Monogamia e poligamia nella storia delle società
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Immagine in evidenza: Alone at Last, stereografia dalla serie The 25 Stages from Courtship to Marriage, ca. 1900
Fonte: Public Domain Image Archive / Boston Public Library / Flickr: The Commons
Mondo umano. Società preindustriali e società contemporanee.
Fin dalla prima metà del Novecento, studi storico-sociologici comparativi hanno iniziato ad analizzare le norme collettive che prescrivono con quanti individui gli esseri umani possano sposarsi, o convivere more uxorio per un certo periodo di tempo, simultaneamente o in sequenza, durante la loro vita.
Tali norme ovunque influiscono profondamente:
- sul modo in cui le famiglie si formano, si trasformano e si dissolvono;
- sulle relazioni interne fra coloro che ne fanno parte;
- sui rapporti di parentela o sulle dinamiche affettive e sessuali.
Sono inoltre un cardine dell’organizzazione del potere, perché rendono legittimi determinati legami e definiscono chi ha accesso alla successione ereditaria e alla distribuzione delle proprietà, aspetti particolarmente importanti per principi, imperatori, re.
Praticamente tutte le società analizzate (diverse per sistemi di caccia-raccolta, allevamento o agricoltura e per assetti economici) definivano il matrimonio come l’unione economica e sessuale tra un uomo e una donna, socialmente riconosciuta, tale da garantire che i figli della donna fossero considerati legittimi da entrambi i genitori.
In questi contesti si distingueva tra monogamia, che permette di sposare una sola persona ed era relativamente più rara, e poligamia, che consente a un individuo di avere più di un coniuge, spesso a causa di squilibri nella composizione della popolazione o di diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza e del potere tra generi.
Distinguevano inoltre due tipi di poligamia: la poliginia, frequentissima, in cui è l’uomo ad avere più mogli, e la poliandria, molto più rara, in cui è la donna ad avere più mariti.
Molti antropologi hanno evidenziato come le famiglie poligamiche possano presentare dinamiche relazionali complesse e, in alcuni contesti, risultare meno coese delle famiglie monogamiche, anche per la presenza di conflitti emotivi e sessuali tra le mogli, in particolare fra la prima (temporalmente) e le successive. Al tempo stesso sono state sottolineate convenienze, varianti, strategie e tattiche coniugali o collettive, nonché vantaggi e svantaggi storicamente e culturalmente determinati. L’attenzione si è concentrata anche sulle ragioni e sui percorsi del passaggio dall’una all’altra forma, che nei millenni ha visto prevalere il passaggio dalla poligamia alla monogamia.
Gran bella questione!
La struttura di Monogamia. Storia di un’eccezione
Il grandissimo sociologo e storico della famiglia Marzio Barbagli (Montevarchi, Arezzo, 1938), professore emerito dell’Università di Bologna, sintetizza nel titolo il risultato di un’ampia stimolante ricerca su una realtà spesso ignorata: la monogamia è stata per millenni e per secoli più un’eccezione che una regola delle comunità territoriali.
L’apparizione sociale della monogamia risale molto indietro nel tempo. Certo, si tratterebbe di un’opzione maturata abbastanza bruscamente nelle antiche Grecia e Roma (nei secoli precedenti Cristo), ed è avvenuta comunque molto prima sia dell’ascesa dei grandi stati nazionali che della rivoluzione industriale e urbana. Pur tuttavia ha assunto ben presto forme molto differenti, almeno tre:
- indissolubile, di origine cattolica;
- seriale o in sequenza, che prevede che ci si possa sposare con più persone nel corso della vita dopo il divorzio o la morte del coniuge, la variante assolutamente più diffusa;
- senza matrimonio, di chi passa da una convivenza more uxorio a una successiva (in molti stati ormai ci si sposa sempre meno).
Una pluralità di “alternative” che riguarda ovviamente anche la poligamia (le norme riguardanti il numero di partner consentiti fanno parte e derivano da religioni, concezioni del mondo e filosofie morali che hanno dato origine e leggi e a sanzioni contro gli inadempienti), fino pure al fenomeno di quella relazione sessuale consensuale definita “poliamore” (spesso incontrata o letta), in cui le persone coinvolte possono amare e avere relazioni intime con più partner contemporaneamente, indipendentemente dal sesso dei partner coinvolti.
La questione decisiva è la relazione fra i sistemi di formazione della “famiglia” (spesso le alleanze contano più degli affetti) e le diseguaglianze (in particolare, di potere) fra i partner.
Non esiste una famiglia “naturale”.
Il passaggio dalla poligamia alle due principali forme di monogamia (tendenzialmente sempre più seriale) è avvenuto in un lunghissimo periodo di tempo e non sembra ancora terminato.
In Giappone, India e Cina (molto citato qui Padre Matteo Ricci) tali trasformazioni sono state favorite dall’apertura all’Occidente e da processi di modernizzazione, talvolta forzati (non necessariamente dai missionari), nonché dal cambiamento dell’atteggiamento della popolazione femminile nei confronti del matrimonio.
I grandi mutamenti di formazione della famiglia sono avvenuti con la diminuzione di alcune diseguaglianze sociali (fra coppie eterosessuali e omosessuali o fra mariti e mogli e nei tassi di fecondità sia di donne che di uomini) e con la variazione di libertà e indipendenza individuali o reciproche.
La narrazione si sviluppa attraverso sedici capitoli che mescolano sapientemente storia, geografia e questioni tematiche, ciascuno con tanti paragrafi anche brevi (mai riassuntivi, dopo una premessa di impostazione specifica). Al centro si trova un interessante inserto di quaranta figure, seguito da centotrenta pagine finali di note, riferimenti bibliografici e indice analitico (il termine “sesso” non c’è da solo).

Monogamia. Storia di un’eccezione
Marzio Barbagli
Antropologia
Il Mulino Bologna
Pag. 547 euro 38
2026
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- Valerio Calzolaio
- Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.
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