Il paradigma “Natura” per una cultura dell’abitare il Mondo. Seconda parte.

Ci stiamo avvicinando alla 5° ricorrenza dell’Enciclica “Laudato sì”, promulgata il 24 maggio 2015 (il giorno della ricorrenza della Festa Europea dei Parchi), il terzo pilastro della Dottrina sociale della Chiesa dedicata all’ambiente in cui viviamo. Una occasione per riflettere sul rapporto Uomo Natura, e parlare di altre inziative ispirate al pensiero del Papa, come la “Costituente Terra” di Raniero La Valle ed altri, il “Campus de la transition” a Parigi e il movimento “DivestItaly”. Dichiarazioni di Pace e iniziative concrete, per l’ambiente e il rispetto tra gli individui dal forte significato sociale e politico, e non solo culturale. Una seconda tappa per poi passare oltre verso i pensatori delle “Etiche bioecologiche”.

Il percorso lungo le vie delle culture per una coscienza del nostro vivere sul Pianeta è partito, con la prima puntata su questo blog (vedi l’articolo dello scorso 10.4.2020), dalla categoria della ”Madre Terra”: la Pachamama della cultura INCA. In quella prima occasione abbiamo parlato, tra il resto, anche dell’attenzione che sua Santità Papa Bergoglio ha riservato a questa visione, accogliendo le stesse cerimonie della cultura d’Amazzonia al Sinodo Panamazzonico tenutosi nel 2018 a Roma, tre anni dopo la sua Enciclica storica Laudato si. Una iniziativa presa dal Santo Padre di apertura alle culture sudamericane, non senza generare polemiche che hanno avuto risalto sulla stampa nazionale. 

Nel quinto anniversario dell’Enciclica Laudato si, i messaggi in essa contenuti mantegono tutta la loro attualità per costruire una modalità di approccio al tema della crisi del Pianeta, sotto tutti i suoi punti di vista, come chiaramente Costa e Foglizzo illustrano nel recentissimo articolo a loro firma su Aggiornamenti sociali.

Il significato profondo della Laudato sì rimanda e si genera dalla visione di San Francesco, che non immagina un Mondo in cui “noi stiamo”, ma un Mondo nel quale noi “siamo”, come tutte le altre “creature” viventi e non viventi, come il patrono degli studiosi di Ecologia cristallizzò con lucidità nel suo Cantico delle Creature.

Oggi, a quasi un mese dalla pubblicazione della prima puntata, quegli spunti che avevamo ripreso come motivazione nell’affrontare – in questo periodo difficile di convivenza con la nuova crisi di ideali mondiale legata alla Pandemia ed ai modelli di sviluppo che l’hanno generata (e potrebbero essere nuovamente purtroppo essere utlizzati per gestirne ilpost) – sono confermati e ancora più presenti. Lo descrive molto bene Giacomo COSTA, con il suo editoriale all’ultimo numero della rivista che dirige (Aggiornamenti sociali) dal titolo “Ricominciare, con un altro sguardo” commentando come “l’Italia vive un tempo di sospensione, che indica come sia necessario cambiare sguardo: rinunciare all’illusione di controllare tutto e rinforzare il senso di affidamento alla base di ogni scelta di impegno. In dialogo con i concittadini, i cristiani hanno un contributo specifico da offrire.”

Proprio scorrendo la vasta produzione e il pensiero che Papa Francesco sta producendo durante il suo Pontificato (anche grazie ad una ricca produzione di saggi e scritti), per chi cerca riferimenti alle concezioni di unione tra Uomo e Biosfera, e sistemi di orientamento per comprendere il posto dell’Uomo sulla Terra, è immediato e obbligatorio l’incontro con l’Enciclica “Laudato sì” (LS).

E in questo incrocio virtuoso di visione intorno alla categoria della Madre Terra, si può scorgere la sincronia di pensiero tra Europa e Sudamerica, ed insieme tra la concezione della cosmovisione andina e il pensiero cristiano: ci riferiamo in particolare  al passo del Cantico delle Creature di San Francesco, richiamato nell’Enciclica nella sua apertura (LS n.1), che recita “« Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con co-loriti flori et herba ». Il Cantico delle creature (Canticum o Laudes Creaturarum) , anche noto come Cantico di Frate Sole, è il cantico di Francesco d’Assisi composto intorno al 1224, il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore. La “matre Terra” e la Madre Terra, ritornano così in diverse esperienze di filosofia di vita, a sancire una alleanza di pensiero, che è prima di tutto per Padre Francesco anche occasione per dare continuità, con un contributo miliare, alla radice “ecologista”, che ha profonde radici nel pensiero cristiano, spesso dimenticata o diversamente interpretata. Un elemento questo di carattere storico che la LS affronta con dovizia di richiami proprio nella sua parte introduttiva.

E’ straordinario come nelle 274 parole e 13 versi del Cantico, sia racchiuso un universo di concetti capaci tra di loro di connettere cosi tanti elementi del vivere: ritroviamo infatti nel nono e decimo verso del Cantico, citati più avanti, quel riferimento al secondo universo di San Francesco, quello degli individui e di chi soffre per la vita. I primi 8 versi sono dedicati al mondo esterno, all’universo che ci ospita, mentre nei successivi decino e undicesimo è poi l’incontro con la morte, con il fine ciclo della vita, ad essere citato, per chiudere con la parola cardine del principio di sostenibilità per la vita sul pianeta: l’umiltà. Una sintesi di descrizione del percorso della Vita.

