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Nuovi orizzonti per l’educazione ambientale

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 4 minuti

Nuovi orizzonti per l’educazione ambientale
Cresce sempre più la consapevolezza che l’ambiente, la sostenibilità, la giustizia sociale, la comunità planetaria, la pace e la salute (per citare solo alcuni temi al centro dell’agenda) sono strettamente interconnessi. Un legame da rafforzare, nella riflessione e nella pratica, cui “.eco” e tutta una serie di altri strumenti e opportunità della comunità WEEC offrono un terreno di formazione, di approfondimento e di contatto. Anche perché, a livello globale, è in atto uno scontro decisivo tra restaurazione anti-ecologica e difesa dei traballanti rapporti del “sistema Terra”.

(La pausa delle festività e il passaggio dal vecchio al nuovo anno sono in qualche modo un’occasione di riflessione e di preparazione alla ripresa delle attività a gennaio, grazie anche ai molti spunti contenuti nel numero di dicembre 2025 di “.eco”, edizione su carta e PDF. Pubblichiamo qui l’editoriale di Mario Salomone sul numero di dicembre)

Nel numero scorso (settembre 2025) Gabriella Calvano ha ricordato i 50 anni trascorsi dal seminario di Belgrado, che preparò la conferenza intergovernativa di Tbilisi (la cui data di apertura è stata scelta dalla rete WEEC per celebrare la Giornata mondiale dell’educazione ambientale).

La Carta di Belgrado, scrive Gabriella, «parte da una constatazione semplice ma rivoluzionaria: l’ambiente non è solo natura, ma l’insieme delle condizioni in cui viviamo – ecologiche, economiche, sociali, culturali. Educare all’ambiente significa, quindi, educare a comprendere la complessità del mondo, a sentirsi parte di un sistema interdipendente e ad agire di conseguenza».

Sarebbe dunque forse ora di aggiornare (forza, internettisti!) la voce di Wikipedia, che esordisce affermando: «L’educazione ambientale è il proposito non organizzato (corsivo nostro, N.d.R., ma la versione inglese parla, al contrario, di “organized efforts”) di insegnare la struttura e l’organizzazione dell’ambiente naturale e, in particolare, educare gli esseri umani a gestire i propri comportamenti in rapporto agli ecosistemi». La voce è datata e varie informazioni andrebbero aggiornate o aggiunte.

Soffermiamoci per il momento sul “non organizzato”.

Milioni e milioni di appassionati

Dietro l’educazione ambientale, invece, c’è più di mezzo secolo di conferenze e convegni, di dichiarazioni ufficiali, di pubblicazioni, di ricerca scientifica che toccano i settori formali (scuola e università), non formali e, in misura minore, informali (la comunicazione e l’industria culturale) e una mole cospicua di milioni e milioni di appassionati “praticanti” in tutto il mondo, di attività, di esperienze e buone pratiche.

Da parte nostra, ci sono i congressi mondiali (il prossimo a Perth, in Australia, dal 21 al 25 settembre 2026), il dibattito internazionale aperto sull’apprendimento con l’iniziativa globale “No Limits to Hope” e quarant’anni di impegno, cui ora si aggiunge una piattaforma di e-learning.

La stessa rete WEEC è un’organizzazione, fatta di legami “deboli” (i tantissimi che ci seguono e partecipano alle nostre attività, spesso contribuendo anche con il volontariato) e “forti” (gli associati, che garantiscono la struttura necessaria a reggere uno sforzo molto articolato).

In Italia, crescono le scuole “verdi” (abbiamo fatto il punto nello scorso numero di settembre), si moltiplicano le iniziative a livello di enti locali, si rilancia con un grande convegno su pace e ambiente (ne parla più avanti, in questo numero, Aurelio Angelini) il Comitato nazionale per l’educazione alla sostenibilità-Agenda 2030, superato il trauma della scomparsa di una figura carismatica come Massimo Scalia. L’elenco potrebbe continuare.

Un’ecologia integrale

Ecco, abbiamo introdotto alcuni termini: apprendimento, pace, sostenibilità. Altri se ne devono aggiungere: giustizia e uguaglianza, diritti umani, salute, cittadinanza globale, comunità planetaria di destino, clima, scienza.

La scienza (che i negazionismi tentano di contraddire) è alla base dell’ecologia, una scienza delle relazioni, delle interconnessioni e delle interdipendenze. Che possono produrre (altra acquisizione della scienza, effetti farfalla). Non è (lo ricordava anche Pietro Greco, in un estratto che pubblichiamo in questo numero e in molti altri suoi interventi) una presunzione di onniscienza e di onnipotenza. Affidarsi al “soluzionismo” o puntellare un dominio sulla natura (che è anche un dominio del forte sul debole, della minoranza di “chi ha” sulla grande maggioranza di “chi non ha”) è illusorio e fonte di catastrofe.

La scienza studia il sistema Terra e ci dimostra la causa antropica dell’emergenza climatica e di altre crisi ecologiche globali (come la biodiversità e l’inquinamento), nonché il legame tra salute e ambiente (che si traduce nel concetto di “One Health”).

Le scienze sociali ci mostrano (con l’ecologia politica) le relazioni tra, da un lato, fattori politici, economici e sociali e, dall’altro, questioni e cambiamenti ambientali. Emerge un quadro di policrisi, produttore seriale di guerre (ieri per la noce moscata o l’oppio, oggi per il petrolio, i microchip e le terre rare) e con disuguaglianze crescenti che richiedono una giustizia sociale e ambientale e, come sosteneva, ad esempio, papa Bergoglio nella Laudato si’, un’ecologia integrale che riguarda l’intera umanità: le conquiste coloniali, i mezzi di trasporto, le telecomunicazioni, la globalizzazione economica ci hanno reso (come ricorda, ad esempio, il filosofo Edgar Morin) membri di un’unica comunità di destino, che richiede anche la formazione di un senso di cittadinanza planetaria.

Un’educazione implicita in ogni educazione

Insomma, che si parli di educazione per la sostenibilità, globale, alla pace, al clima, ai diritti umani, alla cittadinanza, stiamo parlando della stessa cosa: come costruire uno spazio di vita equo e sicuro, che resti all’interno dei limiti fisici (già in gran parte superati) del pianeta e al di sopra del livello minimo (sempre in mutamento con il mutare del contesto storico, della sensibilità collettiva, delle tecnologie disponibili) di diritti e benessere in termini di cibo, istruzione, casa, lavoro, libertà, democrazia, uguaglianza.

L’umanità, infatti, è diventata una forza capace di modificare il clima e la stessa evoluzione dei mondi vegetali e animali che abitano la biosfera, agendo su tutti i processi chimico-fisici e biologici del globo: è un elemento determinante del “sistema Terra”. Non si limita a farne parte, ma lo condiziona profondamente e i due piani (quello dei processi naturali e quello del sistema socioeconomico) sono interconnessi e interagenti. Ecco perché l’educazione ambientale deve affrontare tutti gli aspetti insieme.

Le tante “educazioni” esistenti e altre, come l’“outdoor education”, la negletta educazione ambientale urbana o l’educazione scientifica, hanno oggetti specifici, ma obiettivi, motivazioni, ispirazione e “filosofia” sono comuni. In ogni educazione che abbia al centro un compito trasformativo, un problema epistemologico, una sfida etica e un fine “alto”, ricorre un nesso, un filo che dobbiamo riannodare: l’ambiente, inteso non come qualcosa che è “intorno” a noi, ma di cui siamo sempre più incauti demiurghi e con cui, pericolosamente, giochiamo, segando, come si suol dire, il ramo su cui siamo seduti.

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MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.