Le donne contro la guerra

Nel secondo dopoguerra si rafforza un impegno contro la guerra sempre più rilevante e capillare. Il fascismo aveva educato le donne a fare i figli per la guerra; invece, le donne i figli devono farli per la pace e per un mondo migliore. La pace era una condizione per costruire il paese, ma anche per le donne, per poter avere un ruolo diverso in una società diversa.

(Nell’immagine di apertura: 1967, la protesta contro la guerra del Vietnam in una celebre foto di Marc Riboud)

Le donne con le loro organizzazioni di massa, come UDI – unione donne italiane, in primo luogo furono le prime nell’immediato secondo dopoguerra ad assumere la difesa della pace quale bene supremo ed attivarsi con un multiforme impegno.

Per l’UDI la centralità della questione della pace è posta nel secondo congresso nazionale a Milano nel 1947 quando i lavori congressuali si chiudono proprio con un comizio per la pace al Castello Sforzesco.

Si rafforza così un impegno contro la guerra sempre più rilevante e capillare, diffuso in tutto il paese. Da ricordare nel novembre 1947 la settimana della pace e la giornata della pace nel 1948. Nel secondo dopoguerra, l’impegno delle donne è caratterizzato dalla raccolta delle firme per abolire la guerra. Alla fine della campagna saranno oltre 3 milioni di firme consegnate al presidente della Repubblica De Nicola nel corso delle importanti assise della pace a Roma e poi a Benjamin Cohen segretario generale dell’ONU a Parigi da una delegazione giunta dall’Italia.

Le donne iniziatrici di un movimento di popolo

Nel 1942 in Puglia le donne furono protagoniste di una protesta contro la guerra.

Alla campagna per la pace, le donne si sono dedicate come a una missione – scrive su L’Unità del 13 marzo 1948 Marisa Rodano – ne sono prova le centinaia di migliaia di firme raccolte. Dai più piccoli paesi di montagna ai grandi agglomerati urbani, casa per casa, villaggio per villaggio. Ne sono una prova le imponenti manifestazioni avvenute in tutta Italia in quei mesi, che hanno riunito in un appassionato dibattito intorno al problema dell’abolizione della guerra, donne di tutti i ceti, di tutte le condizioni, di tutte le categorie.

È la prima volta che si sviluppa nel nostro paese un così grande movimento di popolo di cui le donne sono iniziatrici e dirigenti. Corteo di donne a Milano e assise di Roma: la più grande manifestazione femminile nazionale per la pace dove sfilano con una coreografica manifestazione le bandiere della pace e ben 50 mila delegate giovani e anziane, operaie e contadine, massaie e intellettuali.

Iniziative svariate e creative

Sono rappresentanti di milioni di altre donne, della maggioranza delle donne di Italia; esse venivano a Roma per testimoniare a tutto il paese della loro raggiunta maturità politica e della loro decisa volontà di lottare per il mantenimento della pace.

L’impegno è diffuso e capillare.

Si mettono in atto svariate e creative iniziative da un capo all’altro della penisola, manifestazione di vedove di guerra, corone ai monumenti ai caduti e sulle lapidi di partigiani, cucitura e inaugurazione di bandiere della pace, convegni e incontri, comizi e poi le postine della pace e le visitatrici della pace.

E la bandiera pellegrina della pace. Le fiaccolate per la pace e anche le borse di studio per la pace.

Voglia di pace

L’8 marzo del 1950 è celebrato in tutta Italia con iniziative a sostegno della campagna sui cinque punti del comitato mondiale della pace e della “Lettera a Einaudi” con la quale si chiede al presidente della Repubblica che le forze di polizia in servizio alle manifestazioni di lavoratori non siano dotate di armi da fuoco, visti i ripetuti eccidi di lavoratori a Melissa, a Torremaggiore, Montescaglioso a Modena eccetera. La pace era una condizione per costruire il paese, ma anche per le donne, per poter avere un ruolo diverso in una società diversa. Prima di questa mobilitazione contro i patti di guerra, le donne avevano partecipato all’iniziativa lanciata dall’UDI alla fine del 1947 con le donne per una grande crociata di pace. Sono state raccolte in Italia 3 milioni di firme di donne per il disarmo e per mettere fuori legge le armi nucleari. Le firme raccolte nel corso di questa campagna sono poi state portate all’ONU da una delegazione di donne.

E soprattutto la voglia della pace, della possibilità di vivere in una società in cui i conflitti fossero risolti non con le guerre. E si ricordino le famose bandiere iridate, quelle a strisce colorate con la colomba di Picasso.

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Approfondimenti su guerra e pace

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Manifesti raccontano…Le molte vie per chiudere con la guerra, a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese, Recensione di Laura Tussi, Prefazione di Peter Van Den Dungen, coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace e Joyce Apsel, Università di New York

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Scrive per noi

Laura Tussi
Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.

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Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.

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