Il rapporto uomo-natura raccontato in versi da Amitav Ghosh
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Venerdì 19 novembre al Circolo dei Lettori l’antropologo, scrittore e giornalista Amitav Ghosh ha presentato il suo ultimo libro “Jungle nama. Il racconto della giungla”. Attraverso il racconto di una leggenda indiana, il cui tema principale è l’equilibrio che bisogna trovare tra i bisogni degli umani e quelli dei non umani, l’autore affronta l’emergenza della crisi climatica.
Nella più grande foresta di mangrovie al mondo, le Sundarbans, questa storia è considerata un manuale di vita. Amitav Ghosh, infatti, attinge a questa fonte del passato per riscoprire l’attualità delle tematiche rappresentate e, riprendendo una delle forme originarie, l’autore riscrive la leggenda in versi. Perché proprio in versi? Perché nei versi “c’è un elemento soggettivo che fa sì che tutto sia possibile. Se fosse stata scritta in prosa, questa storia sarebbe stata considerata qualcosa di folle”. Inoltre, i versi rendono il racconto accessibile anche ai più piccoli: è un libro che deve essere letto ad alta voce, sostiene l’autore, cosicché la cantilena faccia riecheggiare i miti narrati nelle menti dei bambini. Anche la decisione di inserire delle illustrazioni, curate da Salman Toor, ha uno scopo ben preciso. Narrazione e illustrazioni quindi entrano in una dimensione dialogica che permette al lettore di immergersi in pieno nella storia. E soprattutto di comprenderla e assorbire ciò che viene raccontato.

Se all’interno della narrazione dei miti avviene un dialogo tra storie e illustrazioni, durante la presentazione del libro avviene un dialogo tra generazioni: infatti erano presenti Ines Gobetti e Giorgio Brizio dei Fridays for Future. Dalla Cop26 al ruolo – e alle difficoltà – che gli attivisti hanno nel fronteggiare la crisi climatica, tanti sono gli argomenti discussi insieme ad Amitav Ghosh. Ammettendo di credere di più nei giovani attivisti che nei leader al potere, Ghosh non può che dare ragione a Greta Thunberg, sostenendo che i politici ci stordiscono di parole ma che alla fine è tutto un bla bla bla. L’autore, inoltre, parla anche del ruolo dei media: la Cop26 ha avuto sì molta attenzione mediatica, più di quanto sia avvenuto con le Cop precedenti ma, nonostante la presenza degli attivisti indigeni a Glasgow (il cui ruolo viene finalmente riconosciuto), il problema che persiste è il continuo focus dei media sull’Occidente.
“È stata data troppa risonanza ai giovani europei e americani, come se si pensasse che la soluzione ce l’abbia l’Occidente: per questo motivo è necessario ascoltare le storie degli altri per creare ponti”
Secondo Ghosh l’elemento fondamentale per cominciare a creare questi ponti è l’aspetto umano: è necessario non dimenticare la sofferenza che la crisi climatica comporta. L’aspetto umano della sofferenza può essere efficacemente trasmesso attraverso le storie, ponti che legano i saperi. Infatti, secondo l’autore, la narrazione, “nama”, è il mezzo migliore per trasmettere l’urgenza della crisi climatica e per far ritrovare agli esseri umani un equilibrio con la Terra; equilibrio che si può raggiungere innanzitutto smettendo di sfruttare le risorse naturali. Infatti, la storia si conclude così:
Sempre grato a Bon Bibi, la sua benefattrice,
da cui ha appreso il segreto per essere felice:
sapersi accontentare di quello che si ha.
Voler sempre di più è una calamità,
un mondo ingordo e mai sazio va in sfacelo,
questo il vostro munshi ha imparato sotto il cielo.
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- Federica Benedetti
- Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.
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