Nel nuovo “.eco” di giugno, una guida nel caos: memoria, educazione, ecologia integrale
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Giugno: arriva un numero di “.eco – l’educazione sostenibile” che invita a fermarsi, respirare, guardare in profondità. In un tempo attraversato da lutti importanti e da tensioni globali, la rivista raccoglie e rilancia alcune delle voci più autorevoli dell’educazione ambientale e della cultura ecologica. Voci che parlano al cuore e alla mente, e che ci guidano in un percorso di consapevolezza, azione e cura.
Un fascicolo che fa memoria – della Laudato si’, di Fulco Pratesi, di chi ha costruito ponti tra natura e cultura – e al tempo stesso rilancia l’urgenza di un’educazione capace di agire nel presente complesso. Perché c’è un filo che tiene insieme tutto: il rapporto tra esseri umani e mondo vivente, tra sapere e trasformazione, tra spiritualità e politica.
Una memoria attiva, che chiede di essere raccolta. Un’eredità che diventa sfida educativa.
Scopri gli articoli in primo piano nel nuovo numero di “.eco”

Laudato Sì, Francesco, di Mario Salomone
Il ruolo dell’educazione ambientale nella società della complessità. Intervista a Marìa Novo, di Mariachiara Santoro
Una vita in relazione con il mondo vivente, di Serenella Iovino
Fulco Pratesi e noi. La targa che non si può staccare, di Mario Salomone
Fulco e Gabriella, due perdite per l’ambiente, di Ugo Leone
Con Fulco pratesi un investimento sull’azione educativa e i giovani, di Maria Antonietta Quadrelli
Passione, curiosità, amore: l’umanità e lo spirito, di Fulco Pratesi di Antonio Bossi
Alla scoperta della “diversità oscura”: quando le piante mancano all’appello, di Arianna Ferrara e Alessandro Chiarucci
Laudato Si’, Francesco. Il papa dell’ecologia integrale e della pace globale
di Mario Salomone
Nel suo editoriale, Mario Salomone ricorda Papa Francesco con parole che hanno il tono dell’omaggio e dell’invocazione. “Questa non ce la dovevi fare”, scrive, all’indomani della morte del pontefice. Ma più che un congedo, è un rilancio del suo pensiero: quello di un papa politico, ironico, radicale, gesuita e francescano. L’unico, oggi, capace di parlare davvero al mondo.
A dieci anni dalla Laudato si’, mentre infuria la policrisi e prende forma un nuovo Giubileo della speranza, Francesco ci lascia un testamento fatto di parole e gesti, discorsi e silenzi, visioni e denunce. Un’enciclica che ha cambiato il linguaggio della Chiesa, ma anche della cultura ecologica globale. E che ha messo l’educazione al centro: “Non di un eroismo titanico abbiamo bisogno, ma di una mite e paziente fratellanza”, diceva.
La sua voce, anche nell’ultima benedizione Urbi et Orbi, ci ricorda che non c’è pace senza giustizia ambientale. E che educare significa costruire il “villaggio globale della cura”.
Educare nella società della fretta. Complessità, rischio, lentezza
Intervista a María Novo
a cura di Mariachiara Santoro
La filosofa ed educatrice spagnola María Novo ci regala, in questa lunga intervista, una delle riflessioni più forti e lucide del numero. A partire dalla domanda: è sostenibile la società della fretta? Una società dove tutto accelera – consumi, produzione, diseguaglianze, crisi ambientali – ma che fatica a fermarsi, a comprendere, a cambiare.
Per Novo, educare oggi significa lavorare con l’incertezza, insegnare la complessità, accettare che non ci siano risposte uniche ma domande nuove, radicali. E serve anche l’arte, la creatività, la poesia: strumenti educativi per restituire lentezza, stupore, pluralità di senso.
La sua proposta è chiara: un’educazione ambientale per adulti, per chi prende decisioni, per chi orienta politiche e comportamenti. Un’educazione che non si limiti a spiegare i problemi, ma sappia anche interrogare i nostri stili di vita. E che ci aiuti a riscoprire la domanda più urgente e più dimenticata: “Quanto è sufficiente?”.
