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Siamo tornati in Kenya, dove nel centro città vengono fatti accordi contro l’inquinamento della plastica mentre nello slum tutto brucia.

| Carola Speranza

Tempo di lettura: 4 minuti

Nairobi è la città in cui si è sviluppata la prima bozza per un accordo universale, per l’ONU, per combattere l’inquinamento dovuto alla plastica. Nella stessa capitale del Kenya, nello slum di Korogocho, la plastica brucia per le strade, e i fiumi si mischiano a quelli dei rifiuti inceneriti nei grandi fuochi della discarica di Dandora.  

Ritornare in Kenya, a Nairobi, e addentrarsi nella sua periferia, verso il nord-est, significa avvicinarsi gradualmente alla discarica di Dandora. Quest’ultima è la più grande di tutta l’Africa orientale. Occupa più di dodici ettari nella parte est della capitale, dove vengono riposti i rifiuti provenienti sia dallo Stato kenyota e sia dall’estero. Ne avevamo parlato in questo articolo. A distanza di un anno, la situazione continua a peggiorare: i rifiuti all’interno dello slum sono aumentati, tanto che, proprio tra le strade di Korogocho, sembra essersi creata una mini-discarica, dove si possono trovare le persone, che smistano i rifiuti e ricercano materiali.

Il problema della plastica

Milioni di tonnellate di rifiuti di plastica entrano nel commercio mondiale, ogni anno. Secondo diversi report, i rifiuti di plastica esportati finiscono, spesso, nelle discariche o, ancora, gettati nei corsi d’acqua. Nello slum di Korogocho, i rifiuti non raggiungono neanche la vicina Dandora, ma vengono bruciati per strada.

Rifiuti brucati per le strade dello slum e gli incendi della discarica di Dandora.

Nel quartiere con cui lo slum confina, il quartiere di Lucky Summer, leggermente più ricco, ogni casa riceve un servizio di raccolta rifiuti, una volta a settimana, il martedì. Non esiste la raccolta differenziata e tutto viene trasportato direttamente in discarica. Il motivo della mancata raccolta differenziata è dettato dagli interessi delle gang mafiose della zona.

La discarica di Dandora

Quest’ultime controllano non solo lo slum, ma anche la stessa discarica. Dandora dumping-site supera ormai i 12 ettari quadrati di spazio. Al suo interno, lavorano differenti abitanti dello slum; quelli più poveri rimangono a viverci anche di notte, pagando la mafia. Quest’ultima ha differenti rappresentanti chiamati chief. Ognuno di questi controlla un quadrante della discarica, dove gli abitanti dello slum lavorano. Qui si differenziano le materie prime, plastica, carta e vetro, per poterle rivendere, a basso costo, a coloro che fanno affari con gli chief. Il ricavato finisce sempre di più in mano alla mafia, dopo l’abbassamento dei “salari” dei lavoratori. La mamma di una studentessa che viene nella scuola dove mi trovo, con l’associazione Una Mano per un Sorriso – for Children, ci racconta che per ogni kilogrammo di sacchi di plastica raccolto, una volta avrebbe guadagnato 5 scellini, ora ne guadagna solo due. Contando che riesce a raccogliere e lavare circa 100 kilogrammi di plastica alla settimana, questo significa che riesce a guadagnare 200 scellini a settimana: un euro e trenta.

La soluzione che si avvicina

L’Assemblea dell’ONU per l’ambiente (UNEA-5) approva, nel marzo 2022, a Nairobi, una risoluzione considerata storica. Si vuole così porre fine all’inquinamento da plastica, tramite l’istituzione di un comitato intergovernativo di negoziazione (INC). I lavori hanno inizio nel 2022. È notizia di questo giugno, dopo cinque giorni di trattative dell’International Negotiating Committee (INC), che la prima bozza dell’accordo internazionale contro l’inquinamento da plastica verrà presentata entro novembre a Nairobi.

il fiume che attraversa la discarica e si versa nello slum di Korogocho. Foto di Carola Speranza
Il fiume Dandora che attraversa la discarica e si riversa nello slum di Korogocho. Foto di Carola Speranza.

Il testo dovrà affrontare l’intero ciclo di vita della plastica, con una particolare attenzione al suo smaltimento, in quanto uno dei materiali più inquinanti al mondo. I dati raccolti, per il 2019, da Break Free From Plastic, inchiodano alle loro responsabilità la Coca Cola, produttrice di 200 mila bottiglie al minuto, l’equivalente di 3 milioni di tonnellate di plastica all’anno. Viene così riconosciuta come una delle multinazionali più inquinanti del mondo.

Coca Cola

Secondo un report pubblicato dall’associazione Clean-up Kenya, analizzando un campione di 12.288 rifiuti di bottiglie di plastica provenienti da tutto il Kenya, i marchi associati a The Coca-Cola Company rappresentano il 41,27 %.

Ma non solo. Il marchio della Coca Cola produce diverse bottiglie d’acqua. Se è vero che i maggiori inquinatori per la produzione di bottiglie di acqua riguardano altre marche come Quencher Life, un prodotto della compagnia Excel Chemicals, tuttavia, The Coca-Cola Company detiene le marche di acqua “Dasani” e “Keringet,” che hanno molta diffusione nel paese. Così,anche l’acqua finisce nelle mani di una delle multinazionali più inquinanti al mondo, ma questo i bambini e le bambine dello slum non lo possono sapere, perché loro, l’acqua nella bottiglia, non l’hanno mai bevuta. L’acqua si raccoglie solo il sabato, la si paga a tanica, per lavare i vestiti, altrimenti la vera risorsa rimane, ancora una volta, la possibilità di andare a scuola. In questo posto, un buon modo per combattere la sete e la fame è quello di andare a studiare. L’educazione, ancora una volta, salva.

Scrive per noi

Cecilia Pesci
Cecilia Pesci
Cecilia Pesci, laurea in Global Sustainability Science a Utrecht, collabora con Offgrid Italia e presta servizio civile presso di noi.