“This is the decade and we are the generation”: Road to COP26, a Torino la simulazione della conferenza Onu sul clima
Tempo di lettura: 3 minuti
Domenica 24 ottobre si è tenuto il MUN (Model United Nation) al Campus Onu di Torino, organizzato da AWorld e le Nazioni Unite, per simulare la conferenza sul clima che si terrà a Glasgow dal 31 ottobre al 14 novembre.
Ci siamo, è in arrivo uno dei periodi, se non il periodo, tra i più importanti per poter cambiare le cose in materia di politica climatica. La COP, la Conferenza delle Parti, giunta alla sua 26esima edizione, sta per cominciare. Il messaggio principale fornito dall’ultimo IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), pubblicato quest’estate, è inoppugnabile: siamo in codice rosso e questa conferenza è ora necessaria più che mai. Gli stati membri dovranno riprendere in mano quanto discusso all’epoca degli accordi di Parigi, per cercare di implementare gli impegni assunti per contrastare il cambiamento climatico.
Esiste modo migliore per prepararsi a questo evento storico, se non inscenando una sua simulazione? Domenica 24 ottobre, al campus Onu di Torino, è stato organizzato da AWorld insieme alle Nazioni Unite il MUN, Model United Nation, la simulazione della conferenza Onu sul clima. Con una platea composta da 193 persone, idealmente rappresentanti dei 193 Stati membri, e con approfondimenti guidati da esperti, attivisti, imprenditori, giornalisti, influencers, changemakers e artisti, sono stati toccati tutti gli argomenti che verranno discussi a Glasgow, con la possibilità di formulare e discutere proposte da portare alla vera Conferenza.

Un richiamo all’azione
Molti i partecipanti al panel, provenienti da ambiti totalmente differenti, eppure tutti con un gran denominatore comune: l’ecosostenibilità. Giusto per citarne qualcuno: si partiva da giornalisti di fama mondiale, come Ana Maria Montero, passando per l’ecologa marina Arianna Liconti, l’imprenditore Marco Gay, arrivando fino all’influencer Giorgia Pagliuca e al climatologo Luca Mercalli. Tanti i modi utilizzati per comunicare il cambiamento climatico, e il richiamo all’azione è risultato il messaggio finale vincente. Per questo motivo, la seconda parte dell’incontro ha previsto che gli stessi partecipanti della platea conferissero fra di loro, in gruppo, dibattendo su proposte da portare alla Conferenza. Proprio come avverrà alla COP.

Tra i diversi temi trattati durante il brainstorming, la comunicazione e l’educazione sono risultate essere tra i punti più importanti su cui concentrarsi per sperare di poter contrastare questa crisi climatica. Se l’educazione deve puntare soprattutto sulle nuove generazioni, il modo in cui questa emergenza deve essere comunicata ha bisogno di una svolta per far sì che l’SOS venga recepito dalla maggior varietà di persone possibile. Ana Maria Montero spiega che è ormai inutile parlare di orsi polari e spiagge esotiche ricoperte di plastica; sono immagini troppo lontane dalla nostra quotidianità. Invece è necessario far emergere il messaggio che la crisi climatica è qui, ora, in mezzo a tutti noi, e che andrà ad intaccare la vita quotidiana di tutti. Per questo motivo, l’urgenza è quella di creare un dialogo tra persone, di fare sinergia per combattere questa emergenza insieme. Se avremo una possibilità di combattere questo codice rosso, ciò avverrà solo creando ponti tra le persone.
Tutta una “earthphonia”

Il progetto musicale Earthphonia realizzato da Max Casacci, fondatore dei Subsonica, e presentato durante la conferenza di domenica, è un esempio suggestivo di come sia possibile creare ponti attraverso metodi innovativi. Infatti, Earthphonia è stato realizzato interamente utilizzando i suoni della natura: i canti delle balene e la fusione dei ghiacciai sono solo alcuni dei protagonisti di questo progetto. È quindi un linguaggio innovativo che fa comunicare la natura direttamente con il pubblico, e che così dà inizio alla costruzione di uno dei tanti ponti che sarà necessario costruire, ponti tra le persone ma anche tra le persone e il Pianeta Terra.
Se il codice rosso verrà considerato come tale, se al posto di climate change finalmente si parlerà di climate emergency, se si utilizzeranno le parole giuste e si troverà il modo adeguato a comunicarle, allora si potrà ancora sperare di risvegliare le coscienze e di creare ponti perché “this is the decade and we are the generation” (Christiana Figueres, Segretario Esecutivo della UNFCCC dal 2010 al 2016).
Ultimi articoli
.Eco è la più antica rivista di educazione ambientale italiana. Un ponte fra scuola, associazioni, istituzioni e imprese
ABBONAMENTO INTEGRATO
Scrive per noi

- Federica Benedetti
- Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.
Dello stesso autore
Interviste15 Ottobre 2023La costruzione di un linguaggio comune per nuovi metodi di collaborazione
Attività 202316 Agosto 2023L’educazione ambientale che insegna l’amore per la vita
Didattica8 Giugno 2023A scuola con Lav per imparare il rispetto dei diritti degli animali e dell’ambiente
Ambiente e salute4 Maggio 2023L’effetto farfalla. Dal 1972 al 2023, gli eventi che oggi ci costringono a cambiare direzione
