Una statua per Giulia di Barolo: memoria, carità e impegno civile
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La storia è segnata da personaggi, che, talvolta in modo silenzioso e senza fare tanto clamore, con la loro vita e le loro azioni, segnano una traccia importante per avviare percorsi prima inimmaginabili. E’ il caso della Marchesa Giulia di Barolo nata Juliette Colbert di Maulévrier in Vandea (Francia) nel 1786. A vent’anni sposa a Parigi il marchese Carlo Tancredi Falletti di Barolo e, reduce dalle vicende della Rivoluzione Francese che avevano segnato la storia della sua famiglia, si stabilisce a Torino nel 1814.
Con l’aiuto del marito, fece della loro residenza nel secentesco Palazzo Provana di Druento (successivamente Palazzo Barolo) in pieno centro cittadino, un rinomato centro “culturale”, un salotto frequentato dalle migliori personalità e intellettuali del tempo, fra cui Silvio Pellico e il Conte di Cavour. A Torino diviene presto una figura di spicco nella vita civile e sociale della città. Nel 1814, dopo un’esperienza diretta con la dura realtà delle carceri femminili, decide di dedicare il resto della sua vita a un’opera di umanizzazione delle pene e di assistenza concreta alle donne in difficoltà, fondando centri assistenziali ed istituzioni educative.
Con il marito dà vita a quello che sarà definito il Distretto sociale Barolo, primo luogo di accoglienza per donne uscite dal carcere; l’Ospedaletto Santa Filomena per fanciulle malate e le prime Sale d’asilo in Italia. Eredità portata avanti oggi dall’Opera Barolo.
Ed è proprio nel cuore della città sabauda, sulla facciata di Palazzo Falletti di Barolo — all’angolo tra via delle Orfane e via Corte d’Appello — che il 17 gennaio è stata inaugurata in suo onore la prima statua permanente mai dedicata a una figura femminile nella storia urbana torinese.
L’opera, realizzata dall’artista Gabriele Garbolino Rù con la curatela di Enrico Zanellati e voluta dall’Opera Barolo, è uno scultoreo in bronzo di oltre quattro metri d’altezza che rappresenta la marchesa mentre tiene tra le braccia una donna carcerata. Questo gesto non è casuale: evoca il nucleo dell’impegno sociale di Giulia di Barolo, pioniera nel migliorare le condizioni di vita delle detenute e promotrice di un modello di reinserimento umano e civile dignitoso. Un personaggio che è un vanto, una donna colta, sensibile e lungimirante, che nella Torino dell’inizio dell’’800, avvia e realizza un progetto educativo e filantropico già all’avanguardia per i tempi.
La collocazione non è accidentale, Palazzo Barolo, dimora storica dei Marchesi Falletti di Barolo, è oggi sede del MUSLI, il Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia, e centro di iniziative di educazione, cultura e solidarietà. Nel Museo, vero orgoglio per la città, rinnovato e in continua espansione, è possibile effettuare visite guidate accompagnati da personale appassionato e competente, che introduce piccoli e grandi in un mondo di favole e personaggi di un tempo passato che sembra sempre attuale.
Fra le tante personalità civili e religiose che hanno partecipato all’inaugurazione è interessante segnalare la proposta avanzata dell’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, di candidare il cosiddetto “chilometro quadrato della carità” — che comprende, tra gli altri luoghi, il Distretto Sociale Barolo, il Cottolengo e Valdocco — a Patrimonio dell’Umanità Unesco. In questo modo Repole ha voluto sottolineare non solo il valore artistico dell’opera, ma il profondo valore umano e sociale dell’eredità lasciataci dalla Marchesa.
La scultura appare come un simbolo che va oltre il monumento, capace di toccare corde profonde. Torino, città ricca di monumenti storici, non aveva finora una statua permanente dedicata a una figura femminile — un vuoto che accompagna da decenni il dibattito sulla rappresentazione delle donne nello spazio pubblico. Questa nuova opera scultorea costituisce quindi non solo un omaggio alla vita e all’opera di Giulia di Barolo, ma anche un segnale importante per una più vasta riflessione contemporanea sull’equità di genere nella memoria civica.
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- Marica Biglieri
- Marica BIGLIERI è docente di Filosofia e Scienze Umane. Docente CLIL in lingua francese, responsabile della Biblioteca d'Istituto ed autrice di numerosi articoli per riviste italiane e straniere.
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