Nobel e intellettuali partigiani della pace, ieri e oggi

Un appello di oltre 50 premi Nobel e diversi presidenti di accademie della scienza nazionali per la riduzione della spesa militare che, a livello globale, è quasi raddoppiata dal 2000 ad oggi, arrivando a sfiorare i duemila miliardi di dollari statunitensi l’anno. E l’Union of Concerned Scientist ha consegnato a Biden un appello a fermare la corsa alla guerra atomica. Si riallacciano così a una lunga tradizione di impegno di artisti e intellettuali impegnati nel movimento per la pace che nel secondo dopoguerra divenne un importante soggetto politico. Alcuni dei fondatori di questo movimento furono Picasso, Einstein, Matisse, Neruda e tra gli italiani Nenni, Vittorini, Guttuso, Quasimodo, Ginzburg, Einaudi e molti altri.

Il movimento dei partigiani della pace non fu solo imponenti campagne di raccolta firme in Italia e nel mondo. Fu un soggetto politico con un ruolo di primo piano e strumento di partecipazione e informazione politica e culturale per grandi masse di cittadini. Alcuni dei fondatori furono Picasso, Einstein, Neruda e tra gli italiani Nenni, Vittorini, Guttuso, Quasimodo, Ginzburg, Einaudi e molti altri.

Uno sforzo progettuale prodigioso di milioni di donne e uomini, della cultura, delle forze amanti della pace per contrastare i piani di guerra e la china guerrafondaia.

Un moto di dissenso e di rifiuto della guerra di dimensioni mai viste. Per evitare che i destini del mondo li decidessero pochi potenti.

Un movimento articolato e complesso, originale ed eterogeneo negli anni duri difficili della prima guerra fredda. Un generoso impegno sulla scena politica di milioni di donne e uomini, lavoratori, intellettuali, popolo e personalità dello spettacolo. Che coltivavano il sogno di impedire la guerra. Che dettero impulso positivo alla speranza di un mondo di pace.

Un soggetto politico e strumento di partecipazione, informazione politica e culturale per grandi masse di cittadini

Sono milioni e milioni le firme contro la guerra raccolte nel corso del tempo dal secondo dopoguerra, cifre enormi e significative.

Petizione contro il patto Atlantico, 1949.

Appello di Stoccolma, 1950.

Appello di Berlino, 1952.

Appello di Vienna, 1955.

Oltre 20 mila comitati per la pace attivi tra il 1949 e il 1951.

Un impegno che pagarono con la repressione, l’ostilità e l’ostracismo spesso furibondi di una parte delle istituzioni, con centinaia e centinaia di denunce, arresti, condanne, decine di feriti, morti. La repressione fu durissima, feroce e assurda.

Ruolo centrale è quello del movimento operaio e delle sue organizzazioni. Ma il contributo e il ruolo di altre componenti e correnti politiche e ideali, i cattolici, gli indipendenti, i liberali sono stati fondamentali; si pensi al movimento cristiano per la pace di Guido Miglioli e Ada Alessandrini.

L’opposizione alla guerra era radicata e diffusa a livello di massa. Fondata sulle tradizioni storiche del movimento operaio e democratico e saldata con un paese stanco di guerre, delle troppe guerre in cui l’avevano trascinato a forza nel trentennio di fuoco le classi dirigenti antidemocratiche e guerrafondaie.

La Prima e la Seconda guerra mondiale, la Libia, l’Albania, Etiopia, la Spagna potevano bastare. Qui nasceva l’opposizione alla guerra.

Ma ora qualcosa di nuovo e più catastrofico angosciava l’Italia e l’umanità intera: l’incubo atomico.

L’era nucleare

La percezione e la coscienza dei rischi toccarono punte elevate: la paura più grande. E fu merito del movimento dei partigiani della pace raccogliere, sostenere, organizzare questa paura in opposizione lucida alla guerra e pensare agli sbocchi e alle prospettive politiche. Sostenerne l’espressione pacifica. Quando le forze più reazionarie avrebbero preferito azioni inconsulte e violente.

Il 16 dicembre a Washington 700 scienziati hanno consegnato a Biden un appello a ridurre il rischio atomico. Negli stessi giorni, oltre 50 premi Nobel e vari presidenti di accademie delle scienze coordinati dal fisico italiano Carlo Rovelli hanno pubblicato un invito a ridurre gradualmente le spese per armamenti (circa raddoppiate dal 2000). I firmatari dell’appello:

Hiroshi Amano (Nobel per la fisica)

Peter Agre (Nobel per la chimica)

David Baltimore (Nobel per la medicina)

Barry C. Barish (Nobel per la fisica)

Steven Chu (Nobel per la fisica)

Robert F. Curl Jr. (Nobel per la chimica)

Johann Deisenhofer (Nobel per la chimica)

Jacques Dubochet (Nobel per la chimica)

Gerhard Ertl (Nobel per la chimica)

Joachim Frank (Nobel per la chimica)

Sir Andre K. Geim (Nobel per la fisica)

