Pace, ambiente e volontariato nel discorso di fine anno del Presidente della Repubblica
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Si è svolta il 19 dicembre 2025, nella Sala dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale, la tradizionale cerimonia per lo scambio di auguri di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ai rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile.
Il discorso presidenziale, conformemente a quanto stabilito dall’art. 87 (primo comma) della Costituzione, ha un carattere esortativo: in qualità di rappresentante dell’unità nazionale, il Presidente ha indicato il percorso auspicabile della dialettica democratica tra le forze politiche.
Dalla pace al ruolo dell’Unione Europea
Il discorso del Presidente ha preso le mosse dal tema della pace. «Abbiamo il dovere di coltivare e consolidare ogni piccolo spiraglio che si apra rispetto ai conflitti in corso, in Ucraina come in Medio Oriente. Con l’obiettivo di costruire quella “pace permanente” come la definì il presidente Franklin Roosevelt che affermava: “Più che una fine della guerra vogliamo una fine dei principi di tutte le guerre”».
Ovvio il riferimento all’articolo 11 della Costituzione: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».
Parole che corrono parallele a fonti di rilievo del pensiero politico moderno e contemporaneo: dal Kant di Per la pace perpetua (1795), a Otto Neurath, Pianificazione internazionale per la libertà (1942) a David Mitrany Le basi pratiche della pace (1943) a Norberto Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace (1979). Fonti che hanno rappresentato, direttamente e indirettamente, il riferimento normativo negli ultimi ottant’anni.
«Pace, quindi, come affermazione del diritto sulla forza delle armi. Pace come condizione di libertà e sviluppo.» Ma la pace non può essere perseguita dall’Italia se non all’interno della e attraverso l’Unione Europea.
Democrazia e partecipazione: il nodo dell’astensionismo
Quanto allo stato di salute della democrazia, il Capo dello Stato ha affermato che una democrazia di astenuti, di assenti è una democrazia fragile: nel corso degli anni l’astensionismo è cresciuto, sia nelle elezioni nazionali, sia nelle elezioni europee. Nelle ultime elezioni nazionali soltanto il 45% degli aventi diritto ha esercitato il diritto di voto.
La democrazia non è fatta di tolleranza passiva dell’operato delle istituzioni, bensì dell’attività critico-costruttiva dei cittadini all’interno delle istituzioni stesse. Gli elettori potenziali sono allontanati anche dalla “politica dello scontro” tra forze politiche nazionali; la polarità “amico/nemico” che vi è sottesa impedisce che, pur nella legittima diversità delle posizioni politiche, prevalga l’esigenza fondamentale di «lavorare insieme per assicurare il bene dell’Italia».
Economia, lavoro e disuguaglianze sociali
Quanto all’economia, i dati sono senz’altro rassicuranti, ma «non si può ignorare la condizione di oltre cinque milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà», né, pur tenendo conto del fatto che l’occupazione degli over 50 ha raggiunto livelli alti, si può minimizzare il fatto che «il lavoro delle donne [sia] ancora sotto la media europea e l’occupazione dei giovani si registri insufficiente».
Un ulteriore nodo critico riguarda il valore effettivo delle retribuzioni, in particolare quelle di primo ingresso nel mondo del lavoro, che incidono in modo decisivo sulle prospettive di autonomia delle nuove generazioni.
I giovani come motore di cambiamento
La speranza fondamentale sta nell’impegno delle giovani generazioni: i giovani si impegnano, nel volontariato, per l’ambiente (le manifestazioni contro il disastro climatico), in una prospettiva non divisiva, ma di cooperazione che può essere di stimolo alla politica istituzionale per realizzare la sostanza di un mondo libero e pacifico. Basterebbe soltanto che la politica ascoltasse con orecchio più attento i giovani per mettere in discussione pratiche non virtuose e non solidali.
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- TIZIANA CARENA
- Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.
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