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PM 2.5, il particolato fine che non conosce fine

| Carola Speranza

Tempo di lettura: 4 minuti

PM 2.5, il particolato fine che non conosce fine

La pandemia dell’inquinamento continua a contagiare. Unico vaccino possibile? Il cambiamento delle politiche attuali. Sarebbe questa la sola soluzione possibile per un paese, come l’Italia, che ha la seconda città europea più colpita da morti premature a causa del PM 2.5.

Nell’introduzione in un nuovo report di Hei, The Health Effects Institute, organizzazione non profit che dal 1980 fa ricerca scientifica sugli effetti dell’aria inquinata sulla salute umana, lo si afferma chiaramente: nonostante i livelli di inquinamento nell’aria stiano diminuendo, in diverse parti del mondo, sono state constatate diverse relazioni tra il rischio di mortalità prematura e l’esposizione a lungo termine al particolato fine (PM2.5).

Il particolato fine, o PM2.5

Prima di procedere con l’analisi del report, sarà necessario soffermarsi sulla definizione di questa polvere sottile, soggetto centrale dell’inchiesta. Secondo Viias, minore è la dimensione della particella degli inquinanti particolati, maggiore è la loro capacità di penetrazione nel sistema respiratorio. Il Particolato fine ha un diametro inferiore o uguale a 2,5 µm: è quindi inferiore a 2,5 millesimi di millimetro. Questa sua dimensione gli permette di classificarsi come “polvere toracica”: in grado di penetrare nella trachea, nei bronchi e nei bronchioli.

Sempre secondo Viias sono tre le principali sorgenti antropiche del particolato fine.

  • la combustione di combustibili fossili (in particolare gasolio e carbone) e biomassa da parte di motori, riscaldamenti domestici, impianti industriali, inceneritori, centrali elettriche;
  • le lavorazioni agricole;
  • l’usura dei manti stradali, dei freni e delle gomme delle vetture.
Aerial view of the smog and fog that covers the Po Valley in Italy. Landscape from airplane window. Pollution due to low rain and no wind. In the background the Alps, FONTE: UNSPASH.

Il particolato fine ha un effetto diretto sulla salute umana

Il report di Hei, citato all’inizio dell’articolo, afferma come l’esposizione a lungo termine con il particolato fine abbia un effetto diretto sullo stato di salute delle persone, in tutto il mondo.

“A veritable body of evidence for associations between exposures and health based on different populations and age ranges, and from countries with different cultures, geographies, and health care systems.”

Con l’analisi di diversi stati, diversi sistemi sanitari e popolazioni di diverse fasce di età, l’inchiesta dimostra come il problema sia di respiro internazionale, collegandolo direttamente al tema del cambiamento climatico. La novità del report è data dalla constatazione che l’aumento del particolato fine, e in generale delle polveri sottili, sia anche causa dell’aumento di un tasso di mortalità prematuro. Per questo l’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente, ha posto la sua attenzione, attraverso un nuovo report pubblicato nel gennaio del 2022, sulle morti premature causate dal Pm 2.5. Sono dati allarmanti che riguardano l’Europa, ma soprattutto l’Italia.

In Europa e in Italia si muore di PM 2.5

La lunga esposizione al particolato fine comporta problemi cardiovascolari e respiratori. Secondo le analisi dell’Oms, vi sono comprovati legami con l’emergere di tumori e di altre patologie come l’obesità, il diabete, disturbi neurologici sia nei bambini e sia negli adulti. Oltre a esacerbare problemi di salute preesistenti.

-Air pollution is a major cause of premature death and disease, and is the single largest environmental health risk in Europe.-

– Air pollution: how it affects our health – Eea

Secondo il report EEA, poi ripreso da Openpolis, in Ue sono 307mila le morti premature causate dal particolato fine nel 2019 e l’Italia risulta essere uno dei paesi maggiormente colpiti dal problema.

Cremona è la città che conta il maggior numero di morti premature legate al Pm 2.5, seguono Brescia, Mantova e Padova. Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia europea per l’Ambiente, Cremona, in Europa, è seconda solo a Nowi Sacz, in Polonia. Si classifica al terzo posto Slavonski Brod, in Croazia, seguita da diverse città della Pianura Padana.

 

Il caso di Cremona e i legami tra il particolato fine e il Covid

Subito dopo Codogno, che dista a meno di 30km, la regione cremonese è stata la prima a riempire le terapie intensive. Secondo i dati riportati da L’Espresso, è solo seconda, dopo Bergamo, per eccesso di mortalità, nel periodo compreso tra il 20 febbraio e il 31 marzo del 2020. L’allarme era già stato lanciato nel gennaio del 2019 da Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Agenzia di tutela della salute Val Padana, il quale denunciava un 33% in più di frequenza di ospedalizzazione, a Cremona, per le patologie respiratorie, rispetto ai comuni limitrofi. Le incidenze più elevate si possono riscontrare anche nella mortalità a causa di tumori ai polmoni e leucemia. Per quest’ultima i casi sono dell’81% in più rispetto ai comuni limitrofi. A Cremona, ai fumi dell’acciaieria si aggiungono l’inceneritore di rifiuti urbani; i mangimifici del Consorzio agrario e la discarica di Crotta d’Adda con migliaia di metri cubi di scorie.

Intervistato da L’Espresso, Marcos Orellana, Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha affermato che una maggiore esposizione all’inquinamento rende le persone più suscettibili al Covid-19 e, quindi, soggetti incolpevoli di una doppia ingiustizia ambientale.

“Non dobbiamo dimenticare l’origine zoonotica del virus, per cui tanto più l’uomo invade gli spazi naturali, distrugge le foreste e le specie, tanto più il virus entrerà a contatto con l’uomo.”

Lo scorso anno l’Onu ha infatti sancito come diritto all’umanità l’accesso all’ambiente, all’acqua e soprattutto all’aria pulita. Diritto che, secondo il Relatore Speciale, è visibilmente compromesso in diverse parti del territorio italiano e questo è anche dovuto all’aumento del PM 2.5

“In Italia ci sono territori in cui il diritto alla vita, alla salute, all’acqua potabile, a un cibo e un ambiente sani sono seriamente minacciati. Sono preoccupato.”

Scrive per noi

Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.