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Dall’esperienza alla teoria: nuovi metodi per insegnare le Scienze Naturali

| Chiara Pedrocchi

Tempo di lettura: 3 minuti

Dall’esperienza alla teoria: nuovi metodi per insegnare le Scienze Naturali

Cosa significa insegnare ai ragazzi le Scienze Naturali partendo dall’esperienza pratica per poi far loro estrarre, a partire da questa, anche i concetti teorici? Ce lo spiegano Marco Tonon e Andrea Gerbaudo che, insieme ad Andrea Caretto, si occupano di ideare laboratori didattici basati su queste metodologie e di formare gli insegnanti affinché le utilizzino nelle proprie classi.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.

(Marcel Proust)

Marco Tonon lavora come ricercatore presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Torino, dove tiene corsi di Didattica di Scienze della Terra e di Educazione alla Sostenibilità ed Educazione Ambientale per gli insegnanti di vari gradi di istruzione. Insieme ad Andrea Gerbaudo, insegnante di Lettere e dottorando in Scienze della Terra con focus su come coniugare l’insegnamento delle Scienze della Terra con l’Educazione alla Sostenibilità, tiene dei laboratori di Educazione Ambientale rivolti agli insegnanti della scuola primaria e della scuola dell’infanzia.

Per entrambi è molto importante partire dall’esperienza pratica per poi estrarre concetti teorici, invece che il contrario. Il metodo elaborato insieme ad Andrea Caretto, docente contrattista del Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione e artista contemporaneo, è quello di unire l’arte, l’estetica e l’ecologia: si impara il mondo attraverso i sensi, per apprendere divertendosi e per formalizzare concetti scientifici anche complessi avendo alle spalle un percorso incentrato sulla percezione delle forme e delle caratteristiche della materia.

La relazione empatica tra il bambino e l’ambiente

Le attività proposte da Tonon, Caretto e Gerbaudo sono sempre legate alle emozioni: è grazie all’esperienza emotiva che le attività restano impresse nella memoria degli studenti, e sono le emozioni stesse la spinta propulsiva che può portare a un cambiamento. Secondo Tonon, in particolare, l’emozione manifestata più di frequente dagli studenti è il senso di scoperta, perché ai giovani non capita spesso occasione di instaurare un rapporto con l’ambiente naturale, perciò ambienti come per esempio la riva di un fiume diventano veri e propri luoghi di scoperta. Come? A partire da cose semplici come la raccolta dei ciottoli, capendo quali storie raccontano e come elaborarle.

A questo proposito tra i vari focus della ricerca condotta da Gerbaudo nell’ambito del suo dottorato c’è anche cercare di capire se i laboratori a cui gli studenti partecipano possono cambiare qualcosa nella loro percezione della natura. Dare spazio alla scoperta (e alla riscoperta!) trasforma qualcosa dentro di loro e dentro i futuri insegnanti, che a loro volta dissemineranno questi metodi e queste conoscenze.

Per approfondire: il ruolo del teatro nell’educazione ambientale

Fondamentale nel metodo di Tonon, Caretto e Gerbaudo è l’attività di creazione artistica, basata su raccolta e assemblaggio di materiali, sull’utilizzo di argilla o, nell’ambito dei laboratori residenziali, di drammatizzazione teatrale, utilizzando come palco scenico l’ambiente naturale. Il motivo per cui quest’ultimo tipo di attività è prevista nell’ambito dei laboratori residenziali sta nel fatto che in queste occasioni si crea una proficua atmosfera di convivialità che permette ai partecipanti di avere fiducia negli altri e di muoversi con agilità nell’ambiente bosco, in montagna o nei rifugi alpini.

scienze naturali

Tra i modelli di riferimento di questo tipo di attività c’è senz’altro il teatro povero di Grotowski. Quello che Tonon e Gerbaudo definiscono teatro natura ha sempre come canovaccio una sorta di filo rosso, che quest’anno, per esempio, è stato il tema della metamorfosi. In questo modo gli studenti sono liberi di inventare le proprie storie ma tenendo presente dei punti fermi, come anche, oltre alla metamorfosi, il mimetismo, la costruzione di un rifugio, gli eventi geologici e la percezione del tempo biologico/geologico.

Giunti a questo punto è lecito domandarsi per quale motivo, se questi metodi sono tanto efficaci, non vengono ancora applicati da tutti gli insegnanti in tutte le scuole.

Per scoprire la risposta a questa e a tante altre questioni che abbiamo affrontato con Marco Tonon e Andrea Gerbaudo guarda il video dell’intervista a questo link.

Scrive per noi

Chiara Pedrocchi
Chiara Pedrocchi
Laureata in triennale in Lettere Moderne all’Università di Siena e in magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo e VeganOK, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.