Ambiente ed economia, l’intreccio necessario per un Mediterraneo sostenibile

Il riscaldamento globale minaccia una delle aree marine del mondo più ricche di biodiversità e capitale naturale, ma il forte carico antropico del piccolo e affollato Mediterraneo fa la sua (pessima) parte. Se ne è parlato in un convegno alla Spezia, intrecciando temi ambientali e strategie per una economia sostenibile. Alla base di tutto, è stato detto, un radicale cambiamento culturale.

La locandina del convegno

(La Spezia, 31 luglio) Il contesto (il golfo della Spezia) è una sintesi (quasi) completa e in miniatura di cosa significhi il rapporto uomo-natura nei mari e negli oceani: porto commerciale, frequentato tra l’altro da contestate e contestabili navi da crociera che scaricano masse di turisti mordi-e-fuggi, porto e arsenale militare, una contestatissima centrale Enel a carbone, un rigassificatore, la stessa città che si sviluppa sottraendo spazio al mare e alla montagna, ma anche cantieri d’avanguardia dove lavorano ancora i maestri d’ascia, parchi naturali, isole gioiello, produzioni alimentari di qualità, centri di ricerca di biologia marina, basi per sport ed educazione ambientale, monumenti e opere d’arte, deliziosi borghi incastonati nella costa, insomma tutto il bello che la natura ha saputo creare nei tempi lunghi dell’evoluzione e tutto il bello e il brutto che il malsviluppo ha creato nei tempi brevi dell’Antropocene e specialmente nel secondo dopoguerra.
Un po’ più al largo, il santuario dei cetacei, triangolo d’oro della protezione ambientale che il FAI insieme all’Istituto Thetys (come ha spiegato la presidente provinciale del FAI Marinella Caporuscio) è riuscito a far diventare un “luogo del cuore”.

Un polo di ricerca, educazione ambientale, formazione e sperimentazione

Tra i relatori, Mario Salomone, direttore di “.eco” e segretario generale WEEC

L’occasione: il convegno “Il rispetto del nostro mare e il rispetto dell’ambiente”, promotori la Scuola di mare Santa Teresa e il Gruppo Valdettaro, la sede la CCIAA della Spezia, cuore di iniziative sulla Blue economy, l’economia legata alle attività marine.
Proprio la baia di Santa Teresa si presta a diventare una “smart bay” al centro di un sistema di coste, baie, porti, isole e fiumi che come si è detto condensa numerosi elementi di interesse e di studio, sia naturalistico sia antropico e che vede da tempo, tra l’altro, la presenza attiva del nostro istituto e della sua area dedicata all’acqua “il Pianeta azzurro”.
Per ricchezza di risorse scientifiche e di opportunità logistiche area e baia offrono la possibilità di unire studio del riscaldamento globale e dei cambiamenti che ne derivano, osservazione delle specie aliene, monitoraggio della biodiversità, formazione, sperimentazione, attività di educazione ambientale per i più giovani e iniziative di divulgazione scientifica e educazione anche per gli adulti. Facendo così anche da traino a un territorio che come pochi altri ha bisogno di riconvertirsi e di prendere la strada della transizione ecologica.

