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Zanotelli: Lettera ai giovani della tribù bianca. “Bisogna ripartire da voi per guarire un mondo che noi abbiamo fatto ammalare”

| Carola Speranza

Tempo di lettura: 4 minuti

Zanotelli: Lettera ai giovani della tribù bianca. “Bisogna ripartire da voi per guarire un mondo che noi abbiamo fatto ammalare”

Il missionario combioniano Alex Zanotelli, con il suo ultimo libro, Lettera alla tribù bianca getta la luce sul sistema di disuguaglianze sociali e ambientali che la nostra tribù ha creato e ci chiede di cambiare rotta per arrivare ad un’unica umanità plurale. Con un appello ai giovani.

Alex Zanotelli, ospite dell’evento di inaugurazione della diciottesima edizione di Torino Spiritualità, ha raccontato di aver scritto Lettera alla tribù bianca (Feltrinelli, 2022) a penna. Lo ha infatti pensato come una lunga e confidenziale lettera, scritta per la comunità bianca, con una particolare attenzione rivolta verso i giovani. La sua prospettiva è cambiata. Dopo aver vissuto, prima in Sudan, poi in mezzo ai baraccati di Korogocho, slum nella periferia di Nairobi, ha deciso di tornare in Italia. Ha compreso, infatti, che la vera missione da portare avanti debba essere affrontata in mezzo alle persone artefici e complici del sistema di ingiustizie e disuguaglianze che aveva esperito e vissuto, per 12 anni in missione, tra i baraccati in Kenya. Così, è tornato tra coloro che hanno veramente bisogno di una conversione: la tribù bianca.

Per toccare il cuore e la mente della tribù bianca, in obbedienza ai baraccati di Korogocho che mi hanno rispedito in Italia a convertirla.

Quando il grido dei più poveri si unisce al grido della Terra

Non è un caso che il libro sia dedicato “Ai miei maestri, i baraccati di Korogocho”. Come non è un caso che il primo capitolo parta proprio da “Il mondo degli ultimi”.

Foto di Carola Speranza durante la sua missione a Korogocho. Sullo sfondo, la discarica di Dandora che costeggia la baraccopoli di Korogocho.

Zanotelli ripercorre le sue esperienze nel continente africano, ci fa calare, come è lui stesso ad affermare, nel mondo degli inferi: le sue prime esperienze in Sudan, l’arrivo a Nairobi e la conseguente decisione di vivere insieme ai baraccati di uno degli slum più poveri del continente, vicino alla discarica di Dandora. In quello che potrebbe essere definito il mondo degli scarti, per eccellenza, impara, invece, la vita vera.

Dio c’è, sta nell’inferno degli ultimi però.

L’aspetto più interessante del libro è dato dal fatto che possa essere considerato un vero e proprio manifesto di giustizia sociale e ambientale. Alle immagini più sentimentali e alle diverse narrazioni dei ricordi legati alla sua vita in Africa, si aggiungono dati e ricerche, che permettono di comprendere a fondo la denuncia che trapela tra le righe.

Secondo l’OXFAM, l’1% della popolazione, pari a 63 mln di persone, ha emesso in atmosfera il doppio dell’anidride carbonica rispetto alla metà più impoverita della popolazione povera.

Il punto centrale della denuncia resta l’incredibile disparità economica, dovuta ad un accentramento delle ricchezze, in mano a coloro che sono stati, e sono attualmente, la causa di ogni tipo di ingiustizia: da quella sociale a quella ambientale.

Un libro pieno di dati per poter cambiare rotta, insieme

Il vero peccato del mondo è dovuto al dato, secondo cui circa il 10% della popolazione detenga il 90% delle ricchezze. Il punto centrale di ogni suo discorso è un’invettiva contro un’economia omicida.

È un’economia che uccide e riduce 4 mld di persone a vivere con circa 2 euro al giorno. 1 mld deve tirare la cinghia, secondo la FAO, che ci dice che ammazziamo circa, per fame, dai 20 ai 30 mln di persone. Poche persone hanno tutto: è un problema del sistema. I 62 uomini più ricchi della Terra hanno l’equivalente di circa 3mld 600 mln di persone.

Sono tante informazioni, insieme, che si aggiungono a quelle secondo cui una persona su tre, nel mondo, non abbia accesso all’acqua potabile, o quella secondo cui, quel 10% che detiene il 90% dei beni, butta via ogni anno 2600mld di tonnellate di cibo buono.

Annalisa Camilli dialoga con Alex Zanotelli e Lilian Thuram. Foto di Belen Sivori, per Torino Spiritualità.

La scelta di elencare, punto per punto, durante la sua testimonianza all’evento torinese, alcune disuguaglianze mondiali, vuole sottolineare un unico elemento: l’artefice è sempre lo stesso. La causa di tutte le ingiustizie è la tribù bianca ed ora tocca lei riparare il danno provocato. Per poterlo fare, bisogna conoscerlo: questo libro è un buon inizio.

 La giustizia riparativa come soluzione

I comportamenti sociali producono istituzioni, che producono, a loro volta, i comportamenti sociali.

Con queste parole, Zanotelli ci invita a prendere posizione, a fare “politica della carità” fin da subito. Riprendendo le parole di papa Francesco, l’autore chiede un’umanità plurale, in cui gli individui decidano di essere parte costitutiva di una società di fratelli. Soltanto con la collaborazione si potrà ambire alla giusta rivoluzione culturale, come affermato dal papa in Fratelli Tutti 

Una società umana e fraterna, in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé…

Zanotelli ci invita ad assumerci le nostre responsabilità, a far parte di quei comportamenti sociali che formeranno le istituzioni, in grado di portare avanti quel processo di giustizia riparativa, che forzerà la tribù bianca a riconoscere “L’Altro” come più ricco in quanto diverso.

L’appello finale è per i giovani

Voi non siete il futuro del mondo (…) siete l’unico presente che abbiamo per salvare Homo Sapiens, insieme alla Terra.

L’invito è quello all’azione: non stare in casa, non farsi piegare dal sistema ma affrontarlo per il bene comune. L’invito è quello di avere un Sogno, e lo sottolinea con la S maiuscola, ricordando le parole del missionario Ezechiele Ramin, che chiedeva di vivere “un Sogno di tutta vita”. L’attivismo preserva in sé l’idea di azione, di attività. Non rimanere indifferenti in un mondo che sappiamo essere iniquo, iniziare ad avere il coraggio di indignarsi, di ripensare e di reinventare un mondo ereditato per un singolo e non per una comunità. Questa è la vera missione. Per quanto difficile, padre Zanotelli è convinto che noi giovani possiamo farcela, e ce lo urla nella conclusione della sua lettera.

Ora tocca a te, giovane, umanizzare l’uomo!

Bibliografia

A. Zanotelli, Lettera alla tribù bianca, Feltrinelli, 2022.

A. Zanotelli, Korogocho. Alla scuola dei poveri, Feltrinelli, 2003.

Papa Francesco, Fratelli tutti, 2020: https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html

Scrive per noi

Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.