2 agosto, umanità in deficit. E qual è stato l’impatto nel tempo necessario a leggere questo titolo

Come ogni anno, il network mondiale che monitora l’impronta ecologica dei nostri consumi di risorse rinnovabili ha stimato in quale giorno abbiamo (simbolicamente) cominciato a usare “più di un pianeta”. Il dato attuale è di 1,7 pianeti, ma si tratta di una media e così come l’impronta ecologica non è uguale per tutti i paesi e per le singole persone, anche il giorno “dell’eccesso” non cade per tutti nello stesso momento. Il metodo dell’Ecological Footprint, che traduce in un indice sintetico varie forme di consumo, necessariamente una media tra situazioni molto diverse, ma comunque indicativo delle tendenze globali, può essere applicato su scale piccole o grandi e ci rivela non solo il debito ecologico dell’umanità verso il pianeta, ma anche il debito ecologico dei paesi sovraconsumatori verso quelli sobri per forza o per virtù, in genere gli stessi le cui risorse sono state e sono tuttora depredate dal colonialismo e dal neocolonialismo.
Così, ad esempio, in Italia quest’anno l’Overshoot Day è stato il 19 maggio. Più virtuosi Cuba (2 dicembre) e Honduras (31 dicembre).

Cover Libération

Quanto abbiamo consumato ed emesso in un secondo
Il quotidiano francese Libération ha dedicato prima pagina e servizio di apertura all’Overshoot Day. Nel breve secondo necessario a leggere il solo titolo di copertina, scrive, sono state immesse nell’atmosfera 1.000 tonnellate di CO2, 41 tonnellate di cibo sono state buttate, 10 tonnellate di carne divorate e sono state pescate quasi 5 tonnellate di pesce. E 287 passeggeri sono saliti su un aereo.
Servirebbero cinque pianeti per vivere come americani, canadesi o australiani, tre pianeti per vivere come gli italiani o i francesi (che il loro Overshoot Day lo hanno avuto solo pochi giorni prima dell’Italia, il 3 maggio), ma solo 0,6 pianeti se i livelli mondiali di consumo fossero quelli dell’India.

Un impatto crescente, nonostante gli sforzi
Insomma, mentre continuano le perorazioni per uno “sviluppo sostenibile”, in realtà aumentano consumo di suolo, dieta carnea, spreco di cibo, utilizzo di materiali, emissioni di gas climalteranti, perdita di biodiversità,…. Crediamo di sapere ormai tutto, che il migliore dei mondi possibili sia a portata di mano, magari che l’educazione ambientale non sia più indispensabile, e invece l’abisso lo abbiamo davanti, sempre più vicino. Gli impatti crescono più velocemente degli sforzi per ridurli.

Parliamone ;-)