Sardegna, informazione su Cleopatra confusa e approssimativa

«Molta cronaca e poca informazione su cause ed effetti della prima tempesta tropicale in Italia del nubifragio del 18 novembre sulla Sardegna – sintetizza così Mario Salomone, presidente della Federazione italiana media ambientali (Fima) commentando l’informazione sul disastro in Sardegna – Nelle prime ore dopo la tragedia abbiamo visto una ridda di articoli, e di dichiarazioni di politici, puntare il dito o contro l’eccezionalità climatica o contro un generico “assalto al territorio da parte del cemento” senza dare la giusta dimensione all’aspetto scientifico-ambientale del fenomeno che per le sue caratteristiche complesse non può essere semplificato. E’ il primo in Italia e rappresenta un vero e proprio punto di svolta sul fronte del clima. Un dato è chiaro. Il Mar Mediterraneo ormai ha incamerato tanta energia da poter innescare tempeste tropicali, si sta via via riscaldando per cui nei prossimi anni ci si dovrà aspettare i ripetersi sempre più frequenti di fenomeni simili. E ciò va detto ai cittadini senza remore e mettendo in risalto come migliaia di immobili nel nostro paese siano a rischio 
idrogeologico perché realizzati in maniera abusiva, e poi condonati, o peggio in base a folli varianti dei piani regolatori, realizzate da una politica senza scrupoli, alla ricerca del consenso elettorale immediato. Questo è ciò che deve dire, facendo nomi e cognomi, un’informazione degna di questo nome, ed è questo che stanno facendo da anni i giornalisti ambientali nelle poche testate che affrontano questi scomodi argomenti, anche quando la “tempesta” è passata. Prova ne è l’assenza dai media della Cop 19 di Varsavia sul clima. Mai come in questi casi un’informazione puntuale che metta in relazione cause ed effetti e che punti il dito verso i responsabili, materiali e politici, dello scempio del territorio è un servizio ai cittadini. Portare alla ribalta temi come questi e incalzare i decisori a invertire la rotta su questioni come la cementificazione non sarà semplice, ma un passo avanti sarebbe un dispositivo legislativo che impedisca le querele temerarie verso i giornalisti, spesso freelance, che troppo spesso politici e grandi gruppi immobiliari, intraprendono per fermare le inchieste».

 

articolo pubblicato su www.fimaonline.it 

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