Nel nuovo “.eco” di giugno, tre sguardi per capire il presente e costruire futuro
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Comunità, democrazia, intelligenza: tre articoli, un’unica sfida educativa
Cosa vuol dire oggi educare alla sostenibilità in un mondo segnato da crisi ambientali, disuguaglianze sociali e trasformazioni tecnologiche senza precedenti? Il nuovo numero di “.eco – l’educazione sostenibile”, in uscita a giugno 2025, propone una riflessione articolata su tre grandi temi che intrecciano scuola, società e futuro. Tre editoriali – firmati da Mario Salomone, Gabriella Calvano e Sergio Bellucci – tracciano un percorso che va dalle pratiche di comunità locali alla partecipazione democratica, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi educativi.
Un numero che non si limita a descrivere, ma invita a immaginare e costruire. A partire dai territori, ma con lo sguardo rivolto al mondo.
In cerca di sostenibilità. Navigando tra isole di comunità. Cercando di farle arcipelago.
di Mario Salomone
Nel suo editoriale, Mario Salomone – direttore di .eco – ci accompagna in un viaggio dentro la parola “comunità”, parola chiave dell’educazione ambientale e della sostenibilità del presente. Un termine che rischia di essere abusato, se non lo si collega a percorsi concreti, processi educativi, obiettivi condivisi.
A partire dall’esperienza della conferenza nazionale di Ischia, tenutasi nell’aprile 2025, Salomone mostra come le esperienze territoriali – cooperative, reti di economia solidale, comunità energetiche – siano vere e proprie “isole” che cercano di diventare arcipelago.
Un arcipelago che nasce dal basso, in risposta alle “policrisi” del nostro tempo, ma che può vivere solo se sostenuto da una nuova cultura della complessità, capace di connettere giustizia ambientale e giustizia sociale, pensiero sistemico e partecipazione attiva.
L’educazione è il filo rosso che lega queste esperienze: educazione come costruzione di futuro, come esercizio collettivo di progettazione, come strumento per generare speranza. Speranza intesa non come attesa passiva, ma come capacità di azione. “No Limits to Hope”, appunto, come recita il progetto lanciato insieme al Club di Roma e a The Fifth Element.
Leggi l’editoriale di Mario Salomone: Educazione, comunità, democrazia nell’era dell’intelligenza artificiale e del tacnofeudalesimo
Prendersi cura della casa comune. Ambiente, partecipazione e democrazia nei cammini per l’ecologia integrale.
di Gabriella Calvano
A dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’, Gabriella Calvano ci ricorda quanto siano attuali le parole di Papa Francesco: “Tutto è connesso”. Connessi sono l’ambiente e la giustizia sociale, il clima e le disuguaglianze, la tutela dei beni comuni e la qualità della democrazia.
Nel suo articolo, Calvano riflette sul messaggio emerso dalla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, svoltasi a Trieste nel 2024, intitolata Al cuore della democrazia. Un evento che ha rilanciato la partecipazione come atto ecologico e politico al tempo stesso.
La partecipazione, scrive Calvano, non è un’opzione in più, ma la condizione necessaria per affrontare insieme la crisi ecologica e sociale. E questo significa costruire comunità educanti ecologiche, in cui scuola, associazioni, enti locali, parrocchie e cittadini collaborano per formare persone capaci di prendersi cura del territorio e delle relazioni che lo attraversano.
In questa visione, ogni percorso educativo diventa anche un laboratorio di democrazia. Ogni esperienza nella natura è un esercizio di cittadinanza. Ogni azione collettiva è un passo verso un’ecologia integrale che unisce ambiente, diritti e convivenza.
Apprendere nell’era della transizione verso un nuovo potere assoluto.
di Sergio Bellucci
Chi detiene oggi il potere? E come sta cambiando il modo in cui apprendiamo, pensiamo, decidiamo? Sergio Bellucci affronta una delle sfide più radicali del nostro tempo: quella dell’intelligenza artificiale come nuovo dispositivo di dominio, capace di ridefinire la democrazia e trasformare la conoscenza in strumento di controllo.
Nel suo contributo, Bellucci analizza due concetti centrali nel dibattito contemporaneo: technocapitalismo e technofeudalesimo. Non più semplici fasi del capitalismo, ma forme di potere che si strutturano attorno al possesso e all’elaborazione dei dati, all’automazione cognitiva, alla sorveglianza diffusa.
A essere in gioco è anche l’educazione. Le piattaforme digitali, i tutor algoritmici, la personalizzazione estrema dei contenuti rischiano di ridurre l’apprendimento a un addestramento passivo, svuotando la scuola del suo compito critico e creativo.
Bellucci invita a un ripensamento profondo del rapporto tra sapere, potere e tecnologia. L’educazione, afferma, deve tornare a essere spazio di liberazione e di costruzione collettiva di senso, capace di formare cittadine e cittadini critici, consapevoli, resistenti al conformismo digitale.
Tre voci, una visione

Il numero di giugno di “.eco” mette al centro una grande questione: come educare alla sostenibilità in tempi di transizione?. Le risposte – mai univoche, mai facili – passano attraverso il recupero della dimensione comunitaria, il rilancio della partecipazione democratica e il coraggio di interrogarsi criticamente sulle tecnologie che plasmano le nostre vite.
L’educazione non è accessorio della democrazia: ne è fondamento. E in un’epoca come la nostra, in cui la democrazia stessa appare fragile, frammentata, disorientata, educare significa resistere, costruire, immaginare nuovi mondi possibili.
Il nuovo numero di .eco è un’occasione per ripensare il ruolo dell’educazione ambientale e civica, per connettere esperienze locali e riflessioni globali, per ridare alla scuola – e a tutte le agenzie educative – una missione trasformativa.
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- Federica Colucci
- Giornalista e project manager con esperienza nella comunicazione ambientale e nell’organizzazione di eventi internazionali. Collabora a progetti che promuovono la sostenibilità e l’educazione ambientale attraverso il giornalismo e la gestione di reti globali.
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