E’ importante ricordare che la LS appartiene alla “Dottrina sociale della Chiesa”, che si esprime per documenti inerenti una questione sociale per la Dottrina cattolica, quando questa viene in rapporto con eventi che comportano rivolgimenti radicali per l’umanità e il mondo, e da cui la Chiesa non può dirsi fuori. Senza per questo invadere ambiti o attribuirsi compiti che non le competono, attraverso la Laudato si, la Chiesa si è misurata con le grandi questioni sociali della modernità in rapporto all’ambiente: uno snodo storico d’importanza pari a quello che potremmo chiamare il primo pilastro della Dottrina sociale, rappresentato dalla “Rerum novarum” di Leone XIII del 1891, che si è confortata con la questione operaia e del lavoro, mentre il secondo pilastro, di 76 anni dopo, è costituto dalla “Populorum progressio” di Paolo VI dedicata al sottosviluppo, promulgata nel 1967.

Si tratta di un passaggio di posizionamento del tema ecologico nel pensiero cristiano, che è molto importate, in controtendenza con alcune interpretazioni di una parte dell’Etica ambientale. Tra queste è importante citare, fra le riflessioni fondative dell’etica ambientale, il saggio apparso su “Science” nel 1967, “The Historical Roots of Our Ecological Crisis”, opera dello storico delle tecniche Lynn White jr. (1907-1987), che individuò “le radici storiche della nostra crisi ecologica” nella tradizione ebraico-cristiana. La sacralizzazione esclusiva dell’uomo, immagine di quel Dio che affida ad Adamo il compito di dare un nome a vegetali e animali per divenirne padrone, prepara il terreno su cui può sorgere l’ideale della modernità: il sapere-potere della scienza, baconiana e cartesiana, invita al dominio umano di una natura ridotta a puro meccanismo, privato d’anima. (qui si può leggere il Saggio in un articolo di Mauro Perro uscito su DOPPIOZERO)

Giorgio Nebbia su Altronovecento, ricordando tuttavia come siano controverse le questioni in materia, richiamava peraltro il senso ecologico di molte espressioni della Chiesa recente, rinviando ai contenuti del testo dell’intervento di Papa Paolo VI alla Conferenza del 1971 di Stoccolma, di tale intensità e modernità da far impallidire anche alcuni movimenti verdi. Leggi qui il testo. Ma d’altro canto le ricerche storiche sulla materia dei rapporti tra Chiesa ed Ecologia hanno anche importanti e approfonditi esempi come quello del lavoro pubblicato dal Prof. Luigi Piccioni sempre sulla rivista  Altronovecento, dal titolo molto evocativo di Chiesa ed Ecologia. Storia di un dialogo interrotto.”

Ma è nel bel articolo di Mauro Perro su Doppio Zero che si legge l’elemento fondamentale del contenuto della LS che riflette con profondità sul senso ecologico dell’originario pensiero cristiano dove dimensione ambientale e sociale divengono parte di una unica concezione: “Nell’Enciclica, sull’esempio di San Francesco, restano inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri e la pace interiore. L’asse portante dell’Enciclica è l’intima relazione tra la miseria degli umani e la fragilità del pianeta; un vero approccio ecologico diventa sempre anche un approccio sociale, dobbiamo imparare ad “ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

Un recupero di legame con il fattore sociale e di comunione tra gli esseri viventi e coloro che soffrono, che proprio nel 9° e 10° verso del Cantico delle creature vengono appunto immediatamente richiamati: “9. Lodato sii mio Signore, per quelli che perdonano in nome del tuo amore, e sopportano malattie e sofferenze. 10. Beati quelli che le sopporteranno serenamente, perché dall’Altissimo saranno premiati.” E sarà infatti Papa Giovanni Paolo II, nel novembre 1979, ha proclamare San Francesco patrono dei cultori di ecologia, come aveva suggerito lo stesso White, segnando una attenzione non secondaria ai valori che in questo credo erano insiti. Proprio nel suo famoso testo prima richiamato lo stesso Lynn White jr. terminava il saggio con le parole: “Forse dovremmo meditare sulla più grande figura del cristianesimo dopo quella di Cristo: San Francesco d’Assisi […].”

La LETTERA ENCICLICA LAUDATO SI’ DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CURA DELLA CASA  COMUNE,    presenta già dal titolo una visione che fonda i principi di azione sulla categoria della casa comune, come unica realtà complessiva che ospita esseri viventi e quindi anche la specie umana, e fonda ed attualizza la radice ecologica del cristianesimo, individuata in primis appunto nel pensiero Francescano. Un approccio che l’Enciclica illustra in 6 passaggi che, anche nel loro susseguirsi, denotano il suo metodo di trattazione contemporaneo e con una forte “vena politica” che tende all’agire e non solo al riflettere.

