Skip to main content

Rinnovabili senza speculazioni

| Giuseppe (Peppe) Dini

Tempo di lettura: 6 minuti

Rinnovabili senza speculazioni
L’Appennino è sotto l’assalto di impianti eolici poco produttivi. Per contrastare la speculazione sulle energie rinnovabili è nata una coalizione di oltre 130 realtà: la Tess. In questa intervista, le proposte alternative e i motivi della protesta contro interventi che rispondono più a ragioni speculative di profitto che a criteri ecologici e rispettosi dei diritti di persone e dell’ambiente.

(Nell’immagine di apertura, l’impianto eolico di Monte dei Sospiri, comune di Apecchio, PU – le foto dell’articolo sono di Peppe Dini)

È da un paio di anni che nell’Appennino centrale si assiste a un assalto sfrenato di torri eoliche.

Al momento in cui scrivo, sono 281 torri eoliche con colonne da 125 metri, pale da 75 metri di lunghezza e potenza di 6 milioni di watt ciascuna: 120 nella dorsale marchigiana, 95 nell’appenino umbro, 66 nei crinali toscani. Ciò è dovuto sia al decreto Draghi che all’eliminazione (novembre 2024) nel decreto delle energie rinnovabili del 2003, dell’articolo 12 che prevedeva per questi impianti il rispetto delle normative e dei vincoli storici, culturali, paesaggistici, ambientali, così come le modalità di rispetto dei procedimenti della L.241/1990. Perciò, i proprietari dei terreni confinanti, dei dirimpettai, dei viciniori ed espropriandi non vengono più avvisati di ciò che sta accadendo nei loro terreni.

Alcuni numeri dell’eolico

2.000 ore equivalenti (2,8 mesi/anno) costituiscono la soglia di convenienza economica per gli impianti eolici.

Le ore equivalenti rappresentano il numero di ore di funzionamento degli impianti alla massima potenza e sono direttamente legate all’energia effettivamente prodotta nell’anno.

L’impianto eolico di Monte dei Sospiri

L’impianto eolico di Monte dei Sospiri (comune di Apecchio, PU), da 10 MW (5 torri da 2 MW ciascuna), in 9 anni ha prodotto una media di 2.300 ore equivalenti all’anno (3,2 mesi), appena sopra la soglia di convenienza economica, senza togliere energia per autoconsumo.

L’impianto eolico di Mercatello sul Metauro (PU) ha sei torri da 6 Mw ciascuna, con un costo di dismissione di 2.350.000 €; fondazioni da 3-5 metri di profondità, con 32 tiranti profondi in base alla durezza del suolo; raggio di fondazione 13 m; costo dell’aeromotore 5.640.000 €; costo dell’impianto nel complesso: 73 milioni di euro.

Così la TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) si è impegnata a divulgare le informazioni relative alle Installazioni, a effettuare le osservazioni e a proporre soluzioni. Ho proposto a Simone Vitaletti, uno dei più fervidi attivisti della Tess, un’intervista sul loro impegno. Simone lavora in una comunità sociale e studia filosofia.

Quando si è costituita la Tess? Chi fa parte della Tess?

Le associazioni ed i presidi territoriali che si stanno battendo per la tutela dell’Appennino dall’invasione dell’eolico industriale sui crinali e dai mega impianti di pannelli fotovoltaici nelle aree verdi si sono unite nella Coalizione interregionale Tess (Transizione Energetica Senza Speculazione).

Un fronte unitario di realtà coese e solidali

La Coalizione nasce in Toscana il 6 settembre del 2024, in occasione dell’incontro con l’assessore regionale dell’ambiente e dei lavori pubblici, insieme ad altre associazioni e comitati, per confrontarsi sull’individuazione delle aree idonee alle FER (Fonti di Energia Rinnovabili), come previsto dal D.M. 21 giugno 2024. Il Coordinamento si è subito esteso alle regioni limitrofe: scopo dell’iniziativa è contrastare la speculazione che si potrebbe creare intorno alle FER, di salvaguardare il paesaggio e il consumo del territorio dovuto all’istallazione di tali impianti.

