Nel vortice

Un excursus tra testi che ci aiutano a capire la crisi attuale e le tre globalizzazioni: aprire gli occhi e di guardare: la globalizzazione della devastazione ambientale, la globalizzazione della pandemia, la globalizzazione della precarietà. Una razionalità sostenibile sarà in grado di arrestare il vortice in cui il mondo tardo-moderno è venuto a trovarsi, dallo “stato di minorità di cui egli stesso è colpevole”, per citare il Kant del 1784?

18 marzo 2021: giornata nazionale delle vittime del Covid-19: il Presidente del Consiglio Mario Draghi afferma. “Lo Stato c’è e ci sarà!”. Giornata in cui l’EMA ha dichiarato il vaccino AstraZeneca assolutamente sicuro, dando il via libera alla ripresa delle vaccinazioni in tutta l’Unione Europea, dopo la battuta d’arresto iniziata, all’improvviso, il 16 marzo. La campagna vaccinale ha proceduto con incertezze legate soprattutto ai problemi emersi nei rapporti fra Unione Europea e AstraZeneca (in relazione ai quali la presidente della Commissione europea ha formulato una “messa in mora” della società produttrice dei vaccini per non essersi attenuta, quest’ultima, ai contratti stipulati). Si è addirittura supposto che, dietro la sospensione temporanea dei vaccini AstraZeneca, ci fosse una presa di posizione politica da parte dell’UE in chiave anti-inglese. E non è stata l’unica dietrologia emersa in questo agitato momento.

Come se un anno non fosse passato

A guardare le cose dall’Italia: sostanzialmente, a marzo 2021, ci troviamo in condizioni analoghe a quelle del marzo 2020. Nel frattempo, il virus ha avuto il tempo di differenziarsi in alcune varianti già presenti ora sul territorio nazionale. Come se un anno non fosse passato. Anzi, come se fosse passato a vantaggio del virus. Con danni economici assai rilevanti che mettono alla prova assetti economici che la situazione attuale ha messo e sta mettendo sotto stress e che sono stati una cartina di tornasole per una serie di questioni aperte.

In primo luogo: le condizioni della medicina sul territorio. Sui servizi di medicina territoriale è gravato il peso della “fase 2”; un peso differente tra regione e regione (C. Pulcinelli, Medicina territoriale, a che punto siamo? Covid 19/sanità pubblica in “Scienza in rete”, 13/05/2020).

In secondo luogo: l’aumento preoccupante della povertà; secondo il Rapporto Caritas (Gli anticorpi della solidarietà. Rapporto 2020 su povertà ed esclusione sociale in Italia) nel periodo maggio-settembre 2020, a confronto con il medesimo periodo del 2019, l’incidenza dei nuovi poveri passa dal 31% al 45%. Tra le persone che hanno chiesto aiuto alla Caritas molti piccoli commercianti e lavoratori autonomi.

Una crisi transnazionale

In terzo luogo, assumendo una prospettiva mondiale: le necessarie misure di distanziamento sociale hanno radicalmente modificato la socialità, senza, tuttavia, alterare i dispositivi di funzionamento del libero mercato, ma chiamando a un nuovo protagonismo i pubblici poteri, non soltanto nazionali, ma continentali (Unione Europea, a esempio) e mondiali (FMI); gli Stati, con le loro, pur diverse, capacità fiscali e le unioni regionali con un forte profilo finanziario (Unione Europea) sono risultati essere gli unici garanti in ultima istanza per i necessari prestiti volti a fronteggiare i danni economici della pandemia. Il quadro non è più tracciabile nei termini della saggistica degli anni Novanta che sognava una dissoluzione dello Stato nelle correnti della globalizzazione e della transnazionalizzazione dell’economia (Kenichi Ohmae, La fine dello Stato, Milano, Baldini e Castoldi, 1993), ma nei termini del consolidamento dei legami finanziari fra Stato, unione regionale e Fondo Monetario Internazionale.

Lo Stato, come forma organizzativa, cambia la propria funzione, ma non tramonta (Sabino Cassese, Oltre lo Stato, Roma-Bari, Laterza, 2006). Abbiamo, così, poteri globali, poteri regionali e poteri statali a fronte di una atomizzazione del vissuto psicologico dei cittadini e a fronte di una pandemia globale. Di fronte a una crisi transnazionale. Non è la prima: la crisi climatica evidenziata da mezzo secolo di ricerche scientifiche e portata alle luci della ribalta dal fenomeno Greta Thunberg, patentemente collegata alla vita di un determinato sistema economico globale (Naomi Klein, Il mondo in fiamme. Contro il capitalismo per salvare il clima (Milano, Feltrinelli, 2019).

Una completa mancanza di senso della sostenibilità

Secondo Kant l’Illuminismo è il coraggio di servirsi della propria intelligenza.

Da un punto di vista razionale, il punto di vista del Kant di Risposta alla domanda: Che cos’è l’illuminismo? (“Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Questo, dunque, è il motto dell’illuminismo”), l’intelligenza, ora consiglia di aprire gli occhi e di guardare: la globalizzazione della devastazione ambientale (non ancora irreversibile), la globalizzazione della pandemia, la globalizzazione della precarietà (Richard Sennett, L’uomo flessibile, tr. it. Milano, Feltrinelli, 1998), la concentrazione della ricchezza in una minuscola porzione di umanità (Z. Bauman, “La ricchezza di pochi avvantaggia tutti”. Falso!, tr. it., Roma-Bari, Laterza, 2013). Sono questi gli effetti dell’economia del libero mercato la cui teoria fu tenuta a battesimo, nel 1776, dal filosofo inglese Adam Smith, ma la cui pratica risale al tempo delle “rotte triangolari” nella prima età moderna, l’età del primo colonialismo, ed è il presupposto delle rivoluzioni industriali. Una pratica che trova efficace rappresentazione in un verso del Faust di Goethe: “Una continua agitazione lo porta lontano”. Una assenza di limiti, o se si preferisce, una completa mancanza di senso della sostenibilità, una completa irresponsabilità nei confronti del “non-monetizzabile”. Il “gigante scatenato”, come lo denominava Werner Sombart; e il gigante è la figurazione mitologica della forza smisurata e dotata di finalità irragionevoli.

Tuttavia, non è impossibile che una razionalità sostenibile sia in grado di arrestare il vortice in cui il mondo tardo-moderno è venuto a trovarsi, dallo “stato di minorità di cui egli stesso è colpevole”, per citare il Kant del 1784.

Non è impossibile, anche se ancora non si vedono le forze politiche cha facciano da braccio alla ragione.

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