Non si parte infatti dagli assunti dogmatici nei primi tre capitoli, ma dall’analisi dello stato di fatto, unendo tra di loro le condizioni in cui ci troviamo, con il capitolo I° dal titolo “Quello che sta accadendo alla nostra casa”, con le sue radici sul perché ed insieme con la consapevolezza che una coscienza diversa è già oggi nelle nostre mani. Questi aspetti sono affrontati nel capitolo 2° “Il Vangelo della creazione” e poi nel 3° con la “La radice umana della crisi ecologica”.

Si propone così una tesi di analisi e di approccio, per poi dai suoi assunti passare allapresentazione di una visione generale, esaminata nel capitolo 4° “Una ecologia integrale”. A questa segue la proposta di azioni concrete, sia nel fare che nell’educare. Nel capitolo 5° sono prese in considerazione infatti “Alcune linee di orientamento e di azione”, mentre nel 6° capitolo è “l’Educazione e la spiritualità ecologica” ad essere esaminata.

Dei 246 paragrafi complessivi della LS, i primi 16 sono dedicati a fissare un altro ponte culturale con i  pronunciamenti della Chiesa sul tema ambientale.  Oltre a San Francesco d’Assisi è infatti forte, tra gli altri, il richiamo al Patriarca Bartolomeo, con l’esplicito riferimento al particolare impegno della Chiesa Ortodossa sul tema ambientale ed alle due dichiarazioni. Ricordiamo tra queste quella assunta nella giornata di preghiera per la Salvaguardia del Creato del primo settembre del 2012 – Messaggio di S.S. il Patriarca Ecumenico ,  ed anche nei messaggi dello stesso Patriarca Ortodosso emessi in più ricorrenze, come quella del trentennale (nel 2019) dell’istituzione della Giornata della Protezione dell’ambiente“ (…) saranno trent’anni dall’indizione dell’anno ecclesiastico come “Giorno di protezione dell’ambiente” (ndr. o della Custodia del Creato). “Questa iniziativa benedetta darà abbondanti frutti. Non ci rivolgemmo solo ai fedeli ortodossi, né solo ai cristiani o ai rappresentanti di altre religioni, ma anche a personalità politiche, ad ambientalisti e ad altri scienziati, agli intellettuali e a ogni uomo di buona volontà, ricercando il loro contributo”. Era il 1989. Da quell’iniziativa è nata e si è poi estesa (fino al 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi) l’idea del “Tempo del creato”.

E’ un tema sul quale la Chiesa ortodossa ha svolto e svolge quindi un ruolo trainante. E’ infatti La giornata della Custodia del Creato si celebra il 1º settembre, il capodanno ortodosso, su proposta fatta nel 1989 dell’allora Patriarca di Costantinopoli Dimitrios I , che nell’enciclica indirizzata per l’inizio dell’anno ecclesiastico, scorgeva tutto il pericolo per il deteriorarsi dell’ambiente, ma avvertiva tutta la responsabilità della Chiesa nei confronti dell’opera di Dio.

La scelta di Papa Francesco fatta con questi ampi richiami alle altre professioni cristiane, permette di leggere una chiara intenzione ecumenica, che rappresenta un altro importate passaggio ideale e culturale della LS, teso all’unione tra i diversi credi verso un unico e condiviso obiettivo comune, sottolineando le comunioni di intenti e non le divisioni di concezioni. Lo stesso evento di presentazione della LS in Roma il 18 giugno 2015, ha testimoniato questo approccio di vera comunità allargata ed impegnata. La guida alla lettura è stata infatti affidata in quella occasione al metropolita di Pergamo Joannis Zizioulas, considerato il più grande teologo vivente dell’ortodossia, in rappresentanza del Patriarca Bartolomeo. È il primo caso nella storia di un’Enciclica del Papa di Roma presentata da un alto rappresentante di un’altra Chiesa cristiana. Alla conferenza ha presenziato anche il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, (che ha partecipato fattivamente alla stesura della LS)  presidente del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, e due specialisti della materia di fama mondiale: i professori John Schellnhuber, fondatore e direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, e Carolyn Woo, presidente del Catholic Relief Services e già decano del Mendoza College of Business, University of Notre Dame, Usa.

Addentrarsi nel complesso dei contenuti che l’Enciclica contiene è davvero interessante, e tra le tante iniziative per la sua conoscenza e diffusione segnaliamo quella del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima (Global Catholic Climate Movement – GCCM) che ha promosso il Corso on line di formazione Animatori Laudato Si’, (in svolgimento dal 21 aprile al 12 maggio 2020), come risposta alla chiamata della Chiesa a prendersi cura del Creato. Gli Animatori Laudato Si’, formati dal Movimento in tutto il mondo, sono circa 1.500, distribuiti in 73 Paesi nei cinque continenti. In Italia il programma è stato avviato nel 2019 e la rete conta circa 150 animatori (qui una presentazione). Un progetto che nel suo percorso fpormativo prevede anche l’organizzazione di una attività da realizzare durante la Settimana Laudato Si’, in programma dal 16 al 24 maggio 2020 in occasione del 5° anniversario della pubblicazione della Laudato si’. (Una presentazione più dettagliata del corso, con il programma completo, i docenti, gli obiettivi e la metodologia, è disponibile a questo link. )

In merito alla nascita della LS è anche interessante richiamare come la promulgazione dell’Enciclica cada di Pentecoste, la festa conosciuta nell’Antico Testamento come “festa della mietitura e delle primizie”. E’ una curiosità non casuale richiamare il senso della Pentecoste, che cade il cinquantesimo giorno dal “giorno dopo il sabato” di Pasqua, in quanto accanto al senso di festa agricola, che sancisce l’inizio della raccolta,  questa giornata ha anche assunto per tradizione Ebraica la commemorazione  del dono della Legge sul Monte Sinai.

