Sulle tracce delle “tabacchine” di Torino: una camminata per ricordare le loro storie
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Dopo la prima camminata dell’anno con l’associazione Camminare Lentamente, in cui abbiamo ripercorso le avventure dello scrittore Emilio Salgari (qui l’articolo), sabato 9 maggio abbiamo voluto dedicare il secondo appuntamento del ciclo di passeggiate dedicate a personaggi storici, alle operaie dell’ex Manifattura Tabacchi di Corso Regio Parco di Torino: le cosiddette “tabacchine” o “sigaraie”.
La scelta della data non è stata casuale. Infatti, proprio il 9 maggio 1906 fu indetto lo sciopero generale più importante avvenuto negli oltre due secoli di storia della manifattura, in cui le operaie chiesero a gran voce la riduzione dei prolungati orari lavorativi.

L’appuntamento si è aperto con una breve introduzione al tema della camminata, cui ha contribuito una partecipante, Alessandra Zanettini, autrice di un racconto ispirato proprio alle tabacchine all’interno del volume Le torinesi ribelli. Diciannove storie per raccontare (2024) edito da Neos Edizioni e curato da Loredana Cella.
Successivamente, ci siamo addentratə nel Parco della Colletta, raggiungendo il punto di confluenza fra i fiumi Po e Dora, per poi percorrere tutto il parco costeggiando il fiume Po.

Nel corso della camminata, ci siamo fermatə per brevi tappe in cui, in una pluralità di voci, abbiamo raccontato le origini della manifattura e, soprattutto, le pessime condizioni lavorative in cui le operaie erano costrette a lavorare, come ad esempio i lunghi orari di lavoro, l’assenza di pause e la retribuzione a cottimo. Le donne, che ricoprivano quasi interamente la forza lavoro della fabbrica, si occupavano principalmente di confezionare i sigari e spesso sviluppavano gravi conseguenze sulla salute, come malattie respiratorie ed eczemi, a causa dell’esposizione al tabacco e alle colle, a cui si aggiungeva un diffuso consumo di alcol legato ai ritmi lavorativi pesanti.
A differenza delle donne, i colleghi uomini, che ricoprivano perlopiù ruoli di dirigenza, ricevevano salari fissi e avevano orari lavorativi più brevi.



La scelta di raccontare le storie delle tabacchine è nata dalla volontà di dare voce a delle figure femminili poco conosciute o dimenticate, che però hanno avuto un ruolo fondamentale nella sfera dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori della città di Torino (e non solo). Le operaie rappresentano infatti le pioniere delle lotte operaie.
Un elemento molto interessante, se non il più interessante, che è emerso durante la camminata è stato scoprire il senso di appartenenza e la solidarietà che accomunava le sigaraie. Innanzitutto, il mestiere spesso veniva insegnato dalle operaie più anziane alle nuove arrivate. Le stesse avevano inoltre creato una rete di mutuo supporto per cui, se alcune operaie rimanevano indietro con la produzione giornaliera, altre compensavano aumentando la propria produzione. Le operaie che venivano aiutate si sdebitavano successivamente ricambiando il favore.




L’ultima tappa della camminata si è svolta proprio davanti all’ingresso dell’ex manifattura, dove abbiamo parlato dell’evoluzione delle condizioni delle lavoratrici, dalla sua apertura nel 1768 fino all’anno in cui la fabbrica chiuse i battenti, nel 1996.
All’inizio del Novecento, le sigaraie rappresentano una forma di lavoro femminile già relativamente emancipata, nonostante la dura disciplina, lo sfruttamento e i pregiudizi sociali. Tuttavia, con il passare dei decenni, soprattutto dopo le due guerre mondiali, il ruolo delle donne nel lavoro industriale e anche delle tabacchine si evolve ulteriormente: aumentano le tutele, si affermano i diritti sindacali e si riducono gradualmente le disparità più evidenti rispetto agli uomini.
Per ultimo, abbiamo riportato la testimonianza di una delle ultime tabacchine, Maura Fenoglio, secondo cui, grazie al frutto delle lotte delle prime tabacchine, lei e altre sue colleghe hanno potuto godere di molti più diritti, tra cui: spazi più gradevoli, cibi freschi e la presenza fissa di un’infermiera, oltre che di un medico in alcuni orari predefiniti.
La testimonianza di Maura Fenoglio ci ha aiutato anche a ricordare che scioperare e scendere in piazza per chiedere più diritti e tutele, qualsiasi sia la motivazione primaria (cambiamenti climatici, guerre, lotte transfemministe, comunità LGBTQIA+…) ha portato in passato e può portare ancora oggi a dei cambiamenti reali e concreti.

Per molte persone la storia della Manifattura e delle sue operaie è stata una scoperta; chi invece la conosceva già in parte ha avuto l’occasione di approfondirla e guardarla con occhi nuovi. In questo senso, le camminate possono essere un modo prezioso per conoscere, riscoprire e condividere storie da prospettive diverse.
Anche questo è fare educazione ambientale: imparare a leggere i territori attraverso le persone e le memorie che li hanno attraversati.
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Scrive per noi

- Eleonora Possetto
- Eleonora Possetto è laureata in Lingue e in Turismo culturale e sostenibile ed è da sempre appassionata di letteratura, viaggi ed ecologia. Ha maturato esperienze di volontariato nel campo dell'ambientalismo e dei diritti civili ed è attualmente impegnata nel Servizio Civile Ambientale presso l'Istituto per l'ambiente e l’educazione Scholé futuro.
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