India, cimitero dei rifiuti elettronici
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I rifiuti elettronici (RAEE) consistono in qualunque apparecchiatura elettrica o elettronica di cui il possessore intenda disfarsi in quanto guasta, inutilizzata, o obsoleta e dunque destinata all’abbandono. Ricadono in questo insieme di rifiuti: computer, grandi e piccoli elettrodomestici, condizionatori, apparecchiature di illuminazione, distributori automatici, dispositivi medici, per lo sport o il tempo libero. I principali problemi relativi a questa tipologia di rifiuti derivano dalla presenza di sostanze considerate tossiche per l’ambiente, nonché dalla non biodegradabilità dei materiali di cui tali apparecchi sono costituiti. I RAEE devono essere destinati al recupero differenziato dei materiali di cui sono composti, quali rame, ferro, acciaio, alluminio, vetro, oro, argento.
A partire dal 18 giugno 2010, i distributori (rivenditori e commercianti) di apparecchiature elettriche ed elettroniche hanno l’obbligo di ritirare gratuitamente i RAEE domestici in ragione di uno contro uno, a condizione che sia di tipo equivalente e abbia svolto le stesse funzioni del nuovo apparecchio.
Rifiuti elettronici o e-waste
Uno studio di Assocham-KPMG ha rilevato che il 70% dei rifiuti elettronici proviene da apparecchi dell’informatica, il 12% da dispositivi per le telecomunicazione, l’8% da apparecchiature elettriche e il 7% da attrezzature mediche, computer, televisori, videoregistratori, impianti stereo, fotocopiatrici, tastiere, smartphone o monitor obsoleti e fax. Si tratta di e-waste comuni, il cui riciclaggio si sta dimostrando una grande sfida per le autorità e per l’ambiente del subcontinente indiano, dove non solo si producono circa 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno, ma viene importata una quantità considerevole di spazzatura elettronica proveniente da altri Paesi più ‘sviluppati’.
Di conseguenza, l’India è oggi il quinto maggior produttore di rifiuti elettronici al mondo, al primo troviamo gli Stati Uniti.
In India, Cina e Ghana, gli scarti del mondo digitalizzato diventano una fonte di guadagno. Una raccolta “differenziata”, illegale e pericolosa, un business sotterraneo che solo in India impiega oltre mezzo milione di persone. La rotta degli e-waste consumati in Europa o negli Stati Uniti li porta come destinazione finale a Delhi, Bangalore e Moradabad, dove donne, uomini e bambini cercano di trarre guadagno dai metalli estratti. In condizioni disumane. Il 97% dei rifiuti altamente tossici e inquinanti viene riciclato da lavoratori non qualificati. È la denuncia del think-tank indiano Centre for science and environment (Cse).
La tratta dei rifiuti elettronici
Ogni anno vengono importati illegalmente in India da Europa e Stati Uniti 50mila tonnellate di rifiuti elettronici, o e-waste, nonostante il divieto di esportazione di rifiuti pericolosi sancito dalla convenzione di Basilea nel 1992, ratificata da 184 Paesi (ma non dagli Stati Uniti).
Circa il 90 per cento dei rifiuti elettronici prodotti al mondo, per un valore di 19 miliardi di dollari, è riciclato illegalmente. Le stime globali parlano di 56 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, un’enorme quantità di rifiuti contenenti vari tipi metalli, preziosi e non, che se riciclati correttamente si tradurrebbero in enormi guadagni.
Il costo di smaltimento in Europa è di 35 euro per chilogrammo mentre in India è di 2 euro. I lavoratori guadagnano 150 rupie al giorno (circa 2 euro) per 8-9 ore di lavoro.
New Delhi è la capitale del riciclo informale di spazzatura elettronica nel subcontinente con uno share del 70 per cento sul totale nazionale. Si stima siano 35mila le persone coinvolte nel business illegale di rifiuti elettronici solo nella capitale.
Intanto i fiumi dell’India sono ridotti a fogne in cui vengono sversati i prodotti chimici usati per estrarre i metalli. Da un rapporto dell’ente ministeriale Central Pollution Control Board (Cpcb) è emerso che piombo, mercurio, cromo, cadmio e bario inquinano le acque e il suolo nell’area circostante. I casi di bronchite, asma, tumori e problemi respiratori sono in forte aumento a causa dei fumi tossici emessi nei processi di riciclo dell’e-waste.
La legislazione europea
Intanto, dall’altro lato del mondo, la legislazione in materia di rifiuti è stata introdotta nell’ordinamento europeo con la direttiva quadro 75/442/CEE, modificata in seguito dalle direttive 91/156/CEE e 91/689/CEE, sui rifiuti pericolosi. Inoltre il Consiglio europeo ha adottato la Direttiva 2006/12/CE relativa ai rifiuti. Mentre la gestione dei rifiuti in Italia è stata introdotta in modo organico e puntuale dal D.lgs 5 febbraio 1997 n.22 (“Decreto Ronchi”), poi abrogata dal Parte IV del decreto legislativo del 3 aprile 2006 n.152 “Norme in materia Ambientale”. Da tale decreto sono scaturiti un elevato numero di decreti attuativi e di regolamenti.
Tali norme hanno introdotto un insieme di principi generali e di procedure di controllo che mirano a garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute umana che possono essere sintetizzati in:
- principio di precauzione che prescrive un’azione preventiva dei danni causati all’ambiente,
- requisito di prevenzione ovvero che la gestione dei rifiuti non deve avere ripercussioni sulla salute umana e sull’ambiente,
- strumenti di “Command and control” cioè il regolamento sulle spedizioni dei rifiuti,
- strumenti Economico-fiscali quali tasse e sussidi, con lo scopo di spingere verso innovazioni tecnologiche non impattanti,
- strumenti volontari che consentono alle imprese di introdurre un’efficiente gestione ambientale, capace di prevenire, ridurre e, se possibile, persino eliminare l’inquinamento.
Com’è possibile conciliare questa premura nella legislazione continentale con flussi di rifiuti (elettronici e non) che vengono spediti in quelle zone del mondo di cui non ci preoccupiamo neanche dell’esistenza?
(Fonte: ‘’Nei cimiteri elettronici dell’India, hub mondiale degli scarti digitali ‘’di Maria Tavernini)
Leggi anche la rubrica: Giornata della Terra 2025 e poi?
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- Elena Bonino
- Bonino Elena, insegnante di Discipline Sanitarie presso la scuola secondaria di secondo grado, Laurea in Farmacia, Master di primo livello in ‘’Metodologie dell’insegnamento e didattica multimediale per l’apprendimento attivo’’, Corso di Perfezionamento Post lauream in:- ‘’Educazione e insegnamento multiculturale: elementi di didattica’’ e in: -‘’Bisogni Educativi Speciali: Metodologie Didattiche per la gestione di Disturbi Evolutivi Specifici’’. Corso di Specializzazione Biennale Post lauream in: -‘’Teoria e metodologia della valutazione e della programmazione scolastica: elementi di didattica’’. Co-autrice dei libri: -‘’Il nonno racconta: favole di Natale ed altre storie’’,- ‘’Raccolta di poesie e racconti’’, -’’Il Viaggio di Istruzione in Italia-Pedagogia, Didattica e Esperienza’’. E’ anche autrice del libro:’’Natale e l’amore’’.
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