Università: il PIL conta più della sostenibilità

Le università dovrebbero svolgere un ruolo fondamentale in direzione degli obiettivi dell’Agenda 2030, ma il loro ruolo per una cultura etica e solidale è impedito dalla scarsità di fondi, che per legge sono legati al PIL e non ai bisogni degli atenei. Sostenere lo sviluppo di una Università che sia fucina di sostenibilità richiede la pratica di un ethos ben preciso: l’ethos della responsabilità verso le generazioni future. Ma in realtà conta di più la logica di mercato, cui sono improntati anche i meccanismi accademici.

Francesco Ingravalle

Gaetano Manfredi, rettore dell’Università Federico II di Napoli e presidente della CRUI, è diventato ministro dell’Università e della Ricerca dopo le dimissioni del ministro Fioramonti. La conferenza CRUI di Udine del 2019 ha approvato il Manifesto “Le Università per la sostenibilità, La Sostenibilità è nell’Università”

Il presidente della Conferenza dei Rettori (Udine, maggio 2019) ha affermato: “Il nostro obiettivo è essere riferimento di buone pratiche di sostenibilità, per aiutare le amministrazioni a mettere in pratica progetti che vadano nella direzione degli Obiettivi 2030 delle Nazioni Unite.”
Citando questo passo, il Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Giancarlo Avanzi, ha aperto l’anno accademico il 5 dicembre scorso.
La sostenibilità è stata la parola-chiave di questa inaugurazione dell’anno accademico. Non una novità assoluta: nel 2010 Gianluigi Bulsei, docente di Politica sociale e Sviluppo sostenibile presso la allora Facoltà di Scienze politiche dell’Università del Piemonte Orientale ha curato un volume collettivo intitolato La sfide della sostenibilità (Roma, Aracne Editrice) cui hanno partecipato, fra strutturati e non-strutturati ben cinque studiosi della Facoltà di Scienze Politiche stessa. Già nove anni fa era emersa la centralità dell’etica in tutte le questioni attinenti la sostenibilità; l’etica della responsabilità verso le generazioni future, si era detto, già allora.

La sostenibilità ha bisogno di un adeguato supporto economico

Ma la sostenibilità ha bisogno di un adeguato supporto economico; come ha notato il prof. Avanzi, una nota del Ministero ha assegnato per l’UPO (Università del Piemonte Orientale), per il 2019, un fabbisogno di 41 milioni di euro su 58 milioni del FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario): il fabbisogno assegnato a ottobre era già esaurito, “il che ci ha costretto a richiedere un aumento di dieci milioni”. Il meccanismo ministeriale, infatti, non mette in conto la crescita delle esigenze soprattutto di quegli Atenei in fase di sviluppo (per l’UPO tale sviluppo si legge nelle cifre: nel quadriennio 2016-2019 il numero degli studenti è aumentato del 9%).
La legge di bilancio 2019 prevede, infatti, che le Università statali concorrano “alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, per il periodo 2019-2025, garantendo che il fabbisogno finanziario da esse complessivamente generato in ciascun anno non sia superiore a quello realizzato nell’anno precedente incrementato del tasso di crescita del PIL reale stabilito dall’ultima nota di aggiornamento del Documento di Economia e di Finanza.” Non si può negare, però, che la sostenibilità non possa essere meccanicamente identificata con il contenimento della spesa soprattutto a fronte di risultati come quello dell’UPO: a un anno dalla laurea l’81% dei laureati triennali risulta occupato, rispetto alla media nazionale del 72%; si tratta di sostenere una linea di sviluppo evidentemente virtuosa che le esigenze di spending review non sembrano tenere più di tanto in considerazione. Ne consegue la necessità di sostenere la ricerca ricorrendo a finanziamenti privati.
Sostenere lo sviluppo di una Università che sia fucina di sostenibilità richiede la pratica di un ethos ben preciso: l’ethos della responsabilità verso le generazioni future. Questo è, certamente, un problema di ardua soluzione: come può sorgere un ethos altruistico e solidale (peraltro richiamato dal prof. Maurizio Tira, rettore dell’Università di Brescia, intervenuto all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Piemonte Orientale) da un sistema di mercato che celebra soprattutto il tornaconto individuale e/o di gruppi ristretti? Tale è, infatti, il sistema dell’economia di libero mercato.

Le critiche di Otto Neurath a von Hayek

Tutti sappiamo che Adam Smith, nel XVIII secolo, era convinto che la ricchezza prodotta con il lavoro di molti e con i capitali di pochi si sarebbe diffusa per tutto il corpo sociale; tutti ricordiamo le numerose affermazioni in tale senso di Friedrich von Hayek. Non tutti, forse, ricordiamo le obiezioni mosse, già nel 1944, a von Hayek da Otto Neurath nella recensione a The Road to Serfdom: “il professor Hayek si entusiasma per la concorrenza dei mercati perché essa non suscita alcun appello, nella sua coscienza, alla responsabilità” (O. Neurath, L’utopia realmente possibile, tr. it. Milano, Mimesis, 2016, p. 139). Che il mercato sia ‘libero’ e che ognuno abbia la sorte che gli ha destinato il mercato! Così si considera il destino di individui, di interi popoli e anche il destino dell’ambiente. Da questo atteggiamento egoistico, nessuna armonia prestabilita ha potuto fare scaturire un’etica pubblica (che dovrebbe essere, ormai, universale), un’etica della responsabilità. Senza avere, probabilmente, presenti Neurath o Hayek, queste sono anche le obiezioni di Greta Thumberg al sistema economico-politico attuale.
La libertà di mercato sta minando le basi della sopravvivenza sulla terra. Può l’Università sperare di trovare su questo terreno gli strumenti per condurre la battaglia per la sostenibilità? Nel 1944 Neurath scriveva: “Una pianificazione mondiale potrebbe generare, forse, un sentimento universale di responsabilità per la felicità di altre persone.” (O. Neurath, L’utopia realmente possibile, pp. 138-139). La felicità degli altri è, ora, strettamente legata all’efficacia delle politiche ambientali cosmopoliticamente condivise; e l’Università, nei suoi sforzi di internazionalizzazione, può essere una forza assai importante. Ma essa ha bisogno di un pubblico potere che la sostenga nello sforzo. Un pubblico potere che sia la voce consapevole di tutti, sia sul piano nazionale, sia su quello internazionale. Utopia o utopia realmente possibile?

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