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Un patto di pace con la natura

| Federica Benedetti

Tempo di lettura: 3 minuti

Un patto di pace con la natura

Negli ultimi mesi del 2022 si sono tenute due importanti conferenze volte alla salvaguardia della biodiversità: la CoP19 della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione (CITES), e la CoP15 della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD). Aumentano le specie di cui è vietato o limitato il commercio internazionale, ma resta il problema di ciò che accade all’interno dei confini nazionali. Viene a proposito il patto di pace con la natura invocato dalla CBD.

In copertina: Vista aerea della provincia di Chiriquí, Panama (Wikimedia Commons)

Negli ultimi mesi del 2022 si sono tenute due importanti conferenze volte alla formulazione di strategie per la salvaguardia della biodiversità. Dal 14 al 25 novembre 2022 a Panama City, Panama, si è svolta la diciannovesima conferenza delle parti (CoP19) della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione (CITES). Dal 7 al 19 dicembre 2022, invece, si è svolta a Montréal, Canada, la quindicesima conferenza delle parti (CoP15) della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD).

CITES e CoP19

La CITES è una convenzione che fa parte delle attività dell’ONU e che regolamenta il commercio internazionale di fauna e flora selvatiche in pericolo di estinzione e il cui obiettivo è evitare che il commercio internazionale minacci la sopravvivenza delle specie. Questa convenzione è stata firmata a Washington nel 1973 e in Italia è in vigore dal 1980.

Lo sfruttamento delle risorse del nostro Pianeta e i cambiamenti climatici sono le principali minacce che le piante e gli animali selvatici devono affrontare. La CITES nasce per rispondere all’urgenza di arrestare la perdita di biodiversità, proteggendo circa 5.800 specie animali e 30.000 specie di piante.

Il commercio internazionale è regolato attraverso un sistema di permessi e certificati richiesti prima che le specie protette (elencate in tre appendici dalla CITES) vengano importate, esportate o introdotte dal mare. L’appendice I elenca le specie minacciate dal commercio internazionale. L’appendice II elenca le specie che potrebbero essere in pericolo se il loro commercio non fosse regolamentato. Infine, le specie dell’appendice III sono soggette a una regolamentazione interna.

Centinaia di nuove specie protette, ma non è un bel segnale

La CoP19 ha avuto luogo a Panama, un paese con una biodiversità molto variegata grazie alle sue 10.444 specie di piante, 255 specie di mammiferi e 972 specie di uccelli indigeni.

Tra le vittorie della CoP19 c’è sicuramente l’adozione di 46 delle 52 proposte avanzate per includere altre specie nelle sue appendici, sotto la sua protezione. Le parti hanno anche adottato un record di 365 decisioni, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra la protezione delle specie minacciate e allo stesso tempo consentire il commercio internazionale. Cento specie di squali e razze, oltre 150 specie di alberi, 160 specie di anfibi, 50 specie di tartarughe e diverse specie di uccelli canori potranno beneficiare di maggiori restrizioni commerciali.

Tuttavia, il fatto che l’elenco delle specie da proteggere si sia allungato è un segnale negativo: l’obiettivo è di ridurre la lista, e l’aggiunta di animali a questo elenco significa un aumento di specie in pericolo. Alcuni osservatori hanno anche rilevato segnali preoccupanti sull’efficacia della convenzione, tra cui un aumento dei ritardi: prima che una specie sia sotto una completa protezione, le parti, oltre alla normale entrata in vigore di 90 giorni, possono richiedere un periodo di tempo aggiuntivo. Infine, un ulteriore problema è dato dal commercio interno, perché la CITES non si occupa di ciò che accade all’interno dei confini nazionali.

CBD e CoP15

La CBD è un trattato internazionale che tutela la biodiversità. La sua quindicesima conferenza delle parti ha avuto come obiettivo principale l’adozione di un quadro globale per la biodiversità post-2020 e il riconoscimento e la tutela dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali.

Tra i principali obiettivi a lungo termine che si è posta entro il 2050, ci sono un aumento dell’area degli ecosistemi naturali; una riduzione del tasso di estinzione delle specie e un aumento dell’abbondanza di specie selvatiche autoctone; una gestione e un utilizzo più sostenibili della biodiversità; la condivisione con le popolazioni indigene e le comunità locali dei benefici monetari e non monetari derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche, garantendo al tempo stesso la protezione della conoscenza tradizionale sulle risorse genetiche; e infine garantire a tutte le parti – in particolare ai paesi meno sviluppati e ai piccoli stati insulari in via di sviluppo – adeguati mezzi di attuazione per concretizzare pienamente il quadro globale sulla biodiversità.

È stata questa dunque una conferenza per una visione strategica per la conservazione, la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile della biodiversità e degli ecosistemi per il prossimo decennio volta a “raggiungere un patto di pace con la natura”, come afferma Runqiu Huang, ministro dell’Ecologia e dell’ambiente della Cina e presidente della quindicesima conferenza delle parti.

Scrive per noi

Federica Benedetti
Federica Benedetti
Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato anche per Lavoro Culturale e la rivista pH.