Sheldon L. Glashow (Nobel per la fisica)

Carol Greider (Nobel per la medicina)

Harald zur Hausen (Nobel per la medicina)

Dudley R. Herschbach (Nobel per la chimica)

Avram Hershko (Nobel per la chimica)

Roald Hoffmann (Nobel per la chimica)

Robert Huber (Nobel per la chimica)

Louis J. Ignarro (Nobel per la medicina)

Brian Josephson (Nobel per la fisica)

Takaaki Kajita (Nobel per la fisica)

Tawakkol Karman (Nobel per la pace)

Brian K. Kobilka (Nobel per la chimica)

Roger D. Kornberg (Nobel per la chimica)

Yuan T. Lee (Nobel per la chimica)

John C. Mather (Nobel per la fisica)

Eric S. Maskin (Nobel per l’economia)

May-Britt Moser (Nobel per la medicina)

Edvard I. Moser (Nobel per la medicina)

Erwin Neher (Nobel per la medicina)

Sir Paul Nurse (Nobel per la medicina e presidente emerito della Royal Society)

Giorgio Parisi (Nobel per la fisica)

Jim Peebles (Nobel per la fisica)

Sir Roger Penrose (Nobel per la fisica)

Edmund S. Phelps (Nobel per l’economia)

John C. Polanyi (Nobel per la chimica)

H. David Politzer (Nobel per la fisica)

Sir Venki Ramakrishnan (Nobel per la chimica e presidente emerito della Royal Society)

Sir Peter Ratcliffe (Nobel per la medicina)

Sir Richard J. Roberts (Nobel per la medicina)

Michael Rosbash (Nobel per la medicina)

Carlo Rubbia (Nobel per la fisica)

Randy W. Schekman (Nobel per la medicina)

Gregg Semenza (Nobel per la medicina)

Robert J. Shiller (Nobel per l’economia)

Stephen Smale (Medaglia Fields per la matematica)

Sir Fraser Stoddart (Nobel per la chimica)

Horst L. Störmer (Nobel per la fisica)

Thomas C. Südhof (Nobel per la medicina)

Jack W. Szostak (Nobel per la medicina)

Olga Tokarczuk (Nobel per la letteratura)

Srinivasa S. R. Varadhan (Premio Abel per la matematica)

Sir John E. Walker (Nobel per la chimica)

Torsten Wiesel (Nobel per la medicina)

Roberto Antonelli (Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei)

Patrick Flandrin (Presidente dell’Académie des Sciences, Francia)

Mohamed H.A. Hassan (Presidente della World Academy of Sciences)

Annibale Mottana (Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei)

Anton Zeilinger (Presidente dell’Academy of Sciences, Austria)

Carlo Rovelli and Matteo Smerlak, organizzatori.

E sicuramente sottovalutato appare il carattere assolutamente pacifico, nonviolento di una mobilitazione popolare che visse certamente momenti di altissima tensione e scontro.

Un movimento mondiale. 500 milioni di firme contro l’atomica e il nucleare e 560 sull’appello per la pace di Berlino. Gigantesche campagne di informazione per milioni di donne e uomini sull’atomica e sull’era nucleare, sul problema della pace e della guerra.

Il movimento dei partigiani della pace promosse e realizzò occasioni e momenti di straordinaria partecipazione popolare. Un impegno fondato sul contrasto alla rassegnazione e al fatalismo della ineluttabilità della guerra, unito al contrasto della cultura bellicista e della tracotanza militarista e della legittimazione della guerra e dell’atomica e del nucleare.

Caratteristica basilare fu inoltre, soprattutto in Italia, la congiunzione delle lotte contro la guerra con le lotte per migliori condizioni di vita e di lavoro, per la difesa delle libertà democratiche e della Costituzione e l’indipendenza nazionale. Senza dubbio da ascrivere ai risultati del movimento anche il contributo alla diffusione di una cultura democratica e pratiche di partecipazione in un paese dove l’esclusione delle masse popolari era da sempre un dato intangibile nelle politiche delle classi dirigenti. Tutto questo avvenne anche con l’invenzione di nuove forme di lotta, partecipazione e impegno civile. Firme sugli appelli, petizioni, scritte, murali, convegni, manifestazioni varie, stampa di volantini, attività di formazione e informazione capillare, discussioni nei consigli comunali. Ampi strati popolari trovarono un protagonismo mai avuto. Le donne e i movimenti femminili in particolare che in quegli anni fecero dell’impegno per la pace una straordinaria priorità.

Il movimento dei partigiani della pace diede contributi fondamentali alla elaborazione di una cultura pacifista e antibellicista a cominciare dall’indicazione di alternative sociali alle spese per il riarmo e la guerra, alla corsa agli armamenti a livello mondiale, e diede forte impulso alla visione dell’orizzonte del disarmo.