Scienza e impresa in dialogo

Nel corso del convegno, giornalisti scientifici (Pietro Greco, firma anche di “.eco”), biologi marini (Leonardo Tunesi, dirigente di ricerca Ispra), ecologhe (Anna Occhipinti, Università di Pavia), ricercatrici (Chiara Lombardi, Centro Ricerche Ambiente Marino ENEA di La Spezia) si sono confrontati con rappresentanti del mondo delle imprese (Ugo Vanelo, amministratore delegato del Gruppo Valdettaro, Stefano Senese, segretario generale delle Camere di commercio delle riviere liguri di levante e ponente, Gianfranco Bianchi, presidente spezzino di Confcommercio e Rete Imprese Italia, Ilario Agata, direttore di Blue Hub, azienda speciale della CCIAA).
Nel primo gruppo, anche Mario Salomone, segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale (WEEC) e direttore di “.eco”.
Se, come ha spiegato Agata illustrando una ricerca tra le imprese liguri, nel mondo produttivo è scarso l’interesse per “fare rete” ed è scarsa l’attenzione per la formazione e per il rapporto con l’università e la ricerca, i relatori hanno invece sottolineato che le sfide vanno affrontate prima di tutto sul piano della svolta culturale, della trasversalità, dell’approccio olistico, della responsabilità sociale e ambientale di impresa. E, come ha detto Pietro Greco (facendo una aggiornata e completa panoramica di tutto quanto minaccia i mari), con una alleanza tra cittadini e comunità scientifica. Senza dimenticare che il Mediterraneo è un grande cimitero sommerso di migranti in fuga da ambienti invivibili, mentre a nord si scatena la corsa alle risorse dell’Artico e alle nuove rotte aperte dallo scioglimento della calotta polare.
Anna Occhipinti guida proprio nel “golfo dei poeti” un progetto di ricerca sulle meno poetiche specie aliene, che si spera di continuare e replicare anche grazie al lancio di un crowdfunding.
Ricerca e azione, infatti, sono legate per tutti gli esperti intervenuti: «Siamo esponenti di una stessa vita che è unica», esseri umani e altre specie un unicum con gli stessi diritti e bisogni. Formazione, sensibilizzazione, studio dei cambiamenti provocati dall’azione umana, ricerca di soluzioni, educazione all’ambiente marino e alle sue bellezze sono aspetti di un impegno collettivo per la sostenibilità del rapporto uomo-mare.

L’intervento di Mario Salomone

Nel suo intervento, Mario Salomone ha evidenziato le ingiustizie sociali e ambientali tra le diverse rive del Mediterraneo, ma anche gli elementi comuni: tutti i popoli del bacino sono esposti all’innalzamento del livello del mare, alla tropicalizzazione del clima, alle minacce per il patrimonio artistico e storico e tutti soffrono di un deficit alimentare e dipendono dalle importazioni di cibo.
Concentrato di problemi ambientali, di conflitti economici, etnici, religiosi, nazionali, di migrazioni, di traffici illegali, il Mediterraneo è linea di faglia non solo di corrugamenti orografici, vulcanesimo e fenomeni sismici, ma anche di frontiere, di terremoti politici, di contrasti e contraddizioni. È la forse regione del pianeta in cui più inscindibilmente, profondamente e a lungo si sono sviluppate le relazioni uomini, piante, animali, è uno spazio sovranazionale in quanto le caratteristiche storiche, economiche e biofisiche dei paesi che vi si affacciano sono strettamente interconnesse, è uno spazio di ibridazione, omologazione e omogeneizzazione (come nel resto del mondo) delle forme fisiche e delle strategie competitive, è uno spazio centrale (o al centro dell’attenzione, che non è esattamente la stessa cosa) per ragioni politiche, economiche, umanitarie,…
Citando, tra gli altri, Fernand Braudel e Edgar Morin, Mario Salomone ha invitato a “mediterreneizzare” il pensiero e a ri-costruire una “identità mediterrenea come contributo a una sostenibilità globale.
Tutto quanto avviene nel Mediterraneo, infatti, è assolutamente, evidentemente, immediatamente “locale” e “globale” ed è la migliore dimostrazione, oltre che della necessità di avere più strategie integrate, più dati, più preveggenza, più precauzione, più pianificazione di lungo periodo e a largo raggio, di un concetto chiave: la complessità.
Mario Salomone ha concluso auspicando una continuità territoriale mediterranea, creando consapevolezza e capacità di comprensione delle minacce esistenti e degli scenari prospettati ma anche delle sfide e delle possibilità di cambiamento dei modi di produzione e di consumo, delle forme di turismo, della fruizione degli ambienti naturali, delle politiche urbane.

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