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5 per cento e 5 per mille

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 2 minuti

5 per cento e 5 per mille
Il 5 per 100 di spesa bellica prepara nuove e più tragiche guerre, il 5×1000 aiuta a costruire civiltà. Certo, scegliere tra tante buone cause non è facile, ma alcune aiutano a disarmare parole e pensiero.

Infuriano in questo momento due competizioni. La prima, fortunatamente, è pacifica e a suon di spot televisivi, pubblicità, appelli e slogan. È l’invito a destinare il 5×1000 della propria dichiarazione dei redditi a una buona causa.

La seconda nasce dalla violenza e prelude a violenze ancor più grandi: è tra chi più bravo a dirsi pronto a riempire gli arsenali di droni, missili, carri armati, bombe, mine, aerei supersonici e altri aggeggi utili per le guerre prossime venture. Alzando, ovviamente, il rischio di nuove e ancor più devastanti guerre, arricchendo i fabbricanti di cannoni, impoverendo sanità, istruzione, trasporti e servizi pubblici, creazione di lavoro buono e dignitoso, politiche industriali per la transizione ecologica e quant’altro.

Disarmare le parole per disarmare la Terra

Noi siamo tra quelli che rifiutano l’aumento della spesa militare (anzi, vorremmo che fosse ridotta perché è già troppo alta e in continua crescita) e chiedono a lettrici e lettori di destinarci il loro 5×1000 (codice fiscale 02793420015).

Certo, si tratta di una scelta difficile: come dire di no a chi trasforma quella quota in operazioni chirurgiche in zone di guerra, a chi porta aiuti umanitari a folle di profughi in fuga, a chi assiste poveri e disabili, a chi fa ricerca contro il cancro? Ebbene, anche noi siamo impegnati in tutto questo e per rimuoverne le cause. La maggior parte delle malattie ormai sono causate da cambiamento climatico, inquinamento, alimentazione e stili di vita sbagliati. Le guerre nascono per appropriarsi di risorse naturali, distruggono l’ambiente e la convivenza civile insieme.

In una delle sue ultime prese di posizioni, a pochi giorni dalla morte, papa Francesco scrisse al “Corriere della sera” che bisogna “disarmare e parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità.”

Cambiando le menti si salvano umanità e pianeta

Insomma, in linea con il papa della Laudato si’ l’educazione ambientale fa proprio questo: “disarma” un linguaggio e una epistemologia di dominio, si fonda (come ci ricorda costantemente il nostro amico filosofo Mauro Ceruti) sul senso della complessità, mostra una alternativa di giustizia sociale ambientale alle stragi, allo sfruttamento, alle disuguaglianze.

Anche scegliendo il codice fiscale 02793420015 (che è quello della rete mondiale di educazione ambientale – WEEC -, della storica rivista “.eco” e della altre testate che pubblichiamo, di un sito web senza pubblicità e fastidiose interruzioni, di campagne e iniziative e soprattutto di un impegno pluridecennale e senza soste per cambiare l’educazione e fare cultura della sostenibilità – per disarmare, insomma, quello schema di pensiero e quel linguaggio lineare, riduzionistico, antropocentrico che è in troppe teste mal fatte e alla base di politiche che portano pianeta e umanità alla rovina) si contribuisce alla pace, si salvano vite, si salvaguarda la salute.

Si vis pacem, para pacem.

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MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.