La scuola di Valditara: tra repressione e aziendalizzazione
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Un nuovo pacchetto di riforme peggiorative e aziendalistiche scuote le fondamenta della scuola pubblica italiana. Il governo Meloni, con il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara in prima linea, ha lanciato una serie di disegni legislativi che promettono “di rivoluzionare il sistema educativo”, ma che rischiano di trasformare le aule in campi di battaglia. Tra voto di condotta usato come arma, istituti tecnici accelerati e piegati agli interessi delle aziende e alternanza scuola-lavoro obbligatoria, il pacchetto di misure divide il Paese, scatenando proteste da parte di docenti e studenti.
Voto di condotta: la scuola diventa un tribunale?
“Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità.” aveva dichiarato Valditara qualche mese fa: dichiarazione choc, ma non sorprendente, vista la prospettiva pedagogica con la quale il ministro approccia alla scuola.
Dal prossimo anno, gli studenti con 6 in condotta all’esame di maturità dovranno redigere un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, assegnato dal consiglio di classe, da portare al colloquio. Dal 2026, invece, il 5 in condotta significherà bocciatura automatica, mentre i crediti formativi verranno tagliati per chi non raggiunge almeno il 9.
“Evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità.”
Il ministro Valditara sposa un modello in cui l’autorevolezza dei professori dovrebbe basarsi sulla paura di possibili ripercussioni, non su un rapporto di crescita e scambio con gli studenti. Egli propone un approccio educativo fondato sulla punizione e sull’umiliazione, escludendo il ruolo pedagogico del personale docente. Questa visione trasforma la scuola in un ambiente più repressivo che educativo.

Inoltre la proposta del ministro di punire le occupazioni studentesche con lavori socialmente utili e la sua minaccia di provvedimenti hanno scatenato un’ondata di proteste. Presidi, sindacati e studenti contestano la visione punitiva del ministro, che rischia di creare ‘caos e arbitri’ (ANP) e di ‘sostituire la pedagogia con la punizione’ (Flc-Cgil). Gli studenti, dal canto loro, si mobilitano per difendere il diritto di esprimere il proprio dissenso, contro delle politiche volte a inasprire le sanzioni e i divieti verso ogni forma di manifestazione di dissenso.
Istituti tecnici: diplomati in quattro anni (e a costo zero per le aziende)
Accorciare i percorsi, dimezzare la cultura? È il rischio denunciato da docenti e pedagogisti. La riforma prevede che il 30% degli istituti tecnico-professionali sperimenti il quadriennale, con ore aggiuntive di PCTO (ex alternanza scuola-lavoro) e campus integrati con le imprese private. Ma il nodo è un altro: i tirocini, già obbligatori, potranno essere illimitati e non retribuiti.
Questa riforma risponderebbe alle esigenze di manodopera con competenze tecniche richiesta dall’azienda e da Confindustria, tuttavia è importante contestualizzare questi cambiamenti: dalle riforme degli anni ‘90 la scuola pubblica sta prendendo sempre più una deriva aziendalistica e autoritaristica.
Inoltre la voce degli studenti è sempre meno considerata e questi vengono mandati a lavoro in contesti lavorativi rischiosi, senza alcuna tutela e garanzia. Caterina Mansueto, presidentessa della Consulta provinciale degli studenti di Torino, sottolinea: “L’alternanza scuola-lavoro sfrutta gli studenti come manodopera gratuita per il profitto delle aziende. Questo sistema non fa altro che aumentare le disparità educative e penalizzare ulteriormente gli studenti provenienti da contesti svantaggiati. Le riforme governative hanno avuto un impatto negativo sull’istruzione pubblica, riducendo le risorse e le opportunità per gli studenti.”
I numeri generali, tuttavia, preoccupano ulteriormente:
– 200 ore minime di PCTO, con estensione a discrezione delle scuole.
– 14% di abbandono scolastico, il doppio della media UE. (ISTAT)
– 4,1% del PIL italiano per l’istruzione, contro il 4,7% europeo. (Orizzonte Scuola)

Piergiorgio Odifreddi negli scorsi giorni ha commentato l’evoluzione del sistema scolastico italiano, sottolineandone l’impostazione gentiliana e classista:
“Licei e istituti tecnici? Un retaggio fascista che divide ricchi e poveri.”
Alternanza scuola-lavoro: stage mortali e manodopera gratis
Lorenzo Parelli, 18 anni, morto il 21 gennaio 2022 durante uno stage in una fabbrica.
Giuliano De Seta, 18 anni, morto il 16 settembre 2022 mentre lavorava in un’azienda metalmeccanica.
Giuseppe Lenoci, 16 anni, morto il 14 febbraio 2022 in un incidente stradale mentre si trovava in alternanza scuola-lavoro.

Sono i volti di una tragedia annunciata: da qualche anno l’alternanza scuola-lavoro è divenuta obbligatoria a partire dai 15 anni, ai fini dell’esame di maturità. Mandare a lavorare gli studenti in contesti lavorativi che nel nostro paese segnano dei dati sulla sicurezza sempre più preoccupanti, con 577 morti sul lavoro solo nel 2024, dovuti alle poche tutele in ambito di sicurezza del lavoro, ai pochi controlli e ispezioni e ad un generale inasprimento dei ritmi produttivi e dello sfruttamento in periodi di crisi come quello attuale.
I numeri parlano di un business notevole che si cela dietro gli stage gratuiti:
– 1,5 milioni di studenti coinvolti ogni anno.
– 70% delle ore svolte in mansioni non formative
– solo il 3% degli stagisti assume un contratto post-diploma.
«Le aziende risparmiano sui salari e sulla sicurezza e lo Stato paga il conto». Intanto, il governo prepara un piano sicurezza che, secondo i critici, resta vago su ispezioni e sanzioni.
La protesta esplode: “La scuola non è un’azienda“
In conclusione, il nuovo pacchetto di riforme proposto dal governo Meloni, guidato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ha sollevato un acceso dibattito e numerose proteste. Le misure, che includono il voto di condotta come strumento punitivo, l’accelerazione dei percorsi tecnici e l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria, rischiano di trasformare la scuola pubblica italiana in un ambiente repressivo e aziendalistico.
È fondamentale approfondire l’analisi di queste riforme per comprendere appieno le loro implicazioni e valutare le possibili conseguenze per il futuro dell’istruzione nel nostro Paese.
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- Appassionato di sviluppo sostenibile e innovazione sociale, con un solido background in governo del territorio e rigenerazione urbana. Attualmente volontario presso l'Istituto Scholé Futuro - Rete WEEC, si dedica con entusiasmo alla comunicazione e alla gestione di eventi, promuovendo iniziative che valorizzano l’ambiente e la comunità. La sua visione integra cura del territorio, partecipazione attiva e sensibilizzazione, contribuendo a costruire un futuro più equo e resiliente.
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