Non piove sul non bagnato
Tempo di lettura: 2 minuti
Torino e il Piemonte sono in questi giorni un esempio del perverso intreccio di effetti riconducibili a un modello di produzione e consumo che cambia il clima del pianeta. Ma i media sanno rompere la cappa della rimozione?
Torino e il Piemonte sono i questi giorni un condensato paradigmatico di emergenze ambientali: livelli di inquinamento atmosferico tra i più alti dell’area più inquinata d’Europa, più di cinquanta comuni piemontesi riforniti con autobotti (e circa altrettanti in stato di pre-emergenza), il maggior fiume italiano e gli altri corsi d’acqua in secca, le montagne in fiamme, le campagne assetate.
Caldo anomalo e mancanza di piogge confermano che anche al Nord il cambiamento climatico non è più una eventualità ma una drammatica certezza, di cui avevano già fatto la spesa i ghiacciai alpini, sempre più sotto stress. Il Piemonte non fa che aggiungersi alle dieci regioni (Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna) che questa estate hanno dichiarato lo stato di calamità. E altre inevitabilmente seguiranno.
Insomma, specularmente al detto che “piove sul bagnato”, Torino e il Piemonte sono in questi giorni strani di fine ottobre un esempio del perverso intreccio e sommarsi di effetti diversi tutti riconducibili a un modello di produzione e consumo che cambia il clima del pianeta, alterna fenomeni meteorologici estremi, provoca esodi di piante, animali e persone, aizza conflitti e aumenta l’insicurezza di ogni tipo.
Eppure più di un torinese avrà tirato un sospiro di sollievo all’arrivo del vento che, liberando (solo per un illusorio attimo) la città dalla cappa di veleni e dal blocco del traffico, ha alimentato gli incendi dei boschi. Siamo fatti così: il riscaldamento globale e la siccità in fondo non ci dispiacciono troppo se ci consentono di girare in maglietta o di fare un bel weekend al mare. Purché non intralcino pregiudizi, pigrizie e vecchie abitudini. Illudendoci che non capiterà proprio a noi quel cancro o quel disastro sedicente “naturale”.
I mezzi di informazione svolgono adeguatamente il loro ruolo? Riescono, se e quando si impegnano, a bucare la cappa di rimozione e di visione a breve termine che induce molti esseri umani a preoccuparsi del “qui e ora”? I media indulgono anch’essi a una visione “emergenziale”, passando ad altro appena l’emergenza apparentemente scompare (ma resta e anzi avanza, insidiosamente silente)? Sono capaci di spiegare, in modo semplice e convincente, le correlazioni tra inquinamento, siccità, cattiva qualità della vita, stagnazione sociale, insoddisfazione esistenziale? Di ricordare instancabilmente ogni giorno che altri modi di lavorare, di produrre, di consumare sono possibili e che possono offrire grandi opportunità di innovazione, di reale benessere, di occupazione? Di discutere di tasse di scopo a favore della transizione ecologica, di robusti sistemi di incentivi e disincentivi, di premi ai “virtuosi” – oggi insufficienti – e di punizioni (anche se impopolari) a chi sgarra?
Quali alleanze si possono attivare tra i vari attori di una futura “società ecologica”, in parte già in costruzione grazie all’ottimismo e all’inventiva di tanti? E chi governa è disposto a un patto con l’informazione e con gli educatori “formali” e non formali per incoraggiare lo sviluppo di una opinione pubblica attenta, consapevole, responsabile e magari anche esigente e critica, di “lettori forti” non solo in quantità ma anche in qualità? Di una comunità coesa di cittadini attivi e partecipi, e non si solitari e incattiviti Napalm51?
(L’articolo è uscito il 31 ottobre 2017 su “Tuttogreen-La Stampa”)
Ultimi articoli
.Eco è la più antica rivista di educazione ambientale italiana. Un ponte fra scuola, associazioni, istituzioni e imprese
ABBONAMENTO INTEGRATO
Scrive per noi

- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
Dello stesso autore
AMBIENTE, EDUCAZIONE E SOCIETÁ20 Maggio 2026Giovani e anziani, insieme per l’ambiente. E la mezza età sta nel mezzo
Attività 202614 Maggio 2026Natura e ambiente, un impegno senza età
fotografia13 Maggio 2026I volti dei sopravvissuti dell’ingiustizia climatica
AMBIENTE, EDUCAZIONE E SOCIETÁ12 Aprile 2026Sostenibilità: Firenze capitale 2026 traccia la via