E’ poi infine curioso constatare come questa iniziativa corrisponde con una altra importate ricorrenza che dal 2009 si svolge in Europa (con alcune prime iniziative di lancio nel 2008). La Giornata Europea dei Parchi a cui dedicheremo una prossima notizia. L’Enciclica è stata infatti sottoscritta proprio il 24 maggio del 2015 e pubblicata poi il 18 giugno. Una data, quella del 24 maggio, per ricordare il giorno in cui, nell’anno 1909, venne istituito in Svezia il primo parco europeo, l’area protetta di Sarek

Ora tornando ai contenuti della LS, come scrive nel suo bel saggio di accompagnamento in una delel versioni pubblicate dell’enciclica Bruno Bignami, la LS è un libro da aprire, da leggere, da scrivere e dal quale farsi coinvolgere.

Da aprire perché rivolto a tutti, ed a tutti giunge l’invito a svelarne i contenuti: un invito che non è solo rivolto alle persone di buona volontà, come fede Papa Giovanni XXIII con l’Enciclica Pacem in terris, ma appunto all’Umanità intera in una spinta ecumenica molto chiara. Da Leggere perché nell’atto della sua lettura si legge anche la convinzione che nulla è perduto perché “gli esseri umani capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi.” (LS n.205).

E poi un libro da scrivere, in quanto il messaggio apre alla necessità dell’impegno individuale costate nell’operare la scelta di una decrescita, con un atteggiamento di costruzione del futuro, da scrivere, partendo dai nostri comportamenti di oggi. Un modello di decrescita non del buon selvaggio, ma del avveduto uomo contemporaneo.

Le occasioni per approfondire sulla rete i contenuti e i significati plurimi di questa Bibbia dell’Ecologia, sono davvero molte e interessanti, a partire dagli articoli di commento presenti nelle pagine della Rivista online e soprattutto nei tweet di 140 caratteri dello stesso Papa Bergoglio che si possono rileggere sempre qui su formiche.net

In questo contributo dell’Azione cattolica di Venezia (link), è invece racchiusa una piccola guida sintetica che ci dà modo di poter cogliere in poche pagine il vasto insieme di riferimenti che la LS propone al lettore. Altro esempio è la Guida prodotta dalla Commissione Interfrancescana di Giustizia, Pace e Integrità del Creato dell’agosto del 2015, che per ogni parte propone una serie stimolante di domande di riflessione dalle quali partire per elaborare i concetti sviluppati in ogni capitolo della LS.

Sono poi da ricordare l’interessante articolo presente sul sito di Famiglia cristiana, che riepiloga con particolare efficacia i nodi salienti della LS, e la corposa sezione che la Rivista Aggiornamenti sociali le dedica, con più ambiti di approfondimento e con diversi materiali che costituiscono una piccola biblioteca al suo studio e comprensione, sia testuali che multimediali.

E sempre su questa rivista non si deve tralasciare uno sguardo diverso, che rimanda alla ricerca delle regole di fondo che hanno portato alla pubblicazione della LS, e che nascono dalla concezione del rapporto Chiesa-mondo su cui gli Autori ci propongono di soffermarci, guidati dai concetti che sono stati anticipati nella precedente Esortazione Apostolica Evangelii gaudium (EG) .

Come descrito dagli autori, la Chiesa è concepita come parte di un mondo più ampio, che l’enciclica chiama «casa comune», di cui fa parte e con cui entra in relazione. Da questo scambio la Chiesa è arricchita (cfr LS, n. 7) e al mondo essa offre il proprio contributo (cfr LS, n. 216) a un’impresa che sta a cuore a tutti: la cura della casa comune (cfr LS, n. 14). Si tratta di un contributo prezioso, anzi indispensabile, al pari di quello di tutti i saperi e tutte le forme di saggezza che l’umanità ha elaborato (cfr nn. 63 e 110), ma non è certo il solo a essere risolutivo. Anzi, è l’idea stessa che la soluzione possa venire da un unico punto di vista a costituire una parte del problema: «i problemi più complessi del mondo attuale, soprattutto quelli dell’ambiente e dei poveri, […] non si possono affrontare a partire da un solo punto di vista o da un solo tipo di interessi» (LS, n. 110).

