Nel nuovo “.eco” di giugno: Sud, etica, natura, educare al cambiamento
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Nel nuovo numero di “.eco, l’educazione sostenibile” – giugno 2025, tre articoli affrontano i grandi temi dell’educazione alla cittadinanza ecologica, all’inclusione e alla giustizia territoriale. Un’occasione per riflettere sul ruolo dell’educazione come leva di trasformazione sociale e culturale, tra memoria, responsabilità e futuro.
Scopri i contributi sul tema dell’educazione nel nuovo numero di .eco

Questione meridionale, una questione tuttora irrisolta, di Ugo Leone
Un’etica universale che abbraccia tutti gli esseri viventi: ritratto di un precursore, di Charlotte Vallino
Natura come maestra di sostenibilità e inclusione, di Giovanni Lamacchia
Carlo Levi e il Mezzogiorno: una questione che resta aperta
Cinquant’anni dopo la morte di Carlo Levi, il contributo di Ugo Leone nel nuovo numero di “.eco” ci riporta al cuore di una delle fratture più profonde e persistenti della storia italiana: la questione meridionale.
Un tema antico, certo, ma tutt’altro che superato. A ricordarcelo è la stessa riflessione di Leone, che parte da lontano – da Giustino Fortunato e dal suo realismo quasi sconsolato – per arrivare a Levi e alla sua visione intensamente umanistica del Sud.
Non si tratta di un esercizio commemorativo. Anzi. A cinquant’anni dalla scomparsa dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli, Leone ci invita a rileggere quella lezione alla luce delle contraddizioni del presente.
Perché, se è vero che l’agricoltura si è meccanizzata e che oggi lavorare la terra è spesso una scelta culturale, è altrettanto vero che le disuguaglianze territoriali permangono, e che il Sud continua a essere marginalizzato, economicamente e simbolicamente.
Il ricordo di figure come Rocco Scotellaro, poeta e militante del mondo contadino, e la narrazione di Levi – che proprio dal confino lucano fece emergere la profondità di un’Italia ignorata – diventano strumenti per riaprire il dibattito, non per chiuderlo.
Il messaggio che attraversa tutto l’articolo è chiaro: senza una reale attenzione politica ed educativa al Mezzogiorno, l’Italia resta incompiuta. E l’educazione, in questo contesto, ha un ruolo fondamentale: ricucire le fratture, raccontare la storia, rimettere al centro le voci dimenticate.
Schweitzer, una coscienza per il futuro
Nel centocinquantesimo anniversario della nascita di Albert Schweitzer, Charlotte Vallino firma un intenso ritratto che è al tempo stesso biografia, riflessione filosofica e atto politico.
Umanista, musicologo, medico, teologo, pacifista: Schweitzer è stato una figura totale, capace di tenere insieme cultura, azione e spiritualità. Ma soprattutto, è stato uno dei primi pensatori a proporre un’etica che includesse non solo gli esseri umani, ma tutti i viventi.
Il suo principio-guida – “rispetto per la vita” – risuona oggi più che mai, in un’epoca segnata dalla crisi climatica, dalla violenza sistemica e da nuove minacce atomiche.
Vallino ci accompagna nei luoghi della vita di Schweitzer: l’Alsazia trilingue in cui è cresciuto, l’università di Strasburgo, il villaggio africano di Lambaréné, dove scelse di vivere per curare i malati in condizioni estreme.
La sua è una lezione di coerenza e integrità: non si può difendere la pace se non si rispetta ogni forma di vita; non si può fare educazione se non si educa al senso di responsabilità verso il mondo.
Eppure – scrive Vallino – in Italia, il nome di Schweitzer è oggi quasi scomparso dal dibattito pubblico. Un silenzio che fa rumore, soprattutto mentre si discute di armi, riarmo e strategie di deterrenza.
Ricordarlo oggi non è un atto di nostalgia, ma una presa di posizione: per un’educazione che risvegli la coscienza etica, che non si accontenti del rispetto formale delle regole, ma che miri alla cura del vivente, alla giustizia planetaria, alla pace.
Torre Guaceto: quando la natura insegna a includere
Non basta parlare di ambiente, bisogna viverlo. È questa la filosofia che guida da oltre vent’anni la Cooperativa Thalassia, protagonista dell’articolo firmato da Giovanni Lamacchia.
Siamo in Puglia, nella riserva naturale di Torre Guaceto, e qui l’educazione ambientale diventa qualcosa di radicalmente diverso: non una lezione, ma un’esperienza trasformativa.
Giuseppe Flore, fondatore della cooperativa, lo dice con chiarezza: lo scopo non è trasmettere nozioni, ma generare cambiamento. Coinvolgere bambini, famiglie, gruppi sociali fragili, turisti e residenti in un percorso di consapevolezza e connessione con la natura.
Lo storytelling, il teatro, la musica, le attività sensoriali: tutto concorre a creare un linguaggio educativo capace di parlare a tutti. Ma il punto chiave è l’inclusione.
A Thalassia, l’accesso alla natura non è un privilegio. È un diritto. E per questo ogni attività viene pensata e adattata per includere persone con disabilità, difficoltà cognitive, fragilità sociali.
Il concetto è semplice quanto rivoluzionario: la biodiversità non è solo quella degli ecosistemi, ma anche quella umana.
E lavorare in natura con chi spesso viene escluso diventa un’occasione di crescita collettiva: per chi partecipa, ma anche per chi educa. Un’educazione che valorizza la differenza, supera la logica dell’integrazione passiva, riconosce nella diversità una risorsa, non un problema.
Un numero, una direzione
Il nuovo numero di “.eco, l’educazione sostenibile” si muove lungo tre assi – giustizia territoriale, responsabilità etica, inclusione sociale – che tracciano una visione precisa dell’educazione.
Non una sommatoria di materie, ma un progetto culturale e politico, capace di collegare i grandi temi del nostro tempo con la pratica quotidiana della scuola, della cittadinanza, del vivere insieme.
Il Sud dimenticato di Carlo Levi, la compassione cosmica di Schweitzer, la pedagogia della natura della Cooperativa Thalassia sono tessere dello stesso mosaico: quello di un’educazione che forma persone consapevoli, empatiche, capaci di immaginare un futuro diverso.
Una proposta educativa che non si limita all’ambito scolastico, ma interroga la società tutta: istituzioni, famiglie, media, comunità. Perché educare alla sostenibilità, oggi, significa rimettere in discussione modelli economici, relazioni di potere, narrazioni dominanti.
E allora, la domanda non è “di cosa parliamo quando parliamo di educazione”, ma: che mondo vogliamo contribuire a costruire?
Il nuovo numero di “.eco” ci offre strumenti, esempi e visioni per provare a rispondere.
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- Federica Colucci
- Giornalista e project manager con esperienza nella comunicazione ambientale e nell’organizzazione di eventi internazionali. Collabora a progetti che promuovono la sostenibilità e l’educazione ambientale attraverso il giornalismo e la gestione di reti globali.
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