La partecipazione dei cittadini. Una chimera sempre più lontana?
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Una signora, piangente e arrabbiata, è intervenuta sostenendo che a fatica è riuscita a sistemare la sua antica casa del ‘600 e vedeva passeggiare nel suo cortile i tecnici dell’impianto senza essere informata di nulla; un agricoltore aveva trovato nei suoi campi dei fuoristrada riconducibili alla ditta eolica; un giovane che sta sistemando la casa dei nonni per andare ad abitarci, vedeva nella vicina strada tecnici che telemetravano. Eppure nessuno è stato avvertito di quello che sarebbe dovuto avvenire, nessuna forma di partecipazione.
Nel corso del 2025 sono stati depositati presso il Ministero dell’Ambiente, progetti per 236 aerogeneratori alti ben 200m, disposti lungo l’appennino umbro-marchigiano. Sono i dati dei ragazzi della TESS che riportano con precisione meticolosa, seguendo tutti i procedimenti sui portali del MASE, delle regioni e province interessate.
Il sindaco di Apecchio (PU) ha voluto un’inchiesta pubblica perché nel suo territorio sono previsti ben 3 impianti eolici, alcuni dei quali hanno localizzazioni coincidenti per gli aeromotori. Quelle riportate sopra sono le dichiarazioni di questa inchiesta, debitamente registrate e dichiarate, di chi è il proprietario dei terreni e delle case interessate. Il sindaco di Mercatello sul Metauro (PU), si indigna perché sul territorio comunale convergono tutte le linee elettriche degli impianti circostanti. Ha avuto la sfortuna di avere inserito, ai confini dell’Umbria, una sottostazione a 132 mila volts, che permette così il convogliamento, come un hub unico, dell’elettricità prodotta. Il tutto metterà in discussione la bandiera arancione, che questa cittadina ha faticosamente conquistato.
La terna proprietaria della stazione aveva garantito che non avrebbe ingrandito, anzi avrebbe mitigato con alberatura (non attecchita), la sottostazione; invece l’elettricità arriverà anche dall’Umbria, dalla Romagna e dalla Toscana, che ha deciso un parco eolico senza appropriata consultazione. Alcuni aeromotori coincidono col metanodotto Brindisi-Minerbio e con la ormai famosa strada Fano-Grosseto, tutte opere che sconvolgeranno i bellissimi territori dell’appennino centrale.
Il fiorente (ma non produttivo) mercato dell’energia eolica
L’accesso agli atti detenuti dagli enti, ha dimostrato che la produzione eolica è troppo bassa nell’appennino marchigiano, non conveniente, perché non raggiunge il limite delle 2000 ore equivalenti. Infatti, i dati provenienti dall’unico impianto esistente da 10 Mw, in comune di Apecchio (PU), dimostra che in 9 anni di funzionamento (senza togliere l’energia di autoconsumo) ha raggiunto una produzione media di 1817 ore eq. all’anno, come se funzionasse ininterrottamente per 2,5 mesi alla massima potenza. Ci si chiede quindi: perché non dare i contributi sull’energia prodotta, invece che, come avviene, sulla potenza installata?
Cosa sta accadendo? Il decreto sulle energie rinnovabili del 2003 è stato modificato il 25 novembre 2024, nell’art. 12 che definiva alcune direttive di comportamento in merito agli impianti rinnovabili. La parte che prevedeva il rispetto degli aspetti storici, culturali, ambientali e paesaggistici è stata decisamente tolta, così come è stata eliminata la frase “svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità stabilite dalla L. 241/90”. A dire la verità questo non è che sia molto importante, dato che tale norma non solo dispone l’accesso agli atti, bensì anche tutte le procedure delle conferenze dei servizi che regolamenta.
All’articolo 7 dello stesso decreto è ben citato che qualora l’amministrazione ravveda altri interessati quali vicini, confinanti ed espropriandi, questi devono essere avvisati del procedimento, come il committente. Le tavole catastali richieste al progettista dall’ente, permettono di riconoscere tutti i nominativi interessati. La scelta voluta dal governo, per favorire l’ingresso dei privati nella produzione di rinnovabili, sta calpestando proprio il diritto partecipativo delle comunità, che non possono manifestare il loro diritto di parola perché viene tolto loro il diritto all’informazione.
Si sta trasgredendo anche la legge che applica la Convenzione di Aarhus, che dichiara oltre l’accesso alle informazioni ambientali, alla giustizia amministrativa agevolata, la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali che influiscono sull’ambiente.
Lo strano è, che se si va sul sito del MASE, lo stesso che autorizza questi mega impianti, a proposito, si può leggere:
“La Convenzione di Aarhus rappresenta il principale strumento internazionale giuridicamente vincolante di attuazione e implementazione dell’idea di democrazia ambientale, collegando i diritti ambientali e i diritti umani. Introducendo tale collegamento diretto, la Convenzione di Aarhus rappresenta la più compiuta codificazione dei diritti di partecipazione del pubblico in materia ambientale a livello internazionale.
L’articolo 1 “Per contribuire a tutelare il diritto di ogni persona, nelle generazioni presenti e future, a vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, ciascuna Parte garantisce il diritto di accesso alle informazioni, di partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale in conformità delle disposizioni della presente convenzione” contiene l’impegno a garantire alle generazioni presenti e future il diritto di vivere in un ambiente salubre, insieme a tre diritti ambientali procedurali: l’accesso alle informazioni ambientali, la partecipazione pubblica e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.”
Se vogliamo essere più approfonditi, possiamo scaricare il rapporto sull’attuazione della convenzione di Aarhus, il quinto disponibile, vi possiamo leggere che le norme che la rendono operativa sono la L. 241/90, nominata ben 11 volte, nonché il D.L.vo 195/2005 sull’accesso ai dati ambientali, citato 8 volte. Quindi il tutto conferma l’applicabilità dell’art. 7, su scritto. Eppure i diritti partecipativi rientrano nella grande schiera dei diritti umani.
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