Si tratta della lezione conciliare sul rapporto Chiesa-mondo portata alle estreme conseguenze, ma soprattutto ricompresa attraverso l’immagine che Papa Francesco propone nel n. 236 di EG: «Il modello non è la sfera, che non è superiore alle parti, dove ogni punto è equidistante dal centro e non vi sono differenze tra un punto e l’altro. Il modello è il poliedro, che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità. […] Persino le persone che possono essere criticate per i loro errori, hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto. È l’unione dei popoli, che, nell’ordine universale, conservano la loro peculiarità; è la totalità delle persone in una società che cerca un bene comune che veramente incorpora tutti». Se la realtà è un poliedro[4], la Chiesa non può concepirsi se non come una delle facce che lo costituiscono – è proprio una profonda comprensione della fede trinitaria che glielo chiede –, in una relazione vitale e dinamica con tutte le altre. È questa la logica profonda che anima l’intenzione comunicativa su cui è costruita l’enciclica: da questo punto di vista rappresenta un’attuazione coerente di una delle affermazioni programmatiche di EG: «Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro» (EG, n. 49).

Ma ancora più a fondo è interessante rilevare come, proseguono gli Autori,  la lettura comparata dei due documenti permette di far cogliere il modo con il quale la LS recepisce i quattro principi che «orientano specificamente lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune. […] la loro applicazione può rappresentare un’autentica via verso la pace all’interno di ciascuna nazione e nel mondo intero» (EG, n. 221). Sono i quattro postulati sui quali è fondato lo stesso pontificato di Papa Bergoglio e nei quali si possono trovare in una sintesi davvero straordinaria concetti di fondo ai quali la LS ci richiama:

  1. Il tempo è superiore allo spazio
  2. L’unità prevale sul conflitto
  3. La realtà è più importante dell’idea
  4. Il tutto è superiore alla parte

Una problematica di interesse per cogliere i fondamenti di base del pensiero che sottende la LS che si possono approfondire nel lavoro degli stessi autori dal titolo “«Laudato si’»: un’enciclica poliedro” che investiga la particolare visione del Pontefici della realtà non riconducibile ad una sfera perfetta ma a un solido diverso. scaricabile qui,

Ma se vogliamo trarre alcune considerazioni ulteriori, possiamo guardare a tre ambiti di riflessioni che proponiamo di seguito, che permettono a nostro parere di comprendere il significato fortemente innovativo e contemporaneo, anche nella sua capacità di mettere a sistema e recuperare approcci e culture già prodotte nel passato ma che oggi possono riacquisire una loro connessione storica di pensiero.

LS e la “visione sistemica”. Il significato sistemico dell’approccio seguito, che si sviluppa secondo 11 tematiche tra di loro connesse da una sequenza logica stringente è recuperabile dal materiale prodotto da Marta Francescangeli (già responsabile della comunicazione della Federazione degli organismi per il volontariato internazionale), rintracciabile sul portale Prezi.  Qui infatti ritroviamo quelle 11 questioni che, partendo dai problemi e dall’analisi dello stato di fatti, portano alle soluzioni ed alla azione: un metodo che permette di ricondurre la LS alla visione della sostenibilità a 4 dimensioni di cui ha parlato l’importante economista Jeffrey D. Sachs.

In uno schema trino, si parte dai temi della situazione di gestione e crisi del pianeta sintetizzati in 4 punti:

1 Clima ed Energia

2 Finanza e Mercato

3 Biodiversità

4 Accesso alla Terra

5 Acqua;

per poi passare agli approcci culturali nuovi da assumere condensati nei tre principi della:

6 Conversione ecologica

7 Ecologia integrale

8 Cultura dello Scarto;

e quindi infine alle azioni politiche e pratiche da assumere per innescare il cambiamento

9 La forza del locale

10 Piccoli agricoltori

11 Educazione e spiritualità

Questo approccio multidisciplinare, che dall’economia passa all’ambiente, tocca il sociale e raggiuge le corde della politica e del nostro approccio educativo e spirituale, fa di questo testo un vero elaborato pieno di concetti intorno al nostro vivere sul pianeta, senza tralasciare, con le due preghiere con cui si chiude la LS , il ruolo della nostra intima adesione ad un progetto.

Per richiamare il grande filosofo francese Michel Serres nel suo “Hominescence” in merito al rapporto tra impengo individuale e forza di adesione a una missione:  “Senza la misericordia, gli altri lasciti non valgono niente. Sì, la filosofia ha fatto il pieno di sophia, scienza e intelletto, ma, strana mezza misura, non ha ancora cominciato a provare, con amore, philia. Il sapere e la totipotenza non possono fare a meno di una infinita pietà. Altrimenti, divengono mostruosi; altrimenti il nuovo Dio diventa più ignobile di tutti i demoni che l’immaginazione degli artisti concepì o dipinse. Vittima debole piena d’amore, il Dio capovolto che vedo davanti a me mi sembra più degno di venerazione di quest’uomo nuovo, se questi lo rapina di tutti gli attributi, salvo l’ultimo, la bontà. Corona senza la quale i lasciti precedenti mancano di senso, l’amore manifesta l’ultimo bagliore della totipotenza, perché ‘tutto perdona, tutto spera, tutto sopporta’.”

LS e l’Ecologia sociale di Murray Bookching. Vi è poi in secondo luogo il tema del collegamento con la traccia culturale dell’Ecologia sociale e con la linea di pensiero che ha attraversato l’Europa e gli Stati Uniti con radici anche nelle scuole di pensiero russe. E’ questo un parallelo che per certi versi assume un significato forse ardito, che abbiamo rintracciato leggendo “Ecologia della libertà” del pensatore americano di origini russe.

