Il patrimonio culturale di fronte alla crisi climatica
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Il legame tra cambiamenti climatici e patrimonio
L’uso di combustibili fossili, la deforestazione e gli allevamenti intensivi hanno un forte impatto sul clima e sulla temperatura del nostro pianeta. Queste attività immettono grandi quantità di gas serra nell’atmosfera, rafforzando l’effetto serra e accelerando il riscaldamento globale.
Il periodo 2015-2024 è stato il decennio più caldo mai registrato: nel 2024 la temperatura media globale era di +1,55ºC rispetto ai livelli preindustriali e continua a crescere a un ritmo di circa +0,25ºC per decennio.
Il superamento della soglia dei +2ºC comporterebbe gravi impatti sull’ambiente naturale e sulla salute umana. Per questo la comunità internazionale si è impegnata a rimanere entro questo limite. Tuttavia, gli effetti della crisi climatica sono già evidenti, in particolar modo sul patrimonio storico e culturale, sempre più esposto a rischio di degrado.
Tipologie di danni
I cambiamenti climatici danneggiano monumenti e strutture attraverso eventi meteorologici estremi come inondazioni e tempeste. L’aumento delle temperature provoca dilatazione e fessurazione dei materiali, mentre l’inquinamento atmosferico erode e altera le superfici.
Il deposito di smog e particolato atmosferico sui monumenti crea una patina scura e dura che può sbriciolare il marmo e altri materiali, accelerando il deterioramento.
Anche la vegetazione può compromettere le fondamenta: le radici penetrano nei materiali archeologici, causando danni meccanici e creando spazi favorevoli alla proliferazione di microrganismi e umidità. Questi effetti portano a indebolimento strutturale, corrosione e degrado, specialmente per manufatti in pietra, metallo, legno e argilla, molto vulnerabili ai processi di dilatazione termica, erosione da agenti atmosferici e attacchi biologici.
I manufatti metallici e ceramici sono esposti a corrosione e degrado chimico, aggravati dall’aumento della salinità del suolo, la cui evaporazione accelerata concentra i sali e intensifica il danno.
I cambiamenti climatici influenzano anche il ciclo dei rifiuti, che contribuisce a emissioni di gas serra come metano e CO₂. Una gestione inadeguata dei rifiuti, aggravata da eventi estremi come inondazioni e siccità, può contaminare suolo e acque, danneggiare ecosistemi e compromettere la salute umana.
Le abitazioni sono vulnerabili a diversi fenomeni. Per esempio, grandine e vento forte possono rompere i vetri, mentre le ondate di calore possono causare crepe e deformazioni nei materiali, indebolendo le strutture. L’aumento di umidità e condensa, dovuto alle variazioni termiche, può portare alla formazione di muffa, con conseguenze negative sia per la salute umana sia per la casa.
Anche le tubature sono a rischio: le inondazioni sovraccaricano le reti fognarie, provocando allagamenti di cantine e garage e causano ritorni di acque reflue nelle abitazioni, con danni agli impianti domestici.
L’innalzamento del livello del mare porta all’intrusione di acqua salina nelle falde acquifere e, di conseguenza, nelle reti idriche superficiali, compromettendo la disponibilità di acqua dolce e la qualità dell’acqua. Le altre temperature favoriscono inoltre la proliferazione di microrganismi come i cianobatteri e la corrosione dei materiali. Tutto ciò influisce sulla qualità e disponibilità delle risorse idriche, rendendo necessaria una maggiore resilienza delle infrastrutture idriche.
Alcuni dati
Secondo i dati ISPRA 2021, elaborati da Openpolis, in Italia ci sono 49.903 beni culturali esposti al pericolo idraulico dovuto alle alluvioni, pari al 23,3% del totale. Questa stima non comprende tutto il patrimonio già deteriorato da frane e inquinamento atmosferico. La percentuale riguarda i beni culturali situati in aree a “pericolosità idraulica bassa”. Per le zone “a rischio elevato”, invece, la quota è attorno al 7,5% del totale.
