Il fondamentale ruolo dello storytelling nell’educazione ambientale

Utilizzare lo storytelling nell’ambito dell’educazione ambientale può essere la chiave per coinvolgere grandi e bambini. Captain Fantastic ne è la prova. Le storie hanno infatti anche una funzione sociale, che serve a farsi capire e a creare o consolidare il senso di unione in una comunità.

Insieme a tutte le altre tematiche affrontate, alla COP27 si è parlato anche di Storytelling. Varie sono state le associazioni e le figure che hanno preso parola per condividere il proprio lavoro e la propria esperienza, ed è proprio a partire dal loro esempio che bisogna trarre insegnamento per rimettere al centro del dibattito il fondamentale ruolo che solo l’arte dello storytelling può ricoprire nell’educazione ambientale, sia per quanto riguarda gli adulti ancora inconsapevoli sia, soprattutto, per quanto riguarda i bambini.

Perché le storie?

Prima di parlare del ruolo della narrazione in riferimento all’educazione ambientale, bisogna parlare del loro ruolo in riferimento alle nostre vite. Perché raccontiamo e ci piace farci raccontare storie? Raccontare storie non ha certo come solo fine quello dell’intrattenimento: se l’essere umano ne sente la necessità da quando disegnava sulle pareti delle caverne è perché le storie hanno anche una funzione sociale, che serve a farsi capire e a creare o consolidare il senso di unione in una comunità. A differenza della comunicazione informativa, inoltre, le storie mettono l’accento su personaggi su cui è possibile immedesimarsi o dai quali si desidera prendere le distanze, e puntano sull’empatia giocando sulle emozioni degli spettatori che si sentiranno, in questo modo, coinvolti in prima persona.

Storytelling e educazione ambientale

Utilizzare lo storytelling come strumento per l’educazione ambientale è dunque un’ottima mossa per modellare la divulgazione scientifica in modo che, senza perdere le proprie basi nozionistiche, prenda le persone di petto, tenendole nel qui ed ora e trasmettendo in questo modo l’urgenza e la necessità di sentire la questione come prioritaria. È solo sentendosi coinvolte che le persone possono muoversi attivamente desiderose di un approfondimento prima e di trovare delle soluzioni poi. Negli ultimi anni vari sono stati gli esempi di narrazione della crisi climatica in forma di storia: un esempio su tutti è il caso di Don’t Look Up. Tuttavia è necessario sviluppare la presenza di simile forme di comunicazione anche nell’istituzione scolastica per arrivare ai bambini gettando in loro il seme dell’educazione ambientale sin dalla prima infanzia.

L’esempio virtuoso di Captain Fanplastic

Come accennato, tante sono state le associazioni e i progetti che hanno portato la propria testimonianza alla COP27 di Sharm El Sheikh, che molto ha fatto parlare di sé più ancora che per gli incontri in sé per il teso contesto in cui si è svolta, nel quale, a proposito di storie e di comunicazione, è stata tolta la voce agli attivisti che provavano a raccontare cosa sta accadendo. Fortunatamente, accanto a incontri deludenti per quanto riguarda le decisioni sulla mitigazione delle emissioni di CO2 e sulla questione degli allevamenti intensivi, sul palco si sono alternati anche esempi virtuosi di narrazione della crisi climatica e di storytelling nell’ambito dell’educazione ambientale.

Un esempio è stato quello di Captain Fantastic, un programma educativo riservato alle scuole primarie che si pone come intento quello di educare circa l’impatto della plastica soprattutto per quanto riguarda gli oceani. Come si legge nella sezione Mission sul sito del progetto, gli strumenti utilizzati sono quello del graphic storytelling, della gamification e della creatività. Nata nel 2018 a Cape Town, la leggenda di Captain Fanplastic è diventata sempre più famosa negli anni a seguire, prendendo varie forme e modificando i propri personaggi a seconda dei vari stati africani e dei vari contesti in cui è stata raccontata.

Il programma, che ha per motto No Trash But Treasure, prevede nello specifico 5 punti: lo storytelling, ovvero la lettura di un libro da parte di tutta la classe insieme e lo svolgimento di attività creative a esso correlato, la spiegazione tramite domande dei ragazzi e risposte di cosa sia la plastica e della piramide delle 5 R, l’utilizzo della creatività per cercare nuove soluzioni al problema, un momento di pulizia dei dintorni della scuola e la visita di Captain Fantastic in persona che fornisce agli studenti gli strumenti per un follow-up del progetto.

E in Italia? Esistono già vari progetti dallo stampo simile, ma sarebbe bello ne venisse creato almeno uno da raccontare in tutte le classi così che i bambini si sentano parte tutti della stessa storia. Ma chissà che qualche insegnante non sia incappato proprio nell’evento della COP27 sullo storytelling e su Captain Fanplastic e stia pensando proprio a qualcosa del genere.

Scrive per noi

Chiara Pedrocchi
Laureata in triennale in Lettere Moderne all’Università di Siena e in magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo e VeganOK, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.

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