Sì, ora! Dal Club di Roma un invito alla mobilitazione per creare una nuova storia

Scienziati ed economisti convenuti dai cinque continenti nella capitale il 17 e 18 ottobre per i 50 anni del Club di Roma, per mostrare a che punto è arrivato l’Antropocene e cercare nuove strade. L’invito è a mobilitarsi (“Ora!) in tutto il mondo, perché il tempo è scarso. Le minacce infatti sono gravi, ma le soluzioni sono numerose, già messe in pratica in vari casi. Invocato un “nuovo Illuminismo”, non più quello etnocentrico del XVIII secolo, ma fondato sul senso dei limiti del Pianeta, nel solco dell’insegnamento di Aurelio Peccei e del primo celebre rapporto sui limiti della crescita, e dell’appartenenza alla Terra, nostra casa comune. E su un nuovo protagonismo femminile.

Mario Salomone

A cinquant’anni ci sentiamo giovani, commenterà Nora Bateson (figlia di Gregory), e quindi in fondo anche il Club di Roma può ritenersi giovane e appena all’inizio del viaggio. Più che a una (doverosa e ricca di particolari poco conosciuti o inediti) rievocazione della storia passata e a un’autocelebrazione, è infatti sembrato assistere a una nuova nascita. Il Davide del pensiero critico contro il Golia del potere finanziario internazionale si è ritrovato a convegno il 17 e 18 ottobre per una due giorni in terra vaticana (l’Institutum Patristicum Augustinianum), complice anche l’impulso dato alla coscienza ambientale da papa Francesco e dalla sua enciclica “Laudato si’” (più volte citati).
Con il benvenuto della sindaca Virginia Raggi e l’apprezzato contributo di due esponenti lato Cinque stelle del governo giallo-verde (il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il viceministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Lorenzo Fioramonti, mancato ministro dell’economia) arrivati dall’altra parte del Tevere, i lavori, tra relazioni e tavole rotonde. hanno poi accumulato una notevole mole di dati, di immagini, di parole “calde”, di provocazioni, anche in risposta a un pubblico attento e partecipe.
Il programma della conferenza della conferenza, del resto, parla da sé e della impossibilità di sintetizzarlo in poche righe. La via migliore è dunque di guardare le riprese video sulla pagina Facebook o di andare sul sito di un evento che non ha certo mancato di entusiasmo e “compassione”, perché da sola e senza emozioni e sentimenti la razionalità non basta a salvare l’umanità da un futuro in cui i danni sociali che si abbattono sugli esseri umani (violenza, conflitti, disuguaglianza) saranno ben più gravi di quelli ecologici che colpiscono tutti gli esseri viventi e non viventi.

Le donne al centro

La non ritualità della conferenza è testimoniata da un dibattito “vero” e vivace (e certo da uno maggiore dietro le quinte): tra speranza nella capacità di autorigenerazione della parte migliore del sistema economico e ombra cupa del potere finanziario transnazionale, tra uso di concetti nati nella cultura europea, imposta al mondo da denaro e cannoni (come ad esempio lo stesso termine “Illuminismo”, la cui necessità in forma nuova è invocata dal Club di Roma), e inviti a considerare concetti “orientali” come lo Ying e lo Yang, tra paura del disastroso impatto che avrà la crescita delle potenze asiatiche (Cina e India in primis) e presa di coscienza dell’iniqua e predatrice origine dei privilegi occidentali.
La conferenza era all’insegna del rapporto curato per il cinquantenario dai due co-presidenti uscenti: “Come On!” (“forza!”, “andiamo”) che è un energico invito all’azione e ha fatto fa traccia agli interventi.
Azione cui molti sono per fortuna pronti. Cinquant’anni fa Aurelio Peccei non era stato capito dai cervelloni convocati a Roma all’Accademia dei Lincei (fu, confessò, un fiasco colossale) e dovette portare i più illuminati a casa sua, dove nacque, appunto, il “think thank” che ha oggi la sua sede mondiale in Svizzera e sezioni in 34 paesi. Questa volta la folla dei membri del Club di Roma e dei partecipanti ha colto bene il messaggio, che voci femminili si sono prese l’onere di rilanciare: a presiedere e coordinare le sessioni, infatti, sono state due donne, Sandrine Dixon-Declève e Nora Bateson, e i due co-presidenti uscenti hanno passato il testimone a due co-presidenti donne: la stessa Sandrine e la sudafricana Mamphela Ramphele (cofondatrice insieme a Steve Biko del Black Consciousness Movement).
La Natura (come ha ricordato la giapponese Tomoyo Nonaka, di Gaia Initiative) ha distribuito equamente i sessi tra maschi e femmine, il mondo degli affari ha lasciato alle donne solo un piccolo spazio, ma in un mondo ben equilibrato i due sessi (e i due principi raffigurati nel simbolo dell’intreccio tra Ying e Yang) devono avere pari ruolo e dignità, con un baricentro che è nella zona di intersezione dei due campi.
L’ambiente, insomma, si riprende la scena e l’orizzonte si tinge di rosa.

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