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Papa Francesco, pontefice di monito e speranza

| MARIO SALOMONE

Tempo di lettura: 7 minuti

Papa Francesco, pontefice di monito e speranza
Il papa argentino è stato forse l’unica voce autorevole del mondo intero che non ha cessato ogni giorno di esortare alla pace e al rispetto del Creato, condannando duramente ingiustizie, disuguaglianze, violenza e egoismi. Anche nell’ultimo messaggio “Urbi et orbi” a poche ore prima della morte, che pubblichiamo integralmente, si è rivolto ai “più deboli, gli emarginati, i migranti”, non non ha dimenticato nessuno dei conflitti che insanguinano il pianeta, chiedendo il disarmo, la liberazione dei prigionieri di guerra e politici e sottolineando che non c’è pace senza libertà di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui.

(Nell’immagine di apertura, il sito del Vaticano annuncia la sede vacante)

Francesco, questa non ce la dovevi fare. Ti avevamo visto moltiplicare brevi uscite in pubblico e ancora la mattina di Pasqua, con voce flebile ma messaggio fortissimo (che riportiamo integralmente più sotto). Speravamo che dopo le ore drammatiche in ospedale ora a poco a poco potessi riprenderti e continuare ancora a lungo la coraggiosa battaglia contro guerre, disuguaglianze, egoismi.

Nel primo discorso pubblico dopo l’elezione a 266° papa, ti eri soffermato a lungo sul concetto di misericordia; la speranza era sempre al centro dei tuoi interventi, insieme a duri moniti e condanne senza appello a ciò che rende il pianeta pieno di sofferenze e ingiustizie.

Papa politico e insieme papa ironico e autoironico, fine teologo gesuita e altrettanto acuto critico della società contemporanea, letta alla luce della complessità e del pensiero ecologico. Vicino alla gente e allo stesso tempo autorevole, l’unica voce al mondo oggi capace di alzarsi (e parlare a credenti e non credenti, a cattolici e alle altre confessioni religiose) in nome di un nuovo umanesimo e dell’ecologia integrale, in un mondo di figure mediocri, molte delle quali ora fanno a gara per dirsi “amiche” di Bergoglio. Ipocrite e false che il messaggio di papa Francesco non lo hanno mai accolto, operando, anzi, in direzione contraria.

Francesco e san Francesco

Non ce la dovevi fare, Francesco, nel decennale della Laudato si’, in pieno Giubileo, in piena “policrisi”, a qualche mese dalle celebrazioni (nel 2026) per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, tu primo a prendere il nome (non a caso) del “poverello”, che avrebbero rafforzato il legame ideale con il santo che ti aveva suggerito anche il titolo (per la prima volta non in latino) di una enciclica rivolta non solo ai credenti, ma a tutte le persone di buona volontà.

In occasione della Conferenza internazionale “Nature in Mind” papa Francesco aveva ricevuto gli organizzatori.

E dieci anni fa tutta la comunità dell’educazione ambientale aveva salutato con entusiasmo una enciclica che tuttora è fonte di ispirazione e anima l’impegno di tanti cattolici. In chiusura (nel capitolo VI) l’enciclica di papa Bergoglio sanciva anche l’importanza dell’educazione ambientale.

Da allora e fino a oggi sia sul sito, sia sulla edizione trimestrale di “.eco” (che gli dedicò la copertina e un ampio speciale nel numero di agosto-settembre 2015) abbiamo sempre seguito il percorso di un pontefice voce di fratellanza e sorellanza, di convivenza, di educazione come impresa collettiva (“per educare ci vuole un villaggio”, diceva ricordando un proverbio africano) ed ecologica.

Nel 2022 il pontefice ricevette gli organizzatori della conferenza nazionale “Nature in Mind” organizzata dal Raggruppamento Biodiversità dei Carabinieri forestali (di cui recentemente sono usciti gli atti, scaricabili QUI), cui come Rete WEEC abbiamo collaborato attivamente.

Il patto educativo globale si fonda sull’ecologia integrale

Nel suo discorso (testo integrale QUI sul nostro sito) papa Francesco ribadì che l’educazione deve fondarsi sui pilastri dell’ecologia integrale: «Ogni misura – aggiunse -sarà inefficace se non coadiuvata e sostenuta da un processo educativo che favorisca la cura e la protezione della nostra casa comune».