Bibliografia

Partigiani della pace:

  • Bobbio Norberto, la mia ‘coscienza atomica’ cominciò con Russell e Anders, in Giano, 1990
  • Parri Ferruccio, I missili e la pace, in Il Ponte, 1957
  • Movimento italiano della pace, Conferenza nazionale per la pace, 1958

Donne conto la guerra:

  • Luxemburg Rosa, Lettere contro la guerra, Berlino 1914-1918, Prospettiva, Civitavecchia 2004
  • Menapace Lidia, Chi ha paura delle donne in nero?, In L’Unità, 7 novembre 1990
  • Menapace Lidia, Ingrao Chiara (a cura di), Né in difesa, né in divisa. Pacifismo, sicurezza, ambiente, nonviolenza, forze armate. Una discussione fra donne, Felina, Roma
  • Morgantini Luisa, Donne soldato? No grazie, in Giano n. 28/1998

Approfondimenti su guerra e pace:

  • Bravo Anna, Donne contadine e Prima Guerra Mondiale, in Ricerche storiche, n.2, 1980
  • Lussu Emilio, Un anno sull’Altipiano, Einaudi, Torino 2000
  • Del Boca Angelo, La guerra d’Etiopia. L’ultima impresa del colonialismo, Longanesi, Milano 2010
  • Tranfaglia Nicola, Il fascismo e le guerre mondiali (1914-1945) Utet, Torino 2012

Riflessioni sulla contemporaneità:

  • Pugliese F., Abbasso la guerra. Persone e movimenti per la pace dall’800 a oggi, Grafiche futura, Mattarello – Trento
  • Pugliese F., I giorni dell’arcobaleno. Diario- cronologia del movimento per la pace, prefazione di Alex Zanotelli, Futura, Trento
  • Pugliese F., Per Eirene. Percorsi bibliografici su pace e guerra, diritti umani, economia sociale, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Trento
  • Pugliese F., Carovane per Sarajevo. Promemoria sulle guerre contro i civili, la dissoluzione della ex Jugoslavia, i pacifisti, l’ONU (1990-1999), Prefazione di Lidia Menapace, Introduzione di Alessandro Marescotti, Alfonso Navarra, Laura Tussi
  • Manifesti raccontano…Le molte vie per chiudere con la guerra,a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese, Recensione di Laura Tussi, Prefazione di Peter Van Den Dungen, coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace e Joyce Apsel, Università di New York
  • Strada G., Ma l’abolizione della guerra non è un’utopia di sinistra, in La Repubblica, 2006

Contributi femminili:

  • Franca Pieroni Bortolotti, La donna, la pace, l’Europa, Franco Angeli, Milano
  • Maria Montessori, La paix et l’éducation, Genève, Bureau International d’éducation, 1932
  • Anna Maria Mozzoni, La liberazione della donna, a cura di F. Pieroni Bortolotti, Mazzotta, Milano
  • Mirella Scriboni, in Guerre e pace, Marzo 2011

Approfondimenti sul pacifismo:

  • Pallotti V., Cinquant’anni di pace in Europa: eventi e immagini, a cura del centro di documentazione del manifesto pacifista internazionale, Bologna
  • Pallotti V., Perché? Guerra, corsa agli armamenti. Catalogo della mostra del manifesto contro… per una cultura di pace e nonviolenza, Bologna
  • Pallotti V., Camminare per la pace. Marce e cammini per la pace e la nonviolenza, Comune di Casalecchio di Reno – Casa per la pace “la filanda”, Bologna 2009

Approfondimenti:

  • Elorza, Documenti e discorsi del militare ingenuo, San Sebastian
  • Erasmo da Rotterdam, Contro la guerra, a cura di F.Gaeta, L’Aquila
  • Trattato sulla tolleranza, a cura di Palmiro Togliatti, Editori Riuniti Roma

Bibliografia ragionata:

  • Autori Vari, Bandiere di pace, Chimienti, Taranto
  • Aron, Pace e guerra tra le nazioni, it. Comunità, Milano
  • Balducci E., Vinceremo noi pacifisti. Fosse anche tra mille anni, in L’Unità, 6 Marzo 1991
  • Bartels, L’Europa dei movimenti per la pace, in Giano n. 4/1990
  • Battistelli, Sociologia e guerra. Il problema della guerra nelle origini del pensiero sociologico, Archivio Disarmo, Roma
  • Bello Don Tonino, Alfabeto della vita, Paoline, Milano 2009
  • Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna
  • Collotti, G. Di Febo, (a cura di), Contro la guerra. La cultura della pace in Europa (1789-1939), Dossier Storia, Giunti, Firenze
  • Rochat G., L’Antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino
  • Taylor, English History 1914-45. Oxford University Press

Analisi storiche:

  • Rochat G., L’antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino
  • Rochat G., La tradizione antimilitarista del movimento operaio italiano, in La critica sociologica, 1976
  • Rochat G., Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943, Einaudi, Torino

Analisi:

  • Branson, M. Haienemann, L’Inghilterra degli anni Trenta, Laterza Bari
  • Ceadel, Pacifismi in Britain, Oxford University Press

Parole chiave:

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Laura Tussi
Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.

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Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.

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