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Il futuro arriva in bicicletta

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 3 minuti

Il futuro arriva in bicicletta
Ivan Illich nel 1973: “Elevati quanta di energia degradano le relazioni sociali con la stessa ineluttabilità con cui distruggono l’ambiente fisico”. Poiché l’energia costa, in essa si riflettono le disuguaglianze sociali, come dimostra il caso dei trasporti, che l’autore prende come esempio di ingiustizia sociale e di distruzione del tessuto sociale. Sono considerazioni più che mai attuali.

Ripubblichiamo l’editoriale di “.eco” dell’ottobre 2006, un editoriale che oggi è ancora più attuale di allora. Nell’immagine di apertura: biciclette negli anni ’70.

Un testo poco noto di Ivan Illich (nella foto) si intitola Energia ed equità. Pubblicato per la prima volta su “Le Monde” nel 1973, è stato poi rimaneggiato dall’autore e ripubblicato nel 1978 in Per una storia dei bisogni (la traduzione italiana è del 1981, presso Mondadori, ma è fuori commercio).

La tesi del famoso filosofo e teologo austriaco scomparso nel 2002 è semplice: «elevati quanta di energia degradano le relazioni sociali con la stessa ineluttabilità con cui distruggono l’ambiente fisico». Poiché l’energia costa, in essa si riflettono le disuguaglianze sociali, come dimostra il caso dei trasporti, che l’autore prende come esempio di ingiustizia sociale e di distruzione del tessuto sociale: «Parlo del traffico al fine di illustrare il più generale tema dell’impiego social­mente ottimale dell’energia, e mi limito alla locomozione delle persone, com­prendendo i loro bagagli personali e il combustibile, i materiali e le attrezzature occorrenti per il veicolo e per la strada».

La velocità uccide la convivialità, che si nutre di tempi lenti e ha bisogno di mezzi ecologici, come la bicicletta, di cui il saggio di Illich è un’esaltazione.

Tanto che ad apertura del suo testo il teorico della “descolarizzazione” ha posto una citazione di José Antonio Viera-Gallo, allora sottosegretario alla Giustizia del governo di Salvador Allende e poi primo presidente della Camera cilena dopo il ritorno della democrazia: «El socialismo puede llegar solo en bicicleta». Il socialismo dal volto umano non è quello dell’elettrificazione e dell’industria pesante, del mito del progresso, della corsa alla crescita del PIL. La società sostenibile va piano e usa tecnologie “friendly”. Come spiega Illich: «La democrazia partecipativa richiede una tecnolo­gia a basso consumo energetico, e gli uomini liberi posso­no percorrere la strada che conduce a relazioni sociali produttive solo alla velocità di una bicicletta»

Energia e democrazia

Profeticamente, Ivan Illich scriveva: «Gli indirizzi di politica energetica che verranno adottati nel decennio in corso determineranno la portata e il carat­tere delle relazioni sociali che una società potrà avere nel­l’anno 2000. Una politica di bassi consumi di energiapermette un’ampia scelta di stili di vita e di culture. Se invece una società opta per un elevato consumo di ener­gia, le sue relazioni sociali non potranno che essere determinate dalla tecnocrazia e saranno degradanti comunque vengano etichettate, capitaliste o socialiste».

In queste osservazioni di Illich troviamo molte verità: gli alti consumi energetici sono il necessario corollario di un modello di produzione e consumo insostenibile, che sta distruggendo quel che resta del capitale naturale e che erode il cosiddetto “capitale sociale”, che alimenta tensioni sociali, conflitti geopolitici, omologazione degli stili di vita, perdita di relazioni interpersonali, che trasforma le città in camere a gas e labirinti di lamiere su quattro ruote e il paesaggio extraurbano in un delirio di infrastrutture, di parcheggi, di centri commerciali.

Quale felicità e benessere?

Così, i ghiacciai continuano a sciogliersi mentre aumenta il numero di SUV posteggiati sui marciapiedi (se no che fuoristrada sono?), gli oceani continuano ad acidificarsi mentre gli appelli alla riduzione delle emissioni di gas serra restano inascoltati, il clima diventa sempre più instabile mentre la Cina (che Illich elogiava per l’uso della bicicletta) si avvia a diventare entro dieci anni – seguendo l’esempio occidentale – il maggior produttore mondiale di gas serra. Ogni anno, infatti, la Cina costruisce nuove centrali (per il 45 per cento alimentate a carbone) con una capacità di generazione pari a quella installata nell’intera Gran Bretagna.

Il tema di questo numero di “.eco” [il numero di ottobre 2006, ndr.] affronta insomma questioni che vanno ben di là delle pur necessarie innovazioni tecnologiche per aumentare l’efficienza energetica o della ricerca sulle energie rinnovabili, ma chiamano in causa la “governance”, i valori cui ispiriamo le nostre scelte e che informano le nostre vite, la nostra idea di felicità e di benessere, la coesione sociale.

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Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.