Una vita in relazione. Intuizione, spiritualità e immersione nella natura
Intervista a Craig Foster
di Serenella Iovino
Con Craig Foster, documentarista e autore del film My Octopus Teacher, .eco ci porta dentro una narrazione che intreccia intimità e biologia, conoscenza e sacralità. Foster ci parla di “anima anfibia”, di memoria ancestrale, di un essere umano che è parte del mondo vivente e che solo nella relazione con esso può ritrovare equilibrio.
Il “tracking” – l’arte di leggere i segni della natura – diventa metafora educativa e spirituale: imparare a osservare, a sentire, a danzare con il mondo, come dicevano i suoi maestri africani. Una visione che va oltre la razionalità moderna e ci invita a pensare per connessioni, per empatia, per esperienza diretta.
Un’intervista da leggere lentamente, come un’immersione. Perché ci ricorda che ogni paesaggio è anche un messaggio. E che l’educazione ambientale non è un programma scolastico, ma una pratica di riconnessione.
Fulco Pratesi: maestro, testimone, seme
Una sezione speciale dedicata a un gigante dell’ambientalismo italiano
Fulco Pratesi è stato – e sarà ancora a lungo – una figura fondamentale per la cultura ecologica in Italia. .eco gli dedica un ampio spazio, attraverso voci che lo hanno conosciuto, stimato, amato.
Mario Salomone ripercorre l’amicizia e la collaborazione con il fondatore del WWF Italia, ricordando quando nel 1997 firmarono insieme il protocollo che avrebbe dato vita all’inserto Insegnare verde. “La targa non si può staccare”, scrive: Fulco è nella storia e nel presente dell’educazione ambientale italiana.
Ugo Leone lo affianca alla memoria di Gabriella Cundari, altra figura di rilievo della politica ambientale napoletana. Una doppia perdita, che richiama ancora una volta la necessità di fare memoria, senza nostalgia, ma come eredità attiva.
Maria Antonietta Quadrelli ricostruisce l’impegno educativo di Pratesi: l’intuizione precoce che senza scuola, senza giovani, senza cultura diffusa, non c’è conservazione che tenga. Dai Panda Club al Salvanatura, Pratesi ha lasciato strumenti, immagini, idee.
Infine, Antonio Bossi ne traccia un profilo umano: passione, curiosità, amore. Tre parole per raccontare un uomo gentile e tenace, capace di donare una tavola originale a un bambino per un concorso scolastico. Un uomo che ci ha insegnato a guardare la natura non per dominarla, ma per sentirci parte di essa.
La biodiversità che manca. Alla scoperta della diversità oscura
di Arianna Ferrara e Alessandro Chiarucci
Chiudiamo con uno sguardo scientifico, ma di grande impatto etico e simbolico. L’articolo di Arianna Ferrara e Alessandro Chiarucci introduce il concetto di “diversità oscura”: tutte le specie che un ecosistema potrebbe ospitare, ma che non ci sono più. Non estinte globalmente, ma scomparse localmente. Invisibili, ma reali.
Attraverso il progetto internazionale DarkDivNet, i ricercatori mostrano come l’impronta umana stia erodendo in silenzio la biodiversità. E come le aree protette, come il Parco delle Foreste Casentinesi, rappresentino non oasi separate, ma laboratori di resilienza.
Un invito a cambiare sguardo: non solo su ciò che vediamo, ma su ciò che potremmo ancora recuperare. Perché la natura non è solo ciò che resta. È anche ciò che può tornare.
Tra ricordo e speranza: un numero da custodire
Il numero di giugno di .eco ci consegna una mappa per orientarsi nella complessità. Tra spiritualità e scienza, tra memoria e immaginazione, tra educazione e azione. Un numero che non propone risposte semplici, ma che ci aiuta a porre le domande giuste.
Educare, oggi, significa tenere insieme questi fili. Ricordare papa Francesco e Fulco Pratesi, ma anche ascoltare le voci di chi continua a interrogarsi, a progettare, a costruire. Un’edizione da leggere con lentezza. Perché è nel rallentare che possiamo finalmente vedere.
E, forse, cominciare davvero a cambiare.
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- Federica Colucci
- Giornalista e project manager con esperienza nella comunicazione ambientale e nell’organizzazione di eventi internazionali. Collabora a progetti che promuovono la sostenibilità e l’educazione ambientale attraverso il giornalismo e la gestione di reti globali.
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