Un autore che ha fatto parte di quel movimento americano di denuncia dell’ambiente che si sviluppa nel periodo iniziale della nascita del pensiero ecologico contemporaneo. Nel 1952, Bookchin pubblica – sotto lo pseudonimo di Lewis Herber per sfuggire alla persecuzione del maccartismo – un articolo dal titolo The Problems of Chemicals in Food, mentre nel 1964 pubblica il libro Our Synthetic Environment (Il nostro ambiente sintetico), che precede di qualche mese il ben più noto Primavera silenziosa di Rachel Carson, in cui vengono denunciati gli effetti della chimica di sintesi ed in particolare dei fitofarmaci sulla salute dell’uomo.

Ma questa corrispondenza di contenuti la ricorda anche Karl-Ludwig Schibel, già Coordinatore di Alleanza per il clima Italia, che nella presentazione di un bel numero di Ecoscienza (la rivista di ARPA Emilia Romagna, con uno Speciale sull’Enciclica LS, afferma : “ Stupisce l’audacia con la quale il papa insiste sullo stretto legame tra i problemi sociali e quelli ambientali. “Un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale” che deve “ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”. Quando il padre dell’ecologia sociale, Murray Bookchin, rivendicava negli anni Ottanta che l’idea sbagliata di poter dominare la natura nasce dal dominio molto reale dell’uomo sull’uomo, subiva i fuochi incrociati degli ambientalisti, a cui interessavano ben poco i problemi sociali e dei movimenti sociali che consideravano l’ambiente una “contraddizione secondaria”.

Una corrente filosofico-politica che rinvia al pensiero anarchico, che storicamente ha sempre posto in primo piano la questione dell’illegittimità di ogni gerarchia, che comporta necessariamente l’oppressione di chi si trova alla base della scala; gli esponenti del pensiero libertario classico (Pëtr Alekseevič Kropotkin, Élisée Reclus, William Godwin tra gli altri) hanno da sempre auspicato la fine delle strutture così funzionanti, e con esse l’oppressione dell’umano sull’umano, dell’uomo sulla donna, dell’umano sulla natura. L’ecologia sociale si propone di rinnovare l’anarchismo su basi nuove e fondate su una più chiara concezione olistica.  Un approccio che attualizzato può avere numerosi punti di elaborazione teorica di contatto con la questione dello scontro tra le classi e le divisioni sociali ed economiche a cui papa Bergoglio richiama spesso nei suoi testi.

LS e l’impegno della Governance mondiale. Una terza e ultima considerazione riguarda il rapporto tra l’Enciclica e la sua collocazione temporale, che la vede nascere nel periodo storico che possiede due significati, politico e strategico spesso non così evidenziato, a favore della sua aura di accreditamento al tema religioso della questione ecologica.

Da un lato il 2015 è una data fondamentale per l’approvazione degli obiettivi che sono stati concordati per aggiornare gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDGs) portati a termine nel 2015. A differenza dei MDG, il quadro degli OSS non fa distinzione tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo, poiché essi riguardano indistintamente tutti gli stati.  Il paragrafo 54 della Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite A/RES/70/1 del 25 settembre 2015 include gli obiettivi e i target. Il progetto portato avanti dall’Onu include tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite e la società civile globale. La risoluzione degli obiettivi consiste in un ampio accordo intergovernativo che fa da Agenda di Sviluppo Post 2015. Una questione questa che è stata messa in evidenza da analisi come quella di Gaël GIRAUD e Philippe ORLIANGE.

Dall’altro, nello stesso anno, si tiene a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre la Conferenza di Rio sui cambiamenti climatici, COP 21 o CMP 11 (la 21ª sessione annuale della conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 1992 e l’11ª sessione della riunione delle parti del protocollo di Kyoto del 1997.

Papa Bergoglio quindi, nel giugno del 2015, a tre mesi dall’approvazione dei MDGs, ed a 6 mesi dal Protocollo di Parigi, porta il suo originale contributo, affermano una capacità di anticipazione e di visione che fa di questo testo un parametro fondamentale per la diffusione nel mondo delle teorie ecologiche, che possono trovare radice se disseminate in tutte e da tutte le grandi culture del Pianeta.

Come dice proprio nella LS il Papa: ” Non si può sostenere che le scienze empiriche spieghino completamente la vita, l’intima essenza di tutte le creature e l’insieme della realtà. Questo vorrebbe dire superare indebitamente i loro limitati confini metodologici. Se si riflette con questo quadro ristretto, spariscono la sensibilità estetica, la poesia, e persino la capacità della ragione di cogliere il senso e la finalità delle cose. Desidero ricordare che « i testi religiosi classici possono offrire un significato destinato a tutte le epoche, posseggono una forza motivante che apre sempre nuovi orizzonti […]. È ragionevole e intelligente relegarli nell’oscurità solo perché sono nati nel contesto di una credenza religiosa? ».

E da qui possiamo passare a richiamare le iniziative a cui facevamo riferimento in apertura, per testimoniare come la LS rappresenti un fattore di innesco importante, perchè emesso ecumenicamente dall’ente morale e religioso cattolico in un solco di tradizione cristiana.

