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L’università della sostenibilità

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 4 minuti

L’università della sostenibilità
Un quaderno della rivista scientifica “Culture della sostenibilità” presenta un panorama di cosa si fa nelle università italiane per educare alla sostenibilità. “L’educazione alla sostenibilità rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e complesse per l’istruzione superiore, anche a livello italiano”, scrivono i curatori nella presentazione.

La ricchezza e la varietà di approcci degli atenei italiani all’educazione alla sostenibilità è documentata in un quaderno monografico di “Culture della sostenibilità”, come supplemento al numero 36 (secondo semestre 2025) dell’unica rivista scientifica dedicata in Italia ai temi relativi al superamento di un sistema di relazioni sociali e con tutti gli altri processi naturali insostenibile e foriero di disuguaglianze, catastrofi ecologiche, emergenza climatica e guerre, in breve, di ”policrisi”.

Il quaderno (dal titolo “L’educazione alla sostenibilità negli atenei italiani”, pp. 136, euro 15 a stampa, euro 9 in PDF) è curato dai coordinatori del gruppo Educazione della RUS (la rete tematica delle università italiane sulla sostenibilità), Gabriella Calvano e Riccardo Guidetti.

Dai contributi emergono la ricchezza e la varietà degli approcci, un mosaico di esperienze che, come osservano i curatori, testimonia che la sostenibilità sta diventando «un paradigma trasversale capace di rinnovare profondamente la missione universitaria».

«L’educazione alla sostenibilità rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e complesse per l’istruzione superiore, anche a livello italiano», scrivono ancora Calvano e Guidetti, in risposta a tre esigenze fondamentali:

  1. formazione di competenze per la sostenibilità,
  2. ruolo trasformativo delle università e
  3. urgenza delle sfide ambientali globali. ​

Le università – nodi strategici di transizione verso la sostenibilità – hanno un ruolo cruciale nel promuovere cambiamenti sistemici attraverso la produzione di conoscenza e la formazione di leader e nel portare la sostenibilità nel cuore delle tre “missioni” (la ricerca, la didattica e la “terza missione”). È la condizione per amplificarne il potenziale trasformativo.

Formare cittadini critici e agenti di cambiamento

Le università, insomma, sono chiamate a formare cittadini critici e agenti di cambiamento, non solo a trasmettere conoscenze. ​Gli ostacoli, certo, non mancano:

  • La frammentazione disciplinare ostacola gli approcci integrati alla sostenibilità. ​Le università, dunque, devono superare le barriere disciplinari per promuovere un’educazione sistemica e trasformativa.
  • Esiste un divario tra la conoscenza e l’azione, il che evidenzia la necessità di metodi didattici innovativi. ​
  • C’è una carenza di competenze specifiche nel corpo docente (anche i professori universitari devono essere formati…).
  • La limitata comprensione dei concetti di sostenibilità, la carenza di risorse adeguate, la resistenza al cambiamento e quindi la difficoltà di tradurre gli Obiettivi dell’Agenda 2030 in risultati di apprendimento.

Siamo forse ancora lontani da un allineamento reale e totale degli atenei (esposti contemporaneamente a pressioni e a minacciate riforme degli ordinamenti che mirano a asservire il mondo accademico al potere politico e a verticalizzare la “governance”) a questi obiettivi, ma i casi di studio raccolti nel quaderno di “Culture della sostenibilità” autorizzano a nutrire anche un certo ottimismo.

Approcci come cooperative learning e service learning, infatti, sono utilizzati per sviluppare competenze collaborative; l’apprendimento esperienziale attraverso living lab e campus sostenibili è incoraggiato; le eco-narrazioni sono utilizzate come strumento pedagogico per promuovere un senso di appartenenza e cura verso l’ambiente. ​

Competenze per un futuro sostenibile

Da un lato, le università influenzano reti complesse che includono istituzioni pubbliche e comunità locali; dall’altro, possono sviluppare la competenza sistemica (fondamentale per analizzare sistemi complessi e affrontare sfide globali) e integrare dimensioni cognitive, affettive e pratiche per promuovere un coinvolgimento emotivo.

I percorsi e le motivazioni, grazie ai quali gli atenei presenti nella rassegna sviluppano buone pratiche, vanno dall’ecologia integrale di Laudato si’ di Papa Francesco (che promuove un approccio interdisciplinare per affrontare le sfide ecologiche), al “whole institution approach” dell’Unesco. Per essere sistematizzate, occorrono però più collaborazioni tra gli atenei e con il territorio, fattori essenziali per ottenere un impatto duraturo.

I benefici rilevati dagli interventi pubblicati nel quaderno speciale vanno dal miglioramento nei “ranking” internazionali all’accesso a finanziamenti di ricerca dedicati alla sostenibilità, senza trascurare la riduzione dei costi operativi attraverso l’efficienza energetica e l’uso di energie rinnovabili.

Ricerca e innovazione sostenibile

Quali innovazioni sono indicatori di sostenibilità delle “tre missioni” accademiche? Gli esempi che troviamo in L’educazione alla sostenibilità negli atenei italiani curato da Gabriella Calvano e Riccardo Guidetti ce ne offrono una casistica, tra cui potremmo segnalare:

  • L’approccio dei living lab.
  • La partecipazione attiva degli studenti a pratiche sostenibili, superando la separazione tra teoria e prassi.
  • La generazione di benefici per le comunità locali attraverso progetti di ricerca partecipata e interdisciplinare, che superino anche i confini disciplinari.
  • Attività di cooperative learning e service learning nelle scuole.
  • Lo sviluppo di competenze collaborative e di problem solving complesso e la co-produzione di conoscenza.
  • La messa in rilievo di temi come la formazione, l’orientamento e il disagio psicologico degli studenti.
  • Lo spazio dedicato all’intelligenza emotiva e alle eco-narrazioni per favorire decisioni etiche e pratiche sostenibili e sviluppare un senso di appartenenza e di cura per l’ambiente.
  • L’educazione deve includere storie che incoraggiano comportamenti sostenibili e una connessione profonda con la natura.
  • Il collegamento con i “ Futures Studies”, che incoraggiano un pensiero critico e sistemico, preparando gli studenti a immaginare e costruire futuri sostenibili.

Il ruolo delle università

Le università, in conclusione, devono riconsiderare il loro ruolo sociale in relazione alla sostenibilità. ​La strada del cambiamento è ancora lunga e piena di ostacoli e insidie, ma la diffusione e condivisione di esperienze come quelle che meritevolmente Calvano e Guidetti hanno raccolto in questo importante contributo al dibattito su scopi e funzionamento delle università italiane può essere determinante.

Dalla ricerca alla didattica e alla terza missione, il ruolo delle università è fondamentale per la costruzione di “menti ben fatte”, di politiche non distruttive della convivenza sociale e del pianeta Terra (cui invece troppi intellettuali si prestano), di capitale sociale e di coesione comunitaria. ​Per passare sempre più dall’individualismo, dall’utilitarismo, dall’appropriazione della vita umana e della natura a un’idea di società e di biosfera come insieme di beni comuni, in cui la cooperazione, e non la prevaricazione, e la responsabilità condivisa prefigurano la transizione verso una nuova cultura e una nuova civiltà ecologica.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.