei finanziamenti per i college statali proviene dalle tasse universitarie, non dallo Stato.
Chi non può contare su una famiglia facoltosa si troverà con un debito enorme, per proseguire negli studi, un debito che ne limiterà la libertà professionale, una volta conclusi gli studi. L’assistenza sanitaria, inefficiente e costosa, è per lo più privata e priva di regole. Ma i padroni “vogliono uno Stato potente pronto a mobilitare i contribuenti per fare salvataggi a loro favore e farli arricchire ancora di più” (p. 76). Si potrebbe ricordare, tuttavia, che la simpatia è soltanto una delle componenti dell’interazione umana come ci ammonisce la storia dei porcospini narrata da Schopenhauer in Parerga e paralipomena: un porcospino è spinto dal freddo ad avvicinarsi a un suo simile finché le spine di quest’ultimo lo obbligano a tenere le giuste distanze; e che, di fronte all’esigenza di fuggire il bisogno, come scriveva Hobbes, homo homini lupus…. Il che significa soltanto che è compito del pubblico potere costruito dagli esseri umani garantire la distanza di sicurezza per impedire che la simpatia sia travolta dal conflitto.
Potentati economici irresponsabili
- Controllare i controllori. Il mondo economico soggetto a regolamentazione controlla i propri controllori. Siamo di fronte a potentati economici irresponsabili verso il Paese, privi di ogni vincolo e pronti a farsi salvare dal fallimento dal Paese stesso. Inoltre, sono le lobby e le banche a scrivere le regole finanziarie; “sei legislatore e poi diventi lobbista e da lobbista tenti di condizionare le leggi” (p.83). Ogni volta il contribuente è chiamato a salvare coloro che hanno provocato una crisi, ormai, per lo più, i grossi istituti finanziari. Gli individui scelti per risolvere la crisi sono gli stessi che l’hanno provocata. In realtà non è mai il mercato a decidere, ma i grossi monopolisti del mercato, in materia finanziaria.
- L’ingegneria delle elezioni. La concentrazione della ricchezza produce la concentrazione del potere politico, soprattutto perché i costi delle elezioni continuano a salire. E sono le corporations a pagare per avere i candidati più idonei ai loro scopi.
- Tenere a bada la plebaglia. L’unico argine che potrebbe bloccare il circolo vizioso che porta alla tirannide della corporations è costituito dalle forze sociali organizzate dal basso. Non stupisce che le élites statunitensi siano antisindacali; il pilastro dei diritti dei lavoratori, il diritto alla libera associazione, non è mai stato ratificato dagli Usa (caso unico fra gli Stati avanzati). Così si manifesta la coscienza di classe del padronato che cerca di far sparire la coscienza di classe nei lavoratori. Con la legge Taft-Hartley fu attuato un attacco ai sindacati e con un intenso lavorio propagandistico si è tentato di indurre i cittadini a temere e a odiare il governo, ma si sono mantenute al riparo da ogni critica le corporations (che del governo hanno bisogno per i propri salvataggi).
Il consumismo come base del consenso
- Fabbricare il consenso. Non è un caso che si sia sviluppata, soprattutto negli Usa soprattutto nel corso del Novecento, l’industria delle pubbliche relazioni. Occorre indurre, infatti, i cittadini a condividere le decisioni della minoranza condizionandone le opinioni e i comportamenti. Come? Orientandoli verso le cose superficiali della vita, i “consumi alla moda”, anche a costo dell’indebitamento (reso sempre più facile). Il nuovo I-Phone, l’ultimo PC, ecc. sono simboli di status e, come tali, ricercati a qualsiasi costo. L’indebitamento che consegue da questa pazza corsa agli acquisti del superfluo rende i cittadini più inclini a tollerare le cose come sono, pur di avere le possibilità di spendere sempre e comunque. Da quest’opera di manipolazione emerge, come conseguenza, un’indolenza politica diffusa e quasi completa. Sennonché, il cittadino democratico deve essere tutto, tranne che indolente….
