Clima, alimentazione e dieta mediterranea

C’è chi ha troppo e chi troppo poco: equità e equilibrio. “Mangiare meglio, mangiare meno, mangiare tutti”: un obiettivo non facile da raggiungere, e farlo nel rispetto della natura e del clima. L’agricoltura, apparentemente “naturale”, si è spostata sempre più dai campi ai laboratori, mente dilagavano macchine, pesticidi, fitofarmaci e diserbanti chimici e il ricorso ad eccezionali quantità di acqua per l’irrigazione. Un attento rilancio della dieta mediterranea può essere di aiuto.

La doppia piramide alimentare elaborata da Centro Barilla di studi su cibo e alimentazione

Può sembrare impossibile, eppure anche mangiando possiamo incidere sul mutamento climatico. Lasciamo stare gli oltre 800 milioni di poveri disgraziati che letteralmente muoiono di fame i quali hanno altro cui pensare. E del mutamento climatico interessa niente. Ma gli altri sette miliardi di persone in grande quantità consumano almeno un pasto al giorno. Non pochi ne consumano due; altri tre o più ancora. Molti sono i sottoalimentati, molti sovra alimentati. La maggioranza è malnutrita: per qualità e quantità.
E qui sta il problema. Perché se nella scelta di cosa mettere nel piatto non siamo attenti, possiamo contribuire a immettere gas serra in atmosfera con tutto quello che ne consegue sul clima terrestre.
Ricordo uno slogan ad un congresso della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition che era “Mangiare meglio, mangiare meno, mangiare tutti”. Belle parole, bei propositi, ma questo triplice obiettivo (meglio, meno, tutti) è certamente non facile da raggiungere.

Salute da difendere

Perché può anche darsi che entro non molti decenni si riuscirà a dare da mangiare a tutti ma è difficile che contemporaneamente ciò avvenga nel rispetto della salute. Perché da una parte sarà difficile che nei Paesi degli obesi si riesca a far mangiar meno e dall’altra, nei Paesi poveri, è difficile riuscire a far mangiar meglio tutti. E mi riferisco soprattutto alla salute di chi avendo finalmente accesso quotidiano ad un’alimentazione che soddisfi l’atavica fame, sia anche indotto a rispettare gli avvertimenti che per una alimentazione sana e corretta consigliano di abbondare su frutta e verdura (5 volte al giorno). Non solo ma anche stando attenti alla loro colorazione. Ma, soprattutto, è ancor più difficile che ciò avvenga nel rispetto della natura e dei suoi equilibri climatici. Perché da un po’ di tempo si aggiunge anche questa preoccupazione.
Ce ne forniscono motivo in un recente rapporto gli scienziati del Gruppo internazionale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc) che avvertono sul rischio che l’umanità corre in seguito al crescente scorretto uso e abuso del suolo: deforestazione e agricoltura in particolare.

Diete vegetariane e vegane?

L’agricoltura? Ma cosa c’è di più naturale di questa salutare pratica che ci fornisce di che vivere? La risposta è che il modo in cui si è andata progressivamente modificando questa pratica. E l’esigenza di modificarla in seguito alla crescita della popolazione contemporanea alla riduzione del suolo agricolo, l’ha spostata sempre più dai campi ai laboratori. Nei quali si è inventato il modo perfino di incrementare le rese per ettaro intensificando la meccanizzazione, l’uso di pesticidi, fitofarmaci e diserbanti chimici e il ricorso ad eccezionali quantità di acqua per dare da bere alle colture (il 70per cento dell’acqua viene consumata in agricoltura). Colture che, in buona parte, sono utilizzate per dare da mangiare agli animali che servono per dare da mangiare agli esseri umani.
Allora? “Mangiare meglio, mangiare meno, mangiare tutti” può diventare il trionfo delle diete vegetariane e vegane. Quelle che abolendo le aborrite carni consentono di allevare meno animali, produrre meno foraggi, consumare meno acqua. In caso contrario l’agricoltura può essere ad un tempo causa di mutamento del clima che potrà avere come effetto la contrazione delle produzioni alimentari. Perché, come avverte il direttore del “Climate Change” firmatario del rapporto che prima citavo, “Un clima più caldo avrà ricadute massicce sulla produzione agricola e sul sistema alimentare”.
Allora ce n’è per tutti e le soluzioni non sono solo vegetariane e vegane. Molto può toccare alla dieta mediterranea il cui “accurato” rilancio può utilmente coinvolgere innanzitutto il Mezzogiorno d’Italia capofila la Campania.

Scrive per noi

UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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