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La torsione dell’oggetto: l’arte ritorna al futuro

Tempo di lettura: 4 minuti

La torsione dell’oggetto: l’arte ritorna al futuro

“Artissima” 2021: artisti emergenti e pionieri dell’arte contemporanea di tutto il mondo in mostra, in sinergia tra fisico e digitale.

di Tiziana Carena e Francesco Ingravalle

(Nell’immagine di apertura, un’opera di Piero Gilardi: “Mele cadute sulla neve”)

Si è svolta, come di consueto, all’Oval, Lingotto Fiere, Torino (dal 5 al 7 novembre 2021), la ventottesima edizione di “Artissima” dedicata al tema “Controtempo”, con 137 gallerie di tutto il mondo, vera e propria sinergia tra fisico e digitale, con una sezione denominata XYZ comprendente trenta artisti e gallerie visibili sulla piattaforma digitale: “Present Future” (artisti emergenti), “Back to the future” (pionieri dell’arte contemporanea) e “Disegni”.

Digital Art Xiaomi Hypercharge_metamorfosi digitali.

Ma il tema che è dato di cogliere è, nel profondo, la torsione dell’oggetto, della realtà oggettiva data, una torsione che ne rivela l’essenza, l’essenza proiettata nel futuro come ritorno all’evidenza originaria (back to the future). Antica tematica espressionista: l’essenza è stata obnubilata dall’esperienza comune, standardizzata, che ha creato intorno all’ essenza un’apparenza; quest’apparenza va spezzata torcendo gli oggetti fino a che essi tornano a esprimere la loro natura profonda. Il fisico è messo in movimento dalla sua digitalizzazione, che lo rende liquido, oppure che lo suddivide nei fili della tessitura ad arazzo che si rispecchia nelle opere fisicamente realizzate con la tecnica dell’arazzo; oppure la pittura che mima la digitalizzazione dilatando ogni forma in ogni altra forma.

Diamo alcuni cenni.

“Ciao Mondo”

Marco Bruzzone, Get over yourself, “Ciao Mondo”.

Marco Bruzzone espone un telo di plastica lasciato a lungo nelle profondità del mare a coprirsi di alghe, poi ripescato e coperto di sei ripetizioni della frase “get over yourself!!” le prime quattro, dall’alto, in vernice a spruzzo nera, le ultime due in basso, in vernice a spruzzo azzurra, evoca lo scenario del mare ‘plastificato’ dall’incuria umana. L’essenza marina è stata ricoperta dalla plastica e torna a manifestarsi nelle infiorescenze sofferte delle alghe in mezzo alle quali si stende la parola umana.

Significativamente, l’opera si intitola “Ciao Mondo” ed è così presentata: “una serie di dipinti e striscioni concepiti come una protesta sottomarina. Le opere dipinte con slogan e motivi semplici e universali sono immerse in mare per più di tre settimane. La loro fruizione sottomarina è un momento immersivo e silenzioso in un luogo sopraffatto dalla natura, dove l’essere umano (nuotatore o subacqueo) ha solo un ruolo secondario” (Sundy, London).

Futuro nel senso più inquietante

Gergo Kisteem

Una figura umana contempla, china su di un prato che sembra artificiale, la propria immagine in un teschio (Gergo Kisterem, Budapest, 2021) – futuro nel senso più inquietante.

Mele in poliuretano cadono in una neve plastificata a mimare una vita che non c’è più (Piero Gilardi, “Mele cadute sulla neve”, 1967 – v. immagine di apertura): ritorno al futuro nel senso più inquietante.

In un’altra raffigurazione, una scala in poliuretano si distende su una terra plastificata e in mezzo a frutti caduti e mai stati vivi.

Digital Art Xiaomi Hypercharge mostra le metamorfosi digitali di una silhouette umana che si riduce a una linea nera vibrante per poi ritornare alla forma umana.

L’”opera cinetica” di Eduardo Secci.

L’”opera cinetica” di Eduardo Secci (Firenze), mima, nel movimento meccanico di cilindri cesellati in ceramica color turchese il movimento della vita, ma soltanto dietro sollecitazione del demiurgo-artista. Centralità dell’essere umano artista che governa il movimento vitale artificiale grazie al proprio movimento vitale naturale.

Il divino legame tra arte e natura

In questi modi l’essenza e l’apparenza vengono conciliate, la vita naturale e la vita artificiale (vita digitale compresa) vengono a convergere nel “controtempo”.

Come ha scritto il poeta romantico Friedrich Hölderlin: “Nella vita pura, natura e arte si contrappongono solo in modo armonico; l’arte è il fiore, il compimento della natura, la natura diventa divina soltanto per il legame con l’arte, che è di specie diversa, ma armonica; se ognuna è interamente ciò che può essere e ognuna si lega all’altra e supplisce alla mancanza dell’altra […] allora si ha il compimento, e il divino sta nel centro di ambedue.” (Friedrich Hölderlin, Sul tragico, a cura di Remo Bodei e Gigliola Pasquinelli, Milano, Feltrinelli, 2017, p. 79).

Non era, forse, il Romanticismo, la prefigurazione dell’essenza dell’arte “di avanguardia”? Back to the future, come si è detto…

Piero Gilardi

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
TIZIANA CARENA
Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.