- Marginalizzare il popolo. Se le scelte politiche non collimano con l’opinione pubblica che a prezzo della manipolazione, esse sono strettamente connesse con gli interessi delle corporations. Circa il 70% della popolazione statunitense non esercita alcuna influenza sulle decisioni politiche. Da questo fatto consegue una “rabbia indiscriminata” e “autodistruttiva” in fasce non trascurabili della popolazione: un rifiuto di tutto e di tutti e una venerazione per quei politici che manipolano con abilità l’odio e la paura, che propongono politiche suicide per l’ambiente.
Le strutture istituzionali devono giustificare razionalmente la loro esistenza: se esse sono nocive ai cittadini, non sono legittime, e, se non lo sono, è legittimo contestarle. In fondo, ogni sistema di potere, come ben sapevano De La Boéthie (Discorso sulla servitù volontaria, 1576) e Hume (Saggi morali, politici e letterari, 1741), si fonda sul permesso di esercitarlo accordato dai sottoposti. Sono i cittadini a permettere a chi li opprime di opprimerli.
Bibliografia
Kant, Immanuel, Critica della ragion pratica, tr. it. di Francesco Capra, Bari, Laterza, 1974.
Le Bon, Gustave, Psicologia delle folle, tr. it di Lisa Morpurgo, con Introduzione di Pietro Melograni, Milano, TEA, 2004.
Id., Psicologia politica, tr. it. di Adrian Popa, Introduzione di Francesco Ingravalle, Milano, OAKS, 2022.
Čakotin, Sergeji, Tecnica della propaganda politica, tr. it. di Pietro Angarano, Milano, Sugar, 1964.
Chomsky, Noam Avram, American Power and the New Mandarins, Pantheon Books, The New Press, 1969 tr. it. di Luca Baranelli, Francesco Ciafaloni, Giovanni Dettori, M. V. Malvano e altri, I nuovi mandarini. Gli intellettuali e il potere in America, Torino, Einaudi, 1969.
Id., Human Rights and American Foreign Policy, Spokesman Books, 1978.
Id. (con Edward S. Herman), Manufacturing Consent: the political Economy of Mass-Media, Pantheon Books 1988, tr. it. di Stefano Rini, con un saggio di Alberto Leiss e Letizia Paolozzi, La fabbrica del consenso. La politica e i mass media, Milano, Il Saggiatore, 1998.
Id., Syntactic Structures, The Hague, Mouton & Co, 1957, tr. it. di F. Antinucci Le strutture della sintassi, Bari, Laterza, 1980.
De La Boéthie, Discorso sulla servitù volontaria, a cura di Enrico Donaggio, Milano, Feltrinelli,
Freud, Sigmund, Psicologia delle masse e analisi dell’Io, tr. it. di Emilio A. Panaitescu, Torino, Boringhieri, 1978; nuova tr. it. di Enrico Ganni, a cura di Davide Tarizzo, Torino, Einaudi, 2013.
Hume, David, Saggi morali, politici e letterari in Id., Opere filosofiche, vol. III, a cura di traduttori vari, Roma-Bari, Laterza, 1987.
Neurath, Otto, Pianificazione internazionale per la libertà, a cura di Tiziana Carena e Francesco Ingravalle, Torino, Scholè, 2010 (riprodotto in Id., L’utopia realmente possibile, a cura di Tiziana Carena e Francesco Ingravalle, Milano, Mimesis, 2016).
Riesman, David (con Nathan Glazer e Reuel Denney), La folla solitaria, tr. it. di Marco Walter Battacchi, Bologna, Il Mulino, 1967.
Sola, Giorgio, Incontro con la scienza politica, Bologna, Il Mulino, 2006.
Talmon, Jakob L., Le origini della democrazia totalitaria, tr. it. di Maria Luisa Izzo Agnetti, 2000.
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- FRANCESCO INGRAVALLE
- Francesco Ingravalle, già ricercatore di Storia delle istituzioni politiche presso l'Università del Piemonte Orientale, saggista e storico del pensiero e delle istituzioni politiche.
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