Faccio riferimento all’iniziativa della “Costituente Terra” richiamato nell’articolo sull’Avvenire.  (ripreso in parte di seguito). Lo scorso 21 febbraio 2020, presso la Biblioteca Vallicelliana in Roma, si è tenuta la presentazione dell’Appello-proposta per una Costituzione della Terra e la contestuale istituzione di una scuola che la pensi e promuova. L’appello degli intellettuali denominato «Una Costituente della Terra» , vede l’impegno in primo luogo di personalità della cultura come il giornalista Raniero La Valle, il filosofo Luigi Ferrajoli, l’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida, il Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, il vescovo emerito Raffaele Nogaro, l’ambientalista Riccardo Petrella, il giudice Domenico Gallo, che hanno lanciato un manifesto per chiedere all’opinione pubblica una svolta ambientalista nel solco proprio della “Laudato si’”.  Una nuova Carta globale per un’ecologia integrale, dal nome semplice e suggestivo ‘Costituente Terra’, che nasce per diffondere una coscienza ambientale e nel contempo rimetta al centro della politica la persona con i suoi diritti e lo sviluppo. Un progetto che prevede il sostegno di una iniziativa educativa e di una scuola che formi ed elabori il nuovo pensiero e prepari la soggettività politica del ‘popolo della terra’.

Nel preambolo del manifesto fondativo si può trovare in sintesi il senso della proposta: «L’Amazzonia brucia e anche l’Africa, e non solo di fuoco, la democrazia è a pezzi, le armi crescono, il diritto è rotto in tutto il mondo. ‘Terra! Terra! è il grido dei naufraghi all’avvistare la sponda, ma spesso la terra li respinge, dice loro: «i porti sono chiusi, avete voluto prendere il mare, fatene la vostra tomba, oppure tornate ai vostri inferni».  Ma ‘Terra’ è anche la parola oggi più amata e perduta dai popoli che ne sono scacciati in forza di un possesso non condiviso; dai profughi in fuga per la temperatura che aumenta e il deserto che avanza; dalle città e dalle isole destinate ad essere sommerse al rompersi del chiavistello delle acque».

Ed ancora: «Se nei prossimi anni non ci sarà un’iniziativa politica di massa per cambiare il corso delle cose, se le si lascerà in balia del mercato della tecnologia o del destino, se in Italia, in Europa e nelle Case Bianche di tutti i continenti il fascismo occulto che vi serpeggia verrà alla luce e al potere, perderemo il controllo del clima e della società e si affacceranno scenari da fine del mondo’”.

Si tratta di una idea che parte dalla presa d’atto che il costituzionalismo statuale appare ormai insufficiente e che pertanto occorra passare a un costituzionalismo mondiale che delinei ‘la regola d’ingaggio e la bussola di ogni governo per il buongoverno del mondo. Il diritto internazionale, rilevano i firmatari, è già dotato di una Costituzione planetaria embrionale prodotta in quella straordinaria stagione seguita alla seconda guerra mondiale: i pilastri sono la Carta dell’Onu del 1945, la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, i due Patti internazionali del 1966 e le tante Carte regionali che promettono pace, sicurezza, garanzia delle libertà fondamentali e dei diritti sociali per gli esseri umani.

Ma non sono mai state introdotte le norme attuative e i diritti proclamati sono rimasti sulla carta. Occorre allora riprendere il processo politico tornando al progetto formulato 70 anni fa e ai diritti in esso stabiliti. Poiché, come insegnano i vecchi giuristi ‘niente popolo, niente Costituzione’ la novità è l’istituzione di un ‘popolo della Terra’ la cui unità è resa possibile dopo il documento islamo-cristiano sulla Fratellanza del 4 febbraio 2019 anche dalla ‘vetta ermeneutica raggiunta da papa Francesco e da altre religioni con lui, grazie alla quale non può esserci più un dio a pretesto della divisione tra i popoli.

La visione dei promotori prevede non forme accademiche, ma una scuola di pensiero ‘disseminata e diffusa, telematica e stanziale, una rete con aule reali e virtuali’ che affronti diverse aree tematiche. Dalle nuove frontiere del diritto e dell’economia al lavoro, dalla ‘Laudato sì’ e l’ecologia integrale fino al principio femminile.

E di qui passiamo infine a segnalare un progetto di vita ed educativo, sempre ispirato dalla LS, che si muove con particolare innovazione e impegno nel campo pedagogico e di nuove forme di cittadinanza. Ci riferiamo al Campus de la transition, l“eco-luogo” dei giovani universitari francesi dove si sperimenta uno stile di vita sostenibile e una formazione per affrontare le responsabilità professionali secondo lo stile dell’ecologia integrale.

