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Ucraina: la storia che continua

| FRANCESCO INGRAVALLE

Tempo di lettura: 2 minuti

Ucraina: la storia che continua

A Kiev non è la pace che finisce. È la guerra che continua. Come si ripete il dramma delle popolazioni coinvolte nel conflitto. Il passare del tempo e il progresso tecnologico non impediscono lo scoppio delle guerre.

Dal 23 febbraio la guerra è alle porte dell’Europa. E l’opinione comune sembra chiedersi, sconcertata, come sia possibile una guerra nel 2022.

C’è, in questa domanda, una certa ingenuità, come se si credesse che il mero passare del tempo e il progresso tecnologico fossero incompatibili con la degenerazione dei conflitti in guerre. Un semplice sguardo alla storia della specie dimostrerebbe a ognuno che il passare del tempo e il progresso tecnologico non impediscono lo scoppio delle guerre. Perché le cause dei conflitti e delle guerre che da essi derivano si trovano in un’altra dimensione rispetto al puro movimento del tempo e al progresso tecnologico: la dimensione degli “spazi vitali” geo-economici e geopolitici.

L’attuale guerra, come tutte le guerre che l’hanno preceduta, non è un fulmine a cielo sereno.

Una vecchia frattura

Tentiamo una breve e tutt’altro che esaustiva panoramica.

La frattura fra ucraini nazionalisti e ucraini filorussi risale già alla guerra del 1918-1922, guerra che si concluse con il passaggio dell’Ucraina occidentale alla Polonia e con la costituzione del territorio rimanente in Repubblica Socialista Sovietica che fu membro fondatore dell’Urss nel 1922. L’Ucraina diventerà indipendente nel 1991, con l’implosione dell’Urss, e stabilirà un partenariato con la Nato nel 1994, avvicinandosi all’Unione Europea (con un accordo di associazione). Nel 2013 il presidente ucraino Janukovyc decide di sospendere l’accordo di associazione con l’Unione Europea e di avviare relazioni più strette con la federazione russa. Questa decisione scatena disordini a Kiev in seguito ai quali Janukovyc lascia il Paese. Il governo provvisorio che viene creato di conseguenza non viene riconosciuto dai Russi.

Nel marzo del 2014 la Federazione Russa si annette la Crimea. Il 7 aprile 2014 parte dell’Oblast’ di Done’ck dichiara unilateralmente l’indipendenza dall’Ucraina in seguito a un referendum; poi, il presidente, autonominato, della Repubblica popolare del Done’ck, Pavel Gubarev, dichiara la futura annessione alla Russia; quasi allo stesso tempo, parte dell’Oblast di Luhans’k dichiara l’indipendenza come Repubblica popolare di Lugansk. Entrambe saranno riconosciute dalla Federazione Russa il 21 febbraio 2022.

Il 1° gennaio 2016 l’Ucraina avvia un accordo di associazione con l’Unione Europea.

Dal 29 luglio 2020 l’Ucraina è membro del “Triangolo di Lublino”, un accordo economico, politico e militare tra Ucraina, Polonia, Lituania, vicino alla Nato (nella Nato l’Ucraina ha chiesto di entrare dal tempo dell’annessione russa della Crimea).

Chiara è, dunque, l’oggettiva scelta europea e atlantica di una parte della politica ucraina.

Chiara è, anche, la posizione oggettiva sia della Nato, sia dell’Unione Europea.

Chiara è la posizione oggettiva della Federazione Russa.

Il dramma delle popolazioni

Nel mezzo, il dramma delle popolazioni coinvolte in questo nuovo conflitto dalle radici tutt’altro che nuove.

Si è detto che finisce un’epoca con questa guerra.

Quale epoca?

L’epoca della guerra civile jugoslava?

L’epoca della guerra in Iraq?

L’epoca della guerra in Afghanistan?

L’elenco potrebbe continuare.

A Kiev non è la pace che finisce. È la guerra che continua: “l’Ovest minacciato dall’Est, l’Est minacciato dall’Ovest. Egualmente ovvio è il bisogno di essere preparati, di vivere sull’orlo della guerra, di far fronte alla sfida. Ci si sottomette alla produzione in tempo di pace dei mezzi di distruzione, al perfezionamento dello spreco, ad essere educati per una difesa che deforma i difensori e ciò che essi difendono”. Era il 1964. Così Herbert Marcuse introduceva il proprio celebre volume One-Dimensional Man. Cinquantotto anni fa. Il passare del tempo sembra un’illusione.

Scrive per noi

FRANCESCO INGRAVALLE
FRANCESCO INGRAVALLE
Francesco Ingravalle, già ricercatore di Storia delle istituzioni politiche presso l'Università del Piemonte Orientale, saggista e storico del pensiero e delle istituzioni politiche.