L’importanza di alimentare la rete: l’intervista a Michele Sbaragli, docente della Summer School

Ancora un’intervista ai docenti e formatori della Rete WEEC Italia.  Michele Sbaragli si occupa da circa vent’anni del “Bosco Didattico” di Perugia e dal 2009 coordina le attività di EAS presso l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale dell’Umbria. Anche per lui le domande vertono sui 4 temi individuati dalla redazione: formazione, educazione ambientale, le esperienze nel network e la Summer school. 

Qual è la sua formazione? Cosa l’ha portata ad occuparsi di educazione ambientale?

Io sono Biologo Molecolare. Nei primi anni di formazione mi sono occupato di genetica e divulgazione scientifica. In realtà seguo l’Educazione Ambientale dal 1998 poiché l’ambiente è stata una mia grande passione da sempre. Ho maturato le prime esperienze in diverse associazioni ambientaliste e da circa un ventennio mi occupo del “Bosco Didattico” di Perugia, un vero e proprio “museo vivente” di specie arboree e floreali sulle rive del fiume Tevere. Dal 2009 lavoro presso l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale dell’Umbria dove coordino le attività di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità. Sono anche membro del Gruppo di Lavoro Nazionale per l’ EAS del SNPA.

Cos’é per lei l’educazione ambientale? Perché è importante?

La mia visione dell’Educazione Ambientale è legata alla critica del modello di sviluppo insostenibile attuale e alla costruzione di un nuovo “umanesimo” che sappia rimettere in moto il senso di “condivisione” delle risorse e disarticolare quello dell’ “appropriazione”. È necessaria una fase di democratizzazione delle problematiche ambientali. Tutto ciò per la salvaguardia della nostra salute, per il benessere collettivo dell’umanità, della biodiversità, del cibo, dei cicli in cui tutto è “interconnesso”. Tutto ciò è importante perché, come si interrogava Italo Calvino nelle “Lezioni Americane”, dobbiamo capire “cosa vogliamo portare nel III millennio”; l’Educazione Ambientale ha il grande ruolo di portare il pensiero “ecologico”, fatto di saperi critici, capacità di comprendere le relazioni e soprattutto costruire una cultura che diventi comportamento. È questa la grande sfida dell’Umanità e il cosiddetto “fenomeno” “Greta Thumberg”, con milioni di ragazzi in piazza per il Clima, non è un “fenomeno”, è il risultato del lavoro silenzioso e incessante che educatori ambientali hanno fatto e stanno facendo da decenni.

Come è entrato nella Rete WEEC? Che esperienze le ha permesso di fare?

Sono entrato nella rete WEEC a seguito dell’esperienza maturata nella Summer School del 2015 a Porano. Una esperienza significativa durante la quale ho incontrato colleghi e compagni di strada con i quali sento un forte legame personale. Ho avuto modo di accrescere professionalmente in un ambiente stimolante, imparando molto e mettendo sempre in discussione il mio modo di lavorare attraverso il confronto con le esperienze degli altri. Una delle esperienze più significative è stata rappresentare la WEEC durante le giornate formative per docenti organizzate dal MIUR nel 2018. Una esperienza davvero qualificante. Inoltre essere a contatto, in rete, permette di alimentare le proprietà “emergenti” delle nostre professionalità.

Perché consiglia di partecipare alla Summer School? Può raccontarci qualcosa sul suo laboratorio?

Partecipare alla Summer School è importante per la propria formazione di educatori, ma anche per alimentare linguaggi, metodologie e risorse che solo nella rete si possono esperire. Lo raccomando a chi è un educatore, a chi lo vorrebbe essere e a chi ha modo di confrontarsi con i “contesti educativi” in genere. L’ ambiente e le tematiche ambientali sono oggi il paradigma di democrazia, diritti, salute, giustizia, sviluppo ed è necessario essere “ecologicamente consapevoli” per poter esercitare la cittadinanza a qualsiasi livello. Il laboratorio che proporrò (“La cassetta degli attrezzi dell’EAS: progettare e costruire attività di EAS”) sarà incentrato su come costruire un laboratorio di EAS per diverse tipologie di fruizione focalizzando l’attenzione sugli aspetti pratici e quindi cosa utilizzare e come, quali linguaggi e vocabolari e come impostare un progetto educativo tenendo conto dell’obiettivo nelle quattro dimensioni della sostenibilità. Spero inoltre di arrivare a una elaborazione di attività originali da parte dei corsisti che potrebbe essere l’innesco dell’elaborazione di una proposta progettuale propria della WEEC.

Annabelle de Jong

Laureata in Psicologia clinica, ha studiato il rapporto tra psicologia e ambiente. Da sempre appassionata di natura, è capo scout CNGEI e presta servizio civile presto l'Istituto per l'Ambiente e l'Educazione Scholé Futuro Onlus.

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