Dalle montagne alle città: donne, transizioni e nuovi sguardi sull’ambiente in “.eco” di marzo 2026
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Nel nuovo numero di “.eco” di marzo 2026, le sezioni Mostre e Finestre urbane aprono uno spazio di riflessione che attraversa paesaggi e generi, altitudini e periferie: dalle montagne alle città, con nuovi sguardi sull’ambiente e sulle transizioni in atto.
Non sono contributi “a margine” del dossier principale, ma tasselli essenziali di una narrazione che intreccia territori, trasformazioni e protagonismi femminili.
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Donne e montagna: nuove regine delle vette
Tra le mostre, spicca il contributo dedicato a “Donne e montagna. In Valle d’Aosta nuove regine delle vette”.
Non si tratta solo di raccontare imprese sportive o biografie esemplari. La montagna diventa spazio simbolico e reale di emancipazione, cura, presidio ambientale. In territori fragili e ad alta sensibilità ecologica, le donne emergono come protagoniste di nuove pratiche di abitare: guide alpine, ricercatrici, attiviste, amministratrici locali.
La montagna non è più solo scenario epico o meta turistica. È un laboratorio di sostenibilità, luogo dove si misurano gli effetti della crisi climatica – scioglimento dei ghiacciai, instabilità idrogeologica, cambiamenti negli ecosistemi – e dove si sperimentano modelli alternativi di sviluppo.
Il protagonismo femminile raccontato in queste pagine introduce uno sguardo diverso: meno centrato sulla conquista e più attento alla relazione, alla cura, alla responsabilità intergenerazionale.
Transizioni urbane: città in trasformazione
Mentre nelle prime pagine del numero di marzo ci colpiscono, come sempre, le fotografie del bravissimo Roberto Besana, commentate dall’acuta penna di Nello Rossi (non a caso compaiono dopo gli editoriali: sono efficaci commenti in immagini e parole sul mondo contemporaneo), nella sezione Rubriche il percorso prosegue con il contributo di Fabrizio Freddo su “Transizioni urbane, crisi e complessità: lo sguardo di chi trasforma le città”.

Qui l’attenzione (che prende spunto dal volume appena uscito nella nostra collana Effetto farfalla) si sposta sugli spazi urbani, epicentro delle sfide ambientali contemporanee: consumo di suolo, mobilità, inquinamento, disuguaglianze sociali. Le città sono insieme causa e possibile soluzione della crisi climatica.
La riflessione proposta invita a superare letture semplicistiche. Le trasformazioni urbane non sono solo interventi infrastrutturali o piani regolatori: sono processi culturali, partecipativi, complessi. Richiedono competenze interdisciplinari, ascolto delle comunità, capacità di leggere le interdipendenze tra ambiente, economia e coesione sociale.
In questo senso, la transizione ecologica urbana diventa banco di prova per una nuova idea di cittadinanza: attiva, consapevole, corresponsabile.
Nuovi sguardi, nuove narrazioni
Le pagine dedicate alle mostre e alle trasformazioni urbane condividono un filo conduttore: la necessità di cambiare sguardo.
- Sulla montagna, non più solo come risorsa da sfruttare o come cartolina da consumare, ma come ecosistema fragile e comunità viva.
- Sulla città, non solo come luogo del problema, ma anche come spazio di innovazione sociale e ambientale.
- Sulle donne, non come presenza marginale, bensì come protagoniste di pratiche trasformative.
In un numero fortemente segnato dal dossier sull’Africa e sulle contraddizioni della transizione globale, queste sezioni ampliano l’orizzonte: mostrano che la sostenibilità si gioca in luoghi diversi ma interconnessi, dalle alte quote alle periferie metropolitane.
Abitare le transizioni
“Dalle montagne alle città” non è soltanto un itinerario geografico. È un invito a riconoscere che le transizioni – climatiche, energetiche, sociali – richiedono la pluralità di voci ed esperienze.
Le mostre e i contributi urbani di questo numero di “.eco” raccontano proprio questo: la possibilità di immaginare e praticare nuovi modi di abitare i territori, fondati su equità, partecipazione, consapevolezza.
Perché le transizioni non si realizzano soltanto nei vertici internazionali o nei piani industriali. Si costruiscono nelle comunità montane che custodiscono i ghiacciai, nelle città che ripensano gli spazi pubblici e la mobilità, nelle reti di donne e uomini che scelgono di trasformare il proprio ambiente.
E ogni nuovo sguardo, se condiviso, diventa già un cambiamento.
“.eco” di marzo ricorda che il futuro, se vuole essere sostenibile, ha bisogno di volontari. Diventa volontario dell’ambiente, scrivi a [email protected]

Nel nuovo numero di “.eco – l’educazione sostenibile” approfondimenti, testimonianze e strumenti per chi vuole educare al cambiamento. È possibile abbonarsi in formato digitale o cartaceo su www.shop.weecnetwork.it.
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