La Coalizione TESS è composta da un fronte unitario al cui interno coesistono oltre 130 realtà eterogenee, coese e solidali che spaziano dai comitati spontanei di cittadini, collettivi autogestiti, fino ad importanti associazioni ambientaliste di livello locale, regionale e nazionale, tra cui: Montain wilderness Italia, Altura Associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti, Onda Organismo nazionale difesa alberi, Gufi – Gruppo unitario foreste italiane, Amici della Terra, Italia nostra Maremma toscana Aps,  Atto Primo salute ambiente cultura, Aiace (Associazione italiana per l’ambiente, la cultura e le emergenze), Lac Marche, Lupus in Fabula, Cai sez. Fabriano (AN), Anpi sez. Sassoferrato (AN).

Una manifestazione della Tess.

Tutti questi soggetti hanno deciso di unirsi sotto il nome di Transizione Energetica Senza Speculazione (TESS, appunto).

Scelte poco ecologiche

Quali sono stati i motivi trainanti?

Negli ultimi anni, l’Unione europea ha lanciato ambiziosi programmi per contrastare la crisi climatica. Ma la traduzione concreta di queste politiche, secondo molti osservatori critici, si è concentrata quasi esclusivamente sul potenziamento della produzione energetica – e non sempre in modo sostenibile.

La costruzione accelerata di impianti eolici, fotovoltaici e perfino di centrali nucleari di “nuova generazione” viene presentata come l’unica via per salvare il pianeta. Tuttavia, cresce il numero di voci che denunciano come queste scelte, più che ecologiche, rispondano a logiche industriali e geopolitiche: garantire una maggiore autonomia energetica in un contesto globale in rapido cambiamento, dove l’Europa perde centralità e si affacciano nuove alleanze.

In questo scenario si inserisce Tess, una nuova rete che raccoglie oltre centotrenta realtà tra comitati, associazioni e comunità locali, nata con l’obiettivo di riportare al centro della transizione i territori, l’ambiente e le persone.

Secondo Tess, l’attuale modello rischia di trasformarsi in una nuova forma di colonialismo energetico, dove la retorica verde nasconde interessi economici e finanziari. I progetti impattanti vengono spesso calati dall’alto, senza coinvolgimento reale delle comunità locali, e con conseguenze ambientali e sociali tutt’altro che marginali.

La richiesta è chiara: una transizione energetica giusta, equa, partecipata – che non sacrifichi paesaggi e territori sull’altare del profitto.

Proprio in questo momento storico così delicato per la natura e per l’uomo, non possiamo pensare che si possa produrre “energia pulita” a scapito dei boschi, della qualità delle acque, dei suoli o dei crinali dell’Appennino e, se ciò avviene, non è affatto “energia pulita”.

La proposta di soluzioni alternative

Di cosa si occupa la Tess? Quali iniziative state portando avanti?

Tess non si occupa solo di valutare i possibili impatti dei megaimpianti o di opporsi ad essi. La coalizione, invece, si impegna praticamente a risolvere il problema, individuando soluzioni alternative. A partire dall’autunno 2024 la Coalizione Tess ha inviato alla presidente dell’Umbria e all’assessore all’Ambiente della Regione Marche, un documento scientifico redatto con la consulenza di esperti dove sono stati evidenziati i rischi legati al consumo di suolo agricolo, al dissesto idrogeologico, all’abbattimento di boschi e alla perdita di biodiversità delle aree naturali.

Nello stesso documento, precedentemente trasmesso alle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna, sono state evidenziate anche le modalità attraverso cui è possibile raggiungere gli obiettivi energetici del 2030

Ha proposto diversi incontri pubblici dal comune di Apecchio (PU) a San Severino Marche (MC) due convegni nazionali in provincia di Firenze coinvolgendo diversi professori universitari. Inoltre il Gruppo di osservazione, collabora localmente per evidenziare criticità e interventi da inviare nei procedimenti. Numerose anche le manifestazioni promosse come quella del 2 aprile abbiamo partecipato alla manifestazione di Piazza Roma ad Ancona per fermare il presunto disastro ambientale attribuito alla Raffineria Api rilevato dall’Arpa Marche nel 2016).

