Cosa vuol dire migrazione. Un libro di Valerio Calzolaio

La parola “migrazioni” fa venire in mente, ovviamente, drammi recenti. Ma l’Homo sapiens (e così gli Ominidi prima di lui) è sempre stato un grande migratore e ventinove milioni di Italiani sono emigrati dal nostro Paese in cerca di una vita migliore, in Europa o in altri continenti. A fine 2018 il “Global Compact for migration” ha sancito per la prima volta gli umani un accordo sul reciproco migrare. Da qui prende le mosse un interessante libro di Valerio Calzolaio.

di Ugo Leone

Uno come me che è nato a Napoli, nel Mezzogiorno cioè, e che queste terre le ha un po’ studiate, quando legge la parola Migrazioni pensa subito ai 29 milioni di suoi concittadini, soprattutto meridionali, che dall’Unità d’Italia agli anni Settanta del Novecento se ne sono andati a ri-popolare le Americhe Nord e Sud e l’Europa al di qua e al di là delle Alpi. Gli viene in mente Me ne voglio i’all’America/ca sta’luntano assaie e E nce ne costa lacreme ‘st’America/A nuje, napulitane/Pe’ nuje ca ce chiagnimmo ‘o cielo ‘e Napule,/Comm’è amaro ‘stu ppane!
Ma anche la più settentrionale, emiliana, Mamma mia, dammi cento lire/che in America voglio andar.
Insomma, fa pensare a quanti nella recente storia d’Italia sono partiti per terre assai lontane e non si può non assimilarne le sorti a quanti provano a venire in Italia dall’Africa e dal vicino Oriente. Ma migrazioni non è solo questo. È il molto altro che si può leggere nell’affascinante libro di Valerio Calzolaio, “Migrazioni”, cronologicamente il quarto nella collana “La parola alle parole” edita a Napoli da Paolo Trautteur (Doppiavoce) preceduto da “Ambiente” (Ugo Leone), “Errore” (Pietro Greco), “Giustizia” (Mario Salomone).

Modalità, cronologia, luoghi e persone dei flussi migratori

Dicevo che la parola “migrazioni” o, meglio, quello che significa, è anche quanto ha caratterizzato molti decenni della storia d’Italia, specialmente meridionale. Ma soprattutto, per il modo con cui Calzolaio ne affronta e tratta significati e contenuti, consente di riflettere a lungo sul fatto che non è solo questo: nelle modalità e nella cronologia; dal dove al dove; dal chi e dal quando.
Calzolaio comincia dalla fine cronologica dell’argomento ricordando che finalmente «A fine 2018 per la prima volta gli umani hanno trovato un accordo sul reciproco migrare, sul trasferimento in luoghi abitati (anche) da altri». Ed è la prima volta «nella storia diplomatica delle società che ogni Stato (da sempre luogo di emigrazioni e immigrazioni) si accorda con ogni altro Stato (da sempre luogo di immigrazioni ed emigrazioni) e l’intera umanità giunge a un consenso formale su un fenomeno storicamente e geograficamente asimmetrico e complicato».
È, questo, il “Global Compact for migration” in vigore dopo che, il 19 dicembre 2018, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ne ha assunto il testo negoziato per due anni. Perché? Perché, osserva Calzolaio, «Rispetto al migrare non si può fare a meno di reciprocità, altrimenti ci sono e ci saranno ancor più insicurezza, conflitti, deportazioni, schiavitù, guerre». Non a caso, probabilmente prevedendo che cosa sarebbe successo nei mesi successivi, il governo italiano, dopo avere partecipato ai negoziati, si è sottratto al voto.

La speranza di poter migrare in pace

Ma le migrazioni non sono un fenomeno tutto sommato recente cresciuto col passare dei decenni e con l’incancrenirsi delle differenze socioeconomiche tra Nord e Sud. La Terra nei suoi circa quattro miliardi e mezzo di anni è stata ambiente di “migrazioni” di piante, animali, esseri inanimati. E proprio perciò, ci ricorda Calzolaio, «Da sei milioni di anni gruppi di ominidi e umani hanno migrato in conseguenza del migrare di altre specie, per fuggire da loro o seguirle, per cacciarle o raccoglierle».
Da due milioni e mezzo di anni circa è stato soprattutto il genere Homo a manifestare in modo evidente la sua propensione a muoversi fosse anche solo, ma non solo, per curiosità. Nessuno glielo ha impedito. Nessuno ha eretto muri, stabilito confini non oltrepassabili o ha mandato militari e Guardia di Finanza per fermarli. Tanto meno li ha bloccati quando, armi e bagagli, si sono mossi per andare a “civilizzare” popoli lontani colonizzandoli con la scusa di importare nei loro paesi civiltà, democrazia e, talora, la fede religiosa più “giusta” (Dio lo vuole).
Migrazioni, dunque, è una parola, che nell’ottantina di pagine di questo agile tascabile (ma una volta uscito dalla tasca ce lo rimetti solo dopo averne finito la lettura) fa riflettere. E, pur nella varietà delle interpretazioni induce a farlo in modo specifico nei giorni della vicenda Sea Watch e in quanti l’hanno analogamente preceduta e seguita. Anche per questo opportunamente Calzolaio finisce dove aveva cominciato: il “Global Compact for migration” riassumendo e sintetizzando i contenuti dei suoi 23 punti. Con l’auspicio di un accordo globale per muoversi sicuri sul pianeta e con un’esortazione: “Migrate in pace!”

Quanti volessero provare a metterselo in tasca per leggerselo con la calma e l’attenzione che merita, nella non trascurabile eventualità che non lo trovasse, può chiederlo facilmente a:
www.doppiavoce.it o scrivendo a dv@doppiavoce.it.

La recensione al libro di Valerio Calzolaio è uscita anche su https://ilbolive.unipd.it/

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UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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