Il costo in acqua delle merci

Tutto arriva dalla natura, dopo un cammino in genere molto lungo. E una parte delle materie entrate in ciclo ritorna nei corpi riceventi naturali – acqua, suolo, aria – sotto forma di scorie e rifiuti. Qual è ad esempio il costo in acqua per ottenere una tonnellata di patate, di carne o di acciaio o per lavare cinque chili di bucato? Come avere beni essenziali e sviluppo economico con minore violenza verso la natura

Le alterazioni dell’ambiente, che si manifestano sotto forma di mutamenti climatici, inquinamenti, erosione del suolo e alluvioni, hanno la comune origine nell’aumento dei consumi di beni fisici e nell’errata progettazione e scelta di tali beni materiali, delle merci.

Qualsiasi merce, dagli alimenti, ai metalli, alle macchine, ai tessuti, eccetera, arriva nei negozi e nelle nostre case dopo un lungo cammino che comincia dalla natura, il grande serbatoio di prodotti agricoli e forestali, minerali, idrocarburi, acqua, passa attraverso dei processi di trasformazione e alla fine fornisce quello che noi acquistiamo: frigoriferi e scarpe, scatolette di carne e acqua in bottiglia e infinite altre cose. Nel corso dei processi di produzione e di uso delle merci una parte delle materie entrate in ciclo ritorna nei corpi riceventi naturali – acqua, suolo, aria – sotto forma di scorie e rifiuti.

Il grande ciclo “natura-merci-natura”

In questa grande circolazione “natura-merci-natura” le riserve di risorse naturali, dai minerali al petrolio, alle falde idriche, risultano impoverite e la qualità delle acque e dell’aria e del suolo “peggiora” in seguito alla contaminazione con i rifiuti. Esposta in questi termini la situazione potrebbe sembrare disperata e potrebbe indurre a raccomandare una fermata dei consumi di beni materiali; se una revisione dei consumi è pure necessaria, una via di salvezza va cercata anche in una revisione della “qualità” delle merci, in nuovi metodi di progettazione dei processi e degli oggetti.

Particolare interesse è – e ancora di più dovrebbe – essere dedicato alle azioni che permettono di ottenere le merci che soddisfano i bisogni umani, con processi di qualità che limitino i danni ambientali.

Per motivi economici, oltre che ecologici, un numero crescente di imprese ha deciso di progettare oggetti con più bassi consumi di energia per unità di peso o per unità di servizio. Molti autoveicoli attuali permettono ad una persona di percorrere un chilometro consumando molto meno energia rispetto ai modelli di dieci anni fa. È possibile fare il bucato con meno energia e acqua rispetto a dieci anni fa, lavando altrettanto bene. Adatte scelte delle materie prime e innovazioni tecnico-scientifiche consentono di ridurre il peso di agenti inquinanti immessi nelle acque o nell’aria e quindi di ridurre i costi di produzione.

Capire, per cambiare

Per guidare tali innovazioni occorrono nuovi indicatori del valore; al di là del valore monetario, è ora necessario identificare per ciascun prodotto o processo un “valore” in unità fisiche, espresso, per esempio, sulla base della quantità di energia o acqua o minerali necessaria per ottenere una unità di peso di un oggetto o una unità di servizio.

Che ci sia un crescente interesse per comprendere quanto si sa sul “consumo” di acqua per ottenere una tonnellata di patate o di carne o di acciaio o per lavare cinque chili di bucato. Il consumo di energia per unità di merce prodotta è un tema a cui molti studiosi di merceologia si sono a lungo dedicati.

Progettare le merci diversamente e in modo ecologicamente corretto è il primo passo; occorre poi spiegare agli acquirenti perché è virtuoso acquistare i prodotti a basso impatto ambientale. A questo proposito un ruolo essenziale possono avere le istituzioni; in Italia la legge sui rifiuti prescrive che gli uffici della pubblica amministrazione debbano acquistare, per esempio, carta riciclata, ma troppi ostacoli ancora impediscono il pieno rispetto di questa norma.

Un altro ruolo essenziale avrebbe l’informazione nelle scuole; eppure le varie riforme hanno espulso le materie che si occupavano di questi temi: la Merceologia, e l'”Educazione tecnica” che era obbligatoria nelle scuole medie inferiori, come si chiamavano una volta. Mi auguro che i produttori, distributori e consumatori – ed educatori – siano stimolati a riconoscere e spiegare che è possibile avere beni essenziali e sviluppo economico con minore violenza verso la natura.

GIORGIO NEBBIA

Giorgio Nebbia è una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita, è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995. Ora professore emerito, è stato insignito dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti. La sua email è nebbia@quipo.it

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