Il 14 giugno 2025 eravamo a Jesi in 5.000, tra associazioni, collettivi e comitati, contro la realizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti pericolosi e dell’amianto Edison.

Inoltre abbiamo partecipato al presidio avanti al Parlamento europeo a Bruxelles mercoledì 5 giugno 2025 per chiedere una moratoria per turbine eoliche onshore e offshore e per i pannelli fotovoltaici su terreni agricoli, un rafforzamento del quadro democratico, con un’efficace consultazione dei cittadini e il rispetto delle carte costituzionali, l’eliminazione dell’idea fuorviante di “interesse pubblico prevalente” per l’energia eolica e solare.

Gravi ricadute su fauna e avifauna e sull’agricoltura di qualità, sull’artigianato e sul turismo

Quali sono le motivazioni che vi spingono all’impegno? Perché impegnarsi contro il vento?

Questi grandi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili risultano incompatibili con il contesto paesaggistico, storico-culturale, socioeconomico ed ambientale dell’Appennino marchigiano. Gli impianti eolici, configurandosi come centrali elettriche connesse alla rete nazionale, comportano attività industriali a elevato impatto ambientale, richiedendo estesi scavi, fondazioni profonde, la creazione di nuove infrastrutture viarie e l’ampliamento di quelle esistenti per il trasporto di materiali e componenti di grandi dimensioni, con un elevato rischio di compromissione grave degli ecosistemi.

Sussiste un concreto rischio di compromissione irreparabile del paesaggio delle aree naturali dell’Appennino umbro-marchigiano, con inevitabili ricadute negative sulle fragili attività economiche locali basate sull’agricoltura di qualità, sull’artigianato e sul turismo, settori già duramente colpiti dagli eventi sismici degli ultimi decenni e da una persistente crisi industriale, con conseguente ulteriore impoverimento delle comunità locali.

A nostro parere, la realizzazione di impianti eolici industriali in Appennino risulta incompatibile con il Regolamento Ue sul PNRR, in quanto, pur rientrando l’eolico tra le fonti energetiche ammesse, devono essere compatibili con gli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e della salute degli ecosistemi.

Gli impianti eolici rappresentano un pericoloso fattore limitante per la fauna selvatica, in particolare per l’avifauna (rapaci) e i chirotteri (pipistrelli), sia per impatto diretto (collisioni) sia per la perdita di habitat, ma anche per l’avifauna migratoria. I valichi montani sono, infatti, “corridoi” faunistici di vitale importanza per gli uccelli migratori.

Puntare su comunità energetiche rinnovabili e sullo sfruttamento di aree già edificate

Come vorreste l’impegno per lo sviluppo sostenibile?

Come coalizione interregionale Tess, esortiamo le amministrazioni locali a costituire un tavolo di lavoro permanente in vista di un fronte comune a difesa dei nostri crinali, contro l’invasione dell’eolico industriale e del fotovoltaico a terra nelle aree interne.

Alla Regione si chiede innanzitutto di approvare la legge per l’individuazione delle aree idonee e non idonee, al fine di raggiungere un equilibrio tra la protezione dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità e gli obiettivi di produzione di energia da fonti rinnovabili, sottolineando l’esclusione dell’Appennino umbro-marchigiano dalle zone in cui costruire.

Si dovrebbe invece puntare su comunità energetiche rinnovabili e sullo sfruttamento delle aree già edificate, da riconvertire in ottica sostenibile. In generale, la lotta al cambiamento climatico dovrebbe inserirsi in una pianificazione di settore e non dipendere da scelte arbitrarie e unilaterali di imprese private che, con un’invasione speculativa, perseguono esclusivamente i propri interessi economici.

I dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) evidenziano  che l’implementazione delle rinnovabili non necessita di impattare significativamente sul paesaggio e consumare ulteriore suolo. Sfruttando gli edifici disponibili (la superficie netta delle coperture dei fabbricati disponibile può variare da 757 a 989 km2 – quasi 100.000 ettari), ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile complessiva previsto dal PNIEC al 2030.