Amore e amicizia nel gelo dell’inverno e della guerra
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I guerrieri d’inverno
Olivier Norek
Traduzione di Maurizio Ferrara
Romanzo storico
Rizzoli Milano
2026 (Orig. Les guerriers de l’hiver, 2024, Premio Jean Giono 2024)
Pag. 395, euro 19
Finlandia. 1939-1940.
Simo Matinpoika Häyhä (Rautjärvi,17 dicembre 1905), contadino discreto e modesto, alto poco più di un metro e cinquanta, sguardo e lineamenti infantili, trascorre lungo e piacevole tempo nella foresta.
È bravissimo sia a cacciare volpi che al poligono di tiro, vince addirittura il campionato nazionale fra millesettecento concorrenti: sedici centri in sessanta secondi con un fucile a ripetizione, in finale con un militare di carriera (quattordici con un’arma automatica).
Ha due grandi amici biondi: Onni, già promesso sposo, e Toivo, molto attraente spilungone. Insieme trascorrono un’altra splendida estate, poi diventano reclute della Guardia civile.
Spirano venti di guerra e nella Mosca di Stalin stanno cercando un pretesto per occupare la Finlandia, prima che possa arrivare la Germania di Hitler. Carl Gustaf Mannerheim, comandante della difesa finlandese, alto e slanciato, settantenne con baffi folti e sguardo vivace, una figlia a Parigi, l’altra a Sofia, vorrebbe assolutamente evitarlo, “mobilita” l’esercito ma ben ne conosce lo stato.
Comunque, trecentomila uomini e centomila donne lasciano il focolare domestico, partono i tre amici e anche Leena Aalto, infermiera volontaria.
A ottobre gli uomini vengono assegnati alla 6° compagnia del 2° battaglione del 34° reggimento della 12° divisione del IV corpo, al comando dell’esperto tenente sempre ubriaco (insubordinato e già legionario) Aarne Terrore Juutilainen, nella regione di Kollaa, foreste di betulle e abeti circondate da acquitrini e laghi, con un’unica strada per far passare soldati e carri armati, in un senso o nell’altro.
Marciano e si addestrano.
Il 26 novembre, circa quarantacinque giorni dopo, alcuni detenuti russi vengono indotti a sparare con tre cannoni sui propri soldati, miccia della guerra tra 30 novembre 1939 e 13 marzo 1940, quattro fronti.
L’Armata rossa perse circa quattrocentomila uomini, tra feriti, uccisi o dispersi, l’esercito finlandese quasi settantamila.
Cambiò la storia d’Europa.
La struttura del romanzo
Diverso e drammaticamente eccelso anche il nuovo romanzo (storico) di Olivier Norek (Tolosa, 1975). Operatore umanitario in Guyana ed ex Jugoslavia, poi poliziotto per 18 anni dalla strada fino al grado di capitano nel noto distretto parigino Seine-Saint-Denis. Dal 2013 competente scrittore prevalentemente polar.
Attraverso due prologhi, 71 intensi capitoli e due epiloghi, la narrazione è in terza persona varia, sia in Finlandia che in Russia, con personaggi (per lo più storicamente esistiti) piazzati sui vari fronti: i quattro di guerra e le retrovie, le capitali e le sedi dei comandi, le trincee e le prigioni, le relazioni personali come quelle diplomatiche (spunta inevitabilmente spesso l’opportunista Francia), nel rigido terribile inverno a decine di gradi sotto zero (da cui il titolo).
Certo, il principale reale protagonista è Simo Häyhä, arruolato 23enne insieme all’amato fucile M28/30, cecchino infallibile, chiamato la Morte Bianca prima dai nemici, poi da tutti.
All’inizio una foto lo ritrae in bianco e nero, con la prima linda divisa
Dopo poche pagine, alcune scarne mappe aiutano a orizzontarci sulla regione del golfo di Finlandia, Helsinki a nord, Leningrado a sud-est, il grande lago Ladoga sul confine orientale, la guarnigione con gli amici d’infanzia e adolescenza sulla riva settentrionale del lago ghiacciato.
Norek aveva il nonno paterno sottufficiale della Legione straniera, commilitone del Terrore del Marocco ovvero Juutilainen. Si è, per l’occasione, documentato minuziosamente negli archivi, riscoprendo materiali dimenticati o perduti, con vari viaggi, interviste e lunghe permanenze negli estremi ecosistemi della Finlandia.
Nessun fatto di guerra è stato inventato o esagerato, né alcun aneddoto. Il romanzo racconta uccisioni e atrocità, come e perché si arriva a eliminare per il punto di vista del proprio paese, da ogni parte e con ogni mezzo, sistematicamente i cecchini, con sagge divagazioni sull’amicizia e sull’amore (la forte relazione fra Leena e Toivo).
Stalin incombe, sia nelle frastornanti dinamiche geopolitiche internazionali che nel dittatoriale regime mortifero in patria.
Inevitabile qualche possibile nesso con l’invasione russa dell’Ucraina, oggi.
L’alcool serve non solo al legionario: viina, vodka, acquavite, gin (e cocktail del maresciallo al bar dell’hotel Kämp).
L’appendice contiene alcune altre foto, la rara bibliografia, precisi ringraziamenti (fra l’altro alle guide del museo della Guerra della ex isola-carcere di Soumelinna) e la significativa dedica al neonato Félix: “che la vita non ti costringa mai a imbracciare le armi”.
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- Valerio Calzolaio
- Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.
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