Come viene ricordato nell’articolo recentemente pubblicato su Aggiornamenti sociali (vedi il link) nel “Manifesto degli studenti per un risveglio ecologico”, pubblicato in Francia nel 2018 e sottoscritto in poco più di due mesi da oltre 30mila studenti universitari,  gli studenti scrivono: «Dobbiamo porre la transizione per uno sviluppo sostenibile al centro del nostro progetto di società. Per raggiungere questo obiettivo è necessario uno slancio collettivo. E poiché la complessità e vastità del progetto richiedono le energie di tutti, noi siamo pronti a investire la nostra, con entusiasmo e determinazione. Scarica qui il Manifesto
L’iniziativa del Campus de la Transition, situato nel villaggio di Forges nella Regione dell’Île-de-France a un’ora da Parigi, nata nel gennaio 2018, otto mesi prima del Manifesto degli studenti, la si può considerare come un tentativo di rispondere alle loro preoccupazioni. Un bellissimo progetto che è partito dalla scelta di un “luogo”, un “ecoluogo”, nel rispetto di radicare l’iniziativa in un territorio e in una storia specifici: la scelta è infatti caduta in un sito composto da un edificio settecentesco con un parco di sei ettari nella campagna francese, che in precedenza aveva ospitato una scuola per quarant’anni, di proprietà delle religiose dell’Assunzione (di cui fa parte anche Cécile Renouard, filosofa e attuale presidente del Campus), la cui congregazione religiosa ha deciso di metterlo a disposizione del nuovo progetto, come contributo alla cura della casa comune nella linea dell’enciclica Laudato si’.
Un esempio interessante e da conoscere, che possiamo ricondurre ad altri movimenti mondiali che si stanno impegnando nel filone del “fare” stimolato sempre dalla LS. Come ad esempio il movimento nato nel 2011 quando in diverse università degli Stati Uniti gruppi di studenti danno avvio ad azioni di pressione sulle amministrazioni dei propri campus affinché ritirino gli investimenti dalle imprese impegnate nell’estrazione e vendita di carbone, petrolio e gas. Cinque anni dopo, il movimento internazionale per il disinvestimento dalle fonti fossili (fossil fuel divestment) si è affermato come una delle campagne cresciute con maggiore rapidità nella storia, con iniziative e gruppi locali che fioriscono in ogni parte del mondo e oltre 600 organizzazioni di diverso tipo che hanno preso impegni ufficiali di disinvestimento. Un fenomeno di ingaggionellasocietà approfondibile qui su Aggiornamenti sociali, con l’articolo di Daniela Finamore e Riccardo Rossella.

 

Ma da queste esperienze sin qui illustrate, che riconoscono la LS come colonna portante di tanti impegni, il pensiero va alla ricerca delle teorie dell’etica della Terra, per iniziare una escursione tra pensatori e scuole che individuarono nel soggetto Pianeta un elemento altro rispetto al quale rivolgere il nostro sentimento di cura ed appartenenza, proveniente da molte altre fonti di considerazione del ruolo della società umana sulla Terra .

L’incontro, per portare un esempio, con le parole di Michel Serres richamate più sopra, sono illuminanti nel farci cogliere  le connessioni tra credo religioso e visioni del nostro pianeta, rintracciando un Filo d’Arianna del nostro fare qui e ora. Proprio Serres, e la sua ricerca che si colloca tra naturale e umano, sono spunti di questo filo continuo, che traiamo ad esempio dal bell’articolo di Francesco Bellusci su “Lo Sguardo – Rivista di filosofia.”

Nelle parole di Serre si percepisce un sapore che tende verso una attenzione più profonda di responsabilità e di “sentire” che, in una ideale “chiusura del cerchio” con quanto illustrato nella prima parte di questo percorso nelle etiche dell’ambiente, riconosciamo anche nella cosmovisione andina della Pachamama, così ben illustrata dal lavoro che abbiamo citato nell’articolo della prima parte di Serena Baladin.
Come descritto dalla ricercatrice, Sumak kawsay in lingua quechua e suma qamaña in aymara, buen vivir o vivir bien nella versione castigliana,  lungi  da corrispondere all’idea occidentale di benessere, letteralmente rappresentano un diverso significato: suma qamaña indica anima buona o vita degna, mentre sumak kawsay si traduce con esistenza bella, quindi in una perifrasi, l’idea sottesa da questi concetti è l’equilibrio fra ragione, sentimenti e istinti per vivere appieno l’esistenza. Proprio quell’equlibrio delicato descritto da Serres.

Questa modalità di “intendere le cose”, si basa quindi su una immagine del mondo cosmocentrica, con l’uomo cosciente di avere un ruolo passivo e subordinato rispetto all’ordine delle cose, diversamente dal concetto di benesere dell’Occidente dove si ha un’immagine antropocentrica. Le valutazioni sulla vita si riferiscono ai principi che guidano la condotta umana che nel pensiero sudamericano si fondano sulla complementarietà (uomo-donna, individui-natura) e sulla gerarchia; nella cultura occidentale sugli individui padroni del loro destino e che agiscono con fini e strategie prestabilite.

E così anche gli orientamenti della volontà rispecchiano le tendenze che plasmano la vita psichica, che nella visione indigena invitano a coltivare un affetto collettivo verso la natura in quanto tutte le azioni, individuali e comunitarie, hanno effetti rilevanti nell’universo reputato integrato e interdipendente, laddove in Occidente la natura è sottomessa al dominio della scienza.

Il nostro percorso quindi ha molti altri scenari da incontrare e corrispondenti visioni dell’uomo sulla Terra. Un itinerario nel quale ci avventureremo nella prossima terza puntata.

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

IPPOLITO OSTELLINO

Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove è dirigente presso l’Ente di gestione regionale del Parco del Po piemontese.

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