La Regione più esposta è l’Emilia-Romagna, dove oltre il 65% del patrimonio culturale è minacciato da alluvioni: a Ferrara tutti i monumenti risultano a rischio, mentre a Reggio Emilia la percentuale raggiunge il 93,3%.
Veneto, Liguria e Calabria hanno la più alta concentrazione di beni culturali a rischio idraulico elevato, con percentuali tra il 16 e il 20%.
La città più minacciata è Venezia, con 3.357 beni culturali a rischio alluvione nella città e in provincia. Seguono Firenze, Genova, Roma, Trieste e Bologna. Completano la classifica le province di Pisa, Savona e Pordenone.
A Roma i beni culturali immobili a rischio sono 2.204, includendo luoghi simbolici come piazza Navona, piazza del Popolo e il Pantheon.
Il degrado dei materiali esposti all’aperto ha inoltre subito un’accelerazione: è stato registrato un incremento della velocità con cui alcuni processi di deterioramento evolvono nel tempo.

L’UNESCO e il patrimonio culturale
Uno degli obiettivi principali della Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO è la conservazione del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo, con l’impegno costante degli Stati membri di preservare l’eredità culturale del passato per le generazioni future.
La degradazione o la sparizione di un bene del patrimonio culturale e naturale è un appoverimento nefasto del patrimonio di tutti i popoli del mondo.
Convenzione per la Protezione del Patrimonio Mondiale Culturale e Naturale (1972)
Se i siti non sono adeguatamente preparati e non si attuano azioni efficaci contro la crisi climatica a livello locale, nazionale e internazionale, i siti del patrimonio mondiale potrebbero essere distrutti da eventi estremi.
Nel 2021, con la Dichiarazione di Roma, approvata dai Ministri della cultura del G20, è stato ribadito il ruolo della cultura e dei settori creativi come strumenti importanti per lo sviluppo sostenibile.
Alcune soluzioni per la protezione
Esistono diverse soluzioni per contrastare i danni della crisi climatica alle infrastrutture. Da un lato, si agisce sulle cause attraverso la mitigazione, riducendo le emissioni di gas serra attraverso l’uso di energie rinnovabili e mobilità sostenibile. Dall’altro, si rafforzano le difese delle strutture e delle città con misure di adattamento, come l’aumento del verde urbano, l’edilizia sostenibile, l’efficientamento energetico e l’impiego di tecnologie predittive.
Un esempio concreto è l’installazione di valvole antiriflusso nelle tubazioni di scarico, che proteggono abitazioni e infrastrutture dal ritorno di acque fognarie durante gli allagamenti.
È fondamentale integrare queste misure nella pianificazione e nello sviluppo di nuovi progetti infrastrutturali.
La sfida attuale per il patrimonio culturale, dai siti archeologici alle architetture storiche fino ai paesaggi, è quella di evitare il mal adattamento, ossia soluzioni inefficaci che rischiano di aumentare la vulnerabilità invece che ridurla.
Senza interventi decisivi sul clima, si mette a rischio non solo la salvaguardia dei siti naturali, ma anche la storia e il patrimonio culturale delle comunità.
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- Elena Bonino
- Bonino Elena, insegnante di Discipline Sanitarie presso la scuola secondaria di secondo grado, Laurea in Farmacia, Master di primo livello in ‘’Metodologie dell’insegnamento e didattica multimediale per l’apprendimento attivo’’, Corso di Perfezionamento Post lauream in:- ‘’Educazione e insegnamento multiculturale: elementi di didattica’’ e in: -‘’Bisogni Educativi Speciali: Metodologie Didattiche per la gestione di Disturbi Evolutivi Specifici’’. Corso di Specializzazione Biennale Post lauream in: -‘’Teoria e metodologia della valutazione e della programmazione scolastica: elementi di didattica’’. Co-autrice dei libri: -‘’Il nonno racconta: favole di Natale ed altre storie’’,- ‘’Raccolta di poesie e racconti’’, -’’Il Viaggio di Istruzione in Italia-Pedagogia, Didattica e Esperienza’’. E’ anche autrice del libro:’’Natale e l’amore’’.
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