Insomma, Francesco, questa non ce la dovevi fare. Ma per fortuna la messe di documenti ufficiali e di libri che ci hai lasciato resta una straordinaria miniera di spunti e incoraggiamenti.

Per il resto, c’è da sperare che il Collegio cardinalizio sappia scegliere bene il tuo successore. Della speranza hai parlato ancora nell’ultimo messaggio, la mattina di Pasqua, per la benedizione Urbi et Orbi, anche per noi la speranza «non è una speranza evasiva, ma impegnativa; non è alienante, ma responsabilizzante». In ogni caso.

MESSAGGIO «URBI ET ORBI» DEL SANTO PADRE FRANCESCO, PASQUA 2025

Piazza San Pietro, domenica, 20 aprile 2025

Cristo è risorto, alleluia!

Fratelli e sorelle, buona Pasqua!

Oggi nella Chiesa finalmente risuona l’alleluia, riecheggia di bocca in bocca, da cuore a cuore, e il suo canto fa piangere di gioia il popolo di Dio nel mondo intero.

Dal sepolcro vuoto di Gerusalemme giunge fino a noi l’annuncio inaudito: Gesù, il Crocifisso, «non è qui, è risorto» (Lc 24,6). Non è nella tomba, è il vivente!

L’amore ha vinto l’odio. La luce ha vinto le tenebre. La verità ha vinto la menzogna. Il perdono ha vinto la vendetta. Il male non è scomparso dalla nostra storia, rimarrà fino alla fine, ma non ha più il dominio, non ha più potere su chi accoglie la grazia di questo giorno.

Sorelle e fratelli, specialmente voi che siete nel dolore e nell’angoscia, il vostro grido silenzioso è stato ascoltato, le vostre lacrime sono state raccolte, nemmeno una è andata perduta! Nella passione e nella morte di Gesù, Dio ha preso su di sé tutto il male del mondo e con la sua infinita misericordia l’ha sconfitto: ha sradicato l’orgoglio diabolico che avvelena il cuore dell’uomo e semina ovunque violenza e corruzione. L’Agnello di Dio ha vinto! Per questo oggi esclamiamo:

«Cristo, mia speranza, è risorto!» (Sequenza pasquale).

La speranza è impegnativa e responsabilizzante

Sì, la risurrezione di Gesù è il fondamento della speranza: a partire da questo avvenimento, sperare non è più un’illusione. No. Grazie a Cristo crocifisso e risorto, la speranza non delude! Spes non confundit! (cfr Rm 5,5). E non è una speranza evasiva, ma impegnativa; non è alienante, ma responsabilizzante.

Quanti sperano in Dio pongono le loro fragili mani nella sua mano grande e forte, si lasciano rialzare e si mettono in cammino: insieme con Gesù risorto diventano pellegrini di speranza, testimoni della vittoria dell’Amore, della potenza disarmata della Vita.

Cristo è risorto! In questo annuncio è racchiuso tutto il senso della nostra esistenza, che non è fatta per la morte ma per la vita. La Pasqua è la festa della vita! Dio ci ha creati per la vita e vuole che l’umanità risorga! Ai suoi occhi ogni vita è preziosa! Quella del bambino nel grembo di sua madre, come quella dell’anziano o del malato, considerati in un numero crescente di Paesi come persone da scartare.

Quanta volontà di morte vediamo ogni giorno nei tanti conflitti che interessano diverse parti del mondo! Quanta violenza vediamo spesso anche nelle famiglie, nei confronti delle donne o dei bambini! Quanto disprezzo si nutre a volte verso i più deboli, gli emarginati, i migranti!

Tornare a sperare che la pace è possibile

In questo giorno, vorrei che tornassimo a sperare e ad avere fiducia negli altri, anche in chi non ci è vicino o proviene da terre lontane con usi, modi di vivere, idee, costumi diversi da quelli a noi più familiari, poiché siamo tutti figli di Dio!

Vorrei che tornassimo a sperare che la pace è possibile! Dal Santo Sepolcro, Chiesa della Risurrezione, dove quest’anno la Pasqua è celebrata nello stesso giorno da cattolici e ortodossi, s’irradi la luce della pace su tutta la Terra Santa e sul mondo intero. Sono vicino alle sofferenze dei cristiani in Palestina e in Israele, così come a tutto il popolo israeliano e a tutto il popolo palestinese. Preoccupa il crescente clima di antisemitismo che si va diffondendo in tutto il mondo. In pari tempo, il mio pensiero va alla popolazione e in modo particolare alla comunità cristiana di Gaza, dove il terribile conflitto continua a generare morte e distruzione e a provocare una drammatica e ignobile situazione umanitaria. Faccio appello alle parti belligeranti: cessate il fuoco, si liberino gli ostaggi e si presti aiuto alla gente, che ha fame e che aspira ad un futuro di pace!

Preghiamo per le comunità cristiane in Libano e in Siria che, mentre quest’ultimo Paese sperimenta un passaggio delicato della sua storia, ambiscono alla stabilità e alla partecipazione alle sorti delle rispettive Nazioni. Esorto tutta la Chiesa ad accompagnare con l’attenzione e con la preghiera i cristiani dell’amato Medio Oriente.

Le popolazioni africane vittime di violenze e conflitti

Un pensiero speciale rivolgo anche al popolo dello Yemen, che sta vivendo una delle peggiori crisi umanitarie “prolungate” del mondo a causa della guerra, e invito tutti a trovare soluzioni attraverso un dialogo costruttivo.

Cristo Risorto effonda il dono pasquale della pace sulla martoriata Ucraina e incoraggi tutti gli attori coinvolti a proseguire gli sforzi volti a raggiungere una pace giusta e duratura.

In questo giorno di festa pensiamo al Caucaso Meridionale e preghiamo affinché si giunga presto alla firma e all’attuazione di un definitivo Accordo di pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian, che conduca alla tanto desiderata riconciliazione nella Regione.

La luce della Pasqua ispiri propositi di concordia nei Balcani occidentali e sostenga gli attori politici nell’adoperarsi per evitare l’acuirsi di tensioni e crisi, come pure i partner della Regione nel respingere comportamenti pericolosi e destabilizzanti.

Cristo Risorto, nostra speranza, conceda pace e conforto alle popolazioni africane vittime di violenze e conflitti, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e Sud Sudan, e sostenga quanti soffrono a causa delle tensioni nel Sahel, nel Corno d’Africa e nella Regione dei Grandi Laghi, come pure i cristiani che in molti luoghi non possono professare liberamente la loro fede.

Libertà di pensiero e di parola e rispetto delle opinioni altrui

Nessuna pace è possibile laddove non c’è libertà religiosa o dove non c’è libertà di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui.

Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo. La luce della Pasqua ci sprona ad abbattere le barriere che creano divisioni e sono gravide di conseguenze politiche ed economiche. Ci sprona a prenderci cura gli uni degli altri, ad accrescere la solidarietà reciproca, ad adoperarci per favorire lo sviluppo integrale di ogni persona umana.

In questo tempo non manchi il nostro aiuto al popolo birmano, già tormentato da anni di conflitto armato, che affronta con coraggio e pazienza le conseguenze del devastante terremoto a Sagaing, causa di morte per migliaia di persone e motivo di sofferenza per moltissimi sopravvissuti, tra cui orfani e anziani. Preghiamo per le vittime e per i loro cari e ringraziamo di cuore tutti i generosi volontari che svolgono le attività di soccorso. L’annuncio del cessate-il-fuoco da parte di vari attori nel Paese è un segno di speranza per tutto il Myanmar.

Non cedere alla logica della paura che chiude

Faccio appello a tutti quanti nel mondo hanno responsabilità politiche a non cedere alla logica della paura che chiude, ma a usare le risorse a disposizione per aiutare i bisognosi, combattere la fame e favorire iniziative che promuovano lo sviluppo. Sono queste le “armi” della pace: quelle che costruiscono il futuro, invece di seminare morte!

Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano. Davanti alla crudeltà di conflitti che coinvolgono civili inermi, attaccano scuole e ospedali e operatori umanitari, non possiamo permetterci di dimenticare che non vengono colpiti bersagli, ma persone con un’anima e una dignità.

E in quest’anno giubilare, la Pasqua sia anche l’occasione propizia per liberare i prigionieri di guerra e quelli politici!

Cari fratelli e sorelle,

nella Pasqua del Signore, la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello, ma il Signore ora vive per sempre (cfr Sequenza pasquale) e ci infonde la certezza che anche noi siamo chiamati a partecipare alla vita che non conosce tramonto, in cui non si udranno più fragori di armi ed echi di morte. Affidiamoci a Lui che solo può far nuove tutte le cose (cfr Ap 21,5)! Buona